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L’annuncio della sindaca su Facebook. “Merito dei cittadini e del nuovo modello di gestione”

(Fonte: la Repubblica) – "Nella prima settimana la nuova raccolta 'porta a porta' avviata all'Axa, un quartiere nel X municipio nella periferia sud di Roma, ha ottenuto numeri incoraggianti: la differenziata ha toccato il 93%. Merito soprattutto dei cittadini e del nuovo modello di gestione dei rifiuti. I primi risultati concreti stanno finalmente arrivando e ci fanno capire che siamo sulla buona strada. Quando riusciremo ad estendere questo sistema a tutta la città, il cambiamento sarà completo". Lo scrive su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

"Dopo la sperimentazione più che positiva che abbiamo avviato nel quartiere ebraico, dove la raccolta differenziata ha raggiunto l'85% e le strade sono tornate pulite, la raccolta 'porta a porta' nel X municipio rappresenta un ulteriore tassello del nostro piano. Presto partirà anche in altri quartieri dei municipi VI e X ma stiamo per intervenire anche a san lorenzo e trastevere che diranno addio ai cassonetti per strada. Anche in queste zone arriva il sistema con sacchetti intelligenti dotati di etichetta rfid (si tratta di microchip che permettono il riconoscimento dell'utente e quindi – quando andrà a regime – consentirà di far pagare di meno a chi differenzia di più). Passo dopo passo prende forma il piano per rendere roma pulita, all'avanguardia e rispettosa dell'ambiente", conclude Raggi.

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Stadio Roma, Parnasi intercettato: «Tempi troppo lunghi. Ci ho messo 26 milioni e rischiamo che Pallotta va via»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Luca Parnasi si sfogava con i suoi collaboratori il 4 marzo del 2017. Il costruttore lamenta il fatto che il progetto dello Stadio della Roma segna una battuta d'arresto a causa della Valutazione di impatto ambientale negativa: «Questi sono tutti figli di puttana alla fine! e pensano al loro culo politico, non pensano a Roma, non frega un cazzo nessuno, questa è la verità: di Roma non gliene frega un cazzo nessuno». Parnasi conclude: «dobbiamo dire noi come si fanno le cose non farcelo dire». Parnasi è su tutte le furie. Nelle carte allegate all'ordinanza si legge che « Parnasi si lamenta del fatto che i tempi sono troppo lunghi». «Ci ho messo 26 milioni e mi rode il culo e così rischiamo che Pallotta va via – dice intercettato – noi dobbiamo dire a Comune e Regione cosa devono fare…, cercando di comprimere il più possibile i tempi». «Dobbiamo dire noi come si fanno le cose non farcele dire da Lanzalone…persone che non hanno mai fatto una convenzione a Roma o Civita che fa il politico sulla pelle nostra», continua nel suo sfogo intercettato Parnasi. «Definiamo i tempi noi e gli diciamo si deve fare così perchè sennò siamo morti … dobbiamo invertire la marcia, quello che è successo ieri è grave… per questo mi sono mangiato Luca Bergamo (il vicesindaco di Roma, ndr) e dobbiamo dire: signori si fa così ma il tono deve essere fermo e irremovibile».

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Giunta Lazio, ok a prima legge su rider

(Fonte: www.ansa.it)

La giunta regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge a tutela dei rider e dei lavoratori che operano tramite piattaforme digitali. Si tratta, spiega una nota della Regione, del "primo testo di legge in Italia che intende garantire maggiori diritti ai lavoratori della Gig Economy. In particolare, la proposta di legge garantisce la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore, quella assistenziale e previdenziale, promuovendo lo sviluppo responsabile dell'economia digitale". I contenuti del provvedimento saranno illustrati domani dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e dall'assessore a Lavoro e nuovi diritti, Claudio Di Berardino.

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Caudo: “Chiederemo all’Arpa, all’Ama, e al Comune spiegazioni sul TMB di Via Salaria”

Redazione – Giovanni Caudo, in procinto di presentarsi al ballottaggio previsto per domenica 24 giugno nel III Municipio, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Capitale. Il candidato Presidente sfiderà Francesco Maria Bova, che è invece espressione della Lega e guiderà la coalizione di centrosinistra.

Intervistato da Paolo Cento, Giovanni Caudo si esprime su molti temi: dallo stadio della Roma alle discariche a cielo aperto, dalla campagna elettorale al governo inclusivo e aperto al dialogo. In merito alla vicenda dello stadio, Caudo afferma di aver sempre sostenuto un progetto assai diverso: “La riduzione delle cubature della prima versione del progetto ha portato ad una crescita evidente del vantaggio dei privati, calcolato in milioni di euro. Io scrissi una lettera in proposito – continua Caudo – e misi in evidenza questo punto”. Il leader della coalizione di centrosinistra, si esprime con durezza sulla vicenda: “Non si possono approvare progetti che creano difficoltà alla città. Il ponte di Traiano è il problema cruciale del progetto: in Assemblea Capitolina, ci venne detto che il ponte non era necessario, ma le intercettazioni smentiscono questo in maniera inequivocabile, rendendo chiaro che le strade non potrebbero assorbire i flussi di traffico”.

Per quanto riguarda le elezioni, Caudo mette in luce l’attività politica svolta, che definisce “bellissima e con temi che entrano direttamente nella vita delle persone”. Tra i punti chiave dell’attività politica in questione ci sono sicuramente la difesa dell’ambiente e la lotta alle discariche a cielo aperto, presenti sul territorio e su cui Caudo ha intenzione di intervenire chiedendo spiegazioni all’Arpa, all’Ama e al Comune. "Non è giusto – afferma infatti – che gli abitanti di Serpentara di Villa Spada debbano respirare l’aria proveniente dalla discarica.

Al ballottaggio Giovanni caudo affronterà Francesco Maria Bova, candidato espresso dalla Lega e leader della coalizione di centrodestra. La grande incognita sarà cosa farà fanno il MVS. In giornata, un ascoltatore aveva fatto intendere che una parte dei pentastellati potrebbe sostenere il candidato della Lega. In merito a questo punto, Caudo non appare molto interessato: “Noi siamo interessati ai temi non ai politicismi. Parliamo del verde, di assistenza sociale, di aria pulita e governeremo in spirito di democrazia affinchè la vita persone possa essere migliore. La nostra – conclude Caudo – è una coalizione plurale, conquistata con le primarie e aperta al dialogo con il mondo civico”.

Ecco l'intervista…

 

 

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Stadio, Caudo a Radio Roma Capitale: si doveva dire sì o no, in mezzo c’era l’inferno

Giovanni Caudo, ex assessore all'Urbanistica del Comune di Roma e candidato alla presidenza del III Municipio al ballottaggio di domenica 24 giugno, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Roma Capitale.

In merito allo stadio a Tor di Valle, Caudo ha dichiarato: "Come abbiamo avuto modo di dire fin dall'inizio si doveva dire sì o no, mentre in mezzo, citando il Vangelo, c'è l'inferno. E l'inferno è stato".

"Il privato – ha aggiunto l'ex assessore – ha avuto un evidente vantaggio con la riduzione delle cubature. Avevo scritto una lettera pubblica al presidente dell'Assemblea capitolina De Vito in occasione della nuova delibera in cui misi in evidenza quello che stava succedendo".

"Il punto centrale – ha concluso Caudo – è il Ponte di Traiano: non si possono approvare progetti che creano caos".

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Campidoglio: nostro obiettivo contrastare il randagismo

Esprimiamo la nostra vicinanza ed auguriamo una pronta guarigione alla signora e al cucciolo che ieri sono stati aggrediti da cani di grossa taglia all’interno del parco di Villa Pamphilj. 
Stiamo verificando le segnalazioni pervenute, dalle quali emerge che probabilmente si tratta di cani già visti all’interno della villa, sfuggiti al controllo della proprietaria, e non di cani randagi.
Contrastare efficacemente il randagismo è un nostro obiettivo. Recentemente abbiamo pubblicato due bandi di gara del valore complessivo di 340.000 euro finalizzati alla prevenzione del fenomeno attraverso la sterilizzazione e il contrasto del randagismo di ritorno (abbandono) attraverso azioni integrate.
Un primo bando destina 150.000 euro alle sterilizzazioni, alle chippature e al censimento, mentre il secondo, da 190.000 euro, riguarda i grandi interventi chirurgici. I servizi medico-veterinari verranno affidati per 36 mesi a veterinari e strutture operanti nel territorio romano.
L’assessora alla Sostenibilità ambientale Pinuccia Montanari ha sottolineato che è fondamentale garantire l’incolumità dei cittadini nel rispetto degli ecosistemi e di tutte le specie viventi. La sterile polemica ed i falsi allarmismi rischiano di produrre reazioni di zoofobia ed intolleranza proprio nei confronti degli animali.

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Inchiesta stadio della Roma, Raggi lascia la procura senza fare dichiarazioni

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Giuseppe Scarpa)La sindaca Virginia Raggi è stata di nuovo convocata in procura come persona informata sui fatti – quindi non come indagata – sull'inchiesta sullo Stadio della Roma. I magistrati che l'hanno ascoltata per 45 minuti avevano acquisito nuovi elementi che hanno richiesto un chiarimento da parte della prima cittadina. Raggi non ha rilasciato dichiarazioni. L'inquilina del Campidoglio era già stata sentita venerdì a piazzale Clodio, come il dg della Roma Mauro Baldissoni e il direttore generale del Comune Franco Giampaoletti. Il colloquio con il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin è terminato intorno alle 19. Giovedì Virginia Raggi sarà di nuovo in tribunale per l'inizio del processo per falso per la promozione di Renato Marra, fratello dell'ex braccio destro della sindaca Raffaele, dai vigili urbani alla direzione Turismo.

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Capitale ostaggio dei rom, “Salvini aiuto, pensaci tu”

(Fonte: Il Tempo, di Valentina Conti) – Seicento insediamenti nomadi abusivi, più di 4.000 persone outlaw: una bomba pronta a scoppiare fra le mani della città. L’avanzata dei rom al comando di Roma è da allarme rosso. A fine 2013 Il Tempo ne documentò 127 in totale, cifra contenuta in un dossier riservato della polizia municipale. Oggi il dato si è quasi triplicato. Con situazioni segnalate che rischiano di degenerare. A nulla sono serviti gli appelli, rimasti inascoltati, dei residenti scesi perfino in strada più e più volte a manifestare contro la convivenza obbligata con l’illegalità. Dallo smaltimento a rischio dei rifiuti allo spaccio di droga, al degrado dilagante delle discariche a cielo aperto passando per le lotte fra clan delle varie comunità. La mappa choc attraversa tutti i Municipi, tratteggiando un fenomeno dai contorni sfuggenti dal centro alla periferia, complicato da identificare nei dettagli.

Partiamo col dire che accanto alle baraccopoli formali, nella Capitale esistono i campi rom cosiddetti tollerati. Un termine utilizzato, senza dubbio, in modo improprio. Sono 11, tutti perlopiù insediamenti storici, a metà tra i campi regolari e i micro insediamenti che pullulano praticamente in ogni dove. Aree progressivamente private dei servizi essenziali e, in alcuni casi, di utenze elettriche e idriche. Ci vivono quasi 950 persone nel complesso. Un centinaio delle quali, di nazionalità bosniaca, rumena e serba, è ospite in via del Foro Italico, III Municipio. A seguire, Salviati 1 e 2 in IV Municipio, che conta 429 persone tra bosniaci e serbi, secondo gli ultimi dati a disposizione, via Spellanzon e via Grisolia. Ancora, l’insediamento di Arco di Travertino in VII, quello di più piccole dimensioni di via Schiavonetti. In VIII Municipio c’è l’area dell’ex Fiera di Roma di via dell’Arcadia interamente invasa, come via delle Sette Chiese, dove dimora una mini comunità di sinti. In X c’è via Ortolani, in XIII (ancora) Monachina, abitato da 115 persone di diversa nazionalità. A loro si aggiungono i micro insediamenti (veri) sparsi sul territorio, alcuni bonificati e riapparsi, da Ponte Testaccio a Ponte della Scienza a via Mondragone fino a via Sebastiano Vinci. Per l’ultimo Rapporto della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, sono circa 300. Ma il dato è in continua evoluzione. Ci abitano oltre 1.600 persone…

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Arresti stadio della Roma, cronaca di un dietrofront dal no al sì con la regia di Lanzalone Mr Wolf

(Fonte: La Repubblica, di Mauro Favale) – "Io il parere lo chiedo ma poi a quel punto, qualsiasi sia la risposta, ci si adegua. Siete d'accordo?". "Sì", risposero quasi in coro i consiglieri M5S riuniti nella sala delle Bandiere alla domanda della sindaca. Peccato che quel parere richiesto da Virginia Raggi all'Avvocatura capitolina sia praticamente sparito, rimasto nei cassetti da 14 mesi, dal febbraio 2017 quando, tra il 22 e il 25, matura la clamorosa svolta in casa M5S: lo stadio che il Movimento non voleva fare (il 22 è Beppe Grillo a dire "no a Tor di Valle, magari altrove") diventa la bandiera da sventolare dopo lo stop alle Olimpiadi. Sono giornate convulse, estenuanti, con la sindaca che finisce addirittura in ospedale, al San Filippo Neri, a causa di forti dolori addominali.

"Non è una vita facile", dirà il marito Andrea Severini in quelle ore. Perché quel sì all'impianto, grazie all'accordo raggiunto con la Roma e la Eurnova di Luca Parnasi che prevede il taglio drastico delle cubature (via le tre torri di Liebeskind) e delle opere pubbliche, non è facile da far digerire a una maggioranza spaccata al suo interno e tenuta all'oscuro su diversi passaggi. A gestirli, da qualche settimana, dopo la bufera seguita all'arresto di Raffaele Marra, sono arrivati in Campidoglio Adriano Bonafede e Riccardo Fraccaro, allora deputati e oggi ministri, il primo della Giustizia, il secondo dei Rapporti col Parlamento col compito di "stabilizzatori" della situazione.

A inizio febbraio, invece, compare anche Luca Lanzalone, il "facilitatore", il "problem solver", il "mister Wolf" della questione stadio. "Dovete fidarvi – dice Grillo ai consiglieri durante una riunione in quei giorni, come riportò allora il Fatto quotidiano – una trattativa così delicata non possono gestirla in 29, sarebbe folle. Valuteranno altri, voi comunque voterete la decisione finale". Tra le cose da valutare, c'è anche quel parere che Virginia Raggi (su pressione di Cristina Grancio, la consigliera "dissidente" che un anno dopo, nel 2018, verrà espulsa dal M5S) chiede all'Avvocatura capitolina: è possibile dire no allo Stadio a Tor di Valle senza che sul Campidoglio e sui consiglieri piovano ricorsi milionari da parte della Roma e di Parnasi?

Ufficialmente la risposta non si saprà mai, perché, a sorpresa, la prima cittadina decide di secretare i risultati di quella richiesta che, dalla mattina alla sera, diventa imbarazzante. In quei giorni di 14 mesi fa, però, il contenuto di quel parere che, forse, avrebbe cambiato l'atteggiamento della maggioranza trapela: sì, la delibera di pubblica utilità approvata dalla giunta Marino nel 2014 può essere annullata.

Ma, appunto, quel documento resterà nel cassetto al contrario di un altro, preparato dal gruppo M5S alla Regione Lazio e controfirmato da un "vate" dei 5 Stelle, quel Ferdinando Imposimato, già presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione, che l'M5S candidò alla presidenza della Repubblica nel 2015. Quel parere è ancora più pesante di quello dell'Avvocatura perché sulla delibera per lo Stadio a Tor di Valle avanza profili di incostituzionalità. Dell'atto se ne parla in una riunione di maggioranza in Campidoglio, presente proprio Lanzalone che, raccontano oggi i presenti, avverte: "Non possiamo prenderlo in considerazione, altrimenti lo stadio non si potrà fare". Un suggerimento perentorio arrivato da un uomo che godeva, evidentemente, della fiducia dei vertici del Comune e del M5S. Un contributo decisivo alla svolta che matura a fine febbraio quando arriva il sì definitivo al progetto: da "no allo stadio" si passa a "uno stadio fatto bene". Un boomerang, alla luce dell'inchiesta che fa tremare il Campidoglio.

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Stadio della Roma, ora il progetto rischia un ritardo record: un anno

(Fonte: Corriere della Sera, di Andrea Arzilli) – Progetto stadio sospeso per (almeno) un anno. Il caos scatenato dagli arresti ha come contrappeso la «stasi» tecnica del progetto. Il primo passo sarà la nomina del curatore giudiziario che, dopo l’arresto di Luca Parnasi, si dovrà occupare di gestire Eurnova, operazione che necessita di tempo. E in parallelo partirà il controllo del Campidoglio sulla correttezza di tutti gli atti amministrativi prodotti sul dossier, molti dei quali si sa già adesso che sono da riformulare. In particolar modo andranno rivisti tutti i pareri, soprattutto quello sul sistema della viabilità (c’è ancora da risolvere il rebus sul ponte di Traiano), firmati da soggetti finiti nell’inchiesta della procura: quelli (tanti) siglati da Daniele Leoni, funzionario del Comune spesso presente al tavolo della Conferenza dei servizi, e pure il vincolo rimosso (rientra in ballo?) da Francesco Prosperetti, soprintendente capitolino. Il tutto in un contesto completamente ribaltato rispetto a due giorni fa: adesso i consiglieri in Campidoglio hanno perso l’entusiasmo celebrato dall’hashtag #unostadiofattobene e sono divisi tra chi frena in attesa del totale riesame del dossier e chi non vuole proprio più saperne di votare un atto così rischioso.

Tutto questo allunga i tempi di almeno un anno, già al dipartimento Urbanistica gira la consapevolezza che l’eventuale nuova variante arriverà in Aula non prima del 2019, il che significa primo mattone dello stadio non prima della prossima estate. Ieri il presidente della Roma, James Pallotta, dopo il vertice a Trigoria con il dg del club, Mauro Baldissoni, ha confermato la “convinzione che non ci sia nessun motivo per bloccare l’iter dello stadio”. La realtà, però potrebbe essere ben diversa. Sempre che, visti i tempi allungati, Pallotta confermi il suo interesse a proseguire con l’opera. È la proiezione sul progetto della bufera politica. «Lanzalone è una persona che ci aveva aiutato a salvare l’azienda dei rifiuti di Livorno, poi era stato brillante nella gestione dello sblocco della questione Stadio. Il problema è che poi quando abbiamo deciso di premiare il merito per la sua preparazione gli abbiamo affidato la presidenza della più grande municipalizzata di Roma». Così Luigi Di Maio il giorno dopo lo scoppio del caso tangenti su Luca Lanzalone, il superconsulente arrivato a dicembre 2016 in Campidoglio su indicazione dei vertici M5S (Grillo, Casaleggio e i due tutor Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro) per risolvere la grana stadio e poi, una volta strappato l’accordo «politico» con i proponenti (la Roma e Eurnova di Luca Parnasi), ricompensato da Raggi con la presidenza di Acea, multiutility comunale quotata in borsa (con titolo in calo, -1,45%, dopo il caos).

Ieri Lanzalone ha rinunciato al «premio», così come l’ha definito da Di Maio, rassegnando le dimissioni da Acea in risposta alla richiesta dei leader M5S o, più pragmaticamente, per avere più chance di revoca della misura cautelare. Resta il giallo sui legami con l’amministrazione Raggi precedenti all’investitura a presidente: la consulenza risolutiva sullo Stadio della Roma non era stata formalizzata da atti pubblici, ma solo con una «scrittura privata», disse Raggi in Aula in risposta ad una interrogazione del Pd. Di quel documento, però, al momento non c’è traccia alcuna. E aumentano le polemiche per il «premio» a Lanzalone, con il Pd che evoca l’intervento della Consob.