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Regionali, polemiche nel Pd per il doppio incarico di Di Biase: ma non è la sola

(Fonte: www.romatoday.it)

Ha fatto discutere la decisione di Michela Di Biaseneo eletta consigliera regionale, di mantenere anche lo scranno in Aula Giulio Cesare. Un doppio incarico di fronte al quale ha optato per le sole dimissioni dal ruolo di capogruppo del Pd in Assemblea capitolina. Di Biase, con 14 mila e 39 preferenze, è la seconda candidata più votata dopo nella lista dem alla regione.

La motivazione della decisione l'ha spiegata con un post su Facebook: "Ricordo a chi strumentalizza il mio essere membro dell’Assemblea Capitolina e del Consiglio Regionale che le due cariche sono pienamente compatibili e non comportano la doppia indennità economica, come da legge dello Stato. Non fidatevi di chi non si informa a dovere o vuole utilizzare me per colpire altrove. Ho dimostrato tante volte ormai la bontà del mio percorso personale e sorrido di fronte a chi annaspa nel voler raccontare il contrario". 

Le polemiche, però, sono spuntate all'interno del suo stesso partito: "AAA cercasi consiglieri comunali part time per opposizione a tempo perso" ha scritto Giammarco Palmieri, esponente del Pd capitolino ed ex presidente del V Municipio riferendosi con molta probabilità a Roberto Giachetti e Michela Di Biase, entrambi consiglieri capitolini ed eletti lo scorso 4 marzo, il primo alla Camera dei deputati, e nel Consiglio regionale del Lazio, la seconda. "Quando si milita in un partito se ne rispettano le regole e gli statuti" ha aggiunto l'ex minisindaco del IV municipio Emiliano Sciascia. 

Attacca su Facebook anche Marco Simoni, consigliere economico di Paolo Gentiloni: "Direi che il lavoro per assicurarsi che la (bella) vittoria di Zingaretti sia proprio l’ultima-ultima è ben cominciato". Tra i commenti anche quello del renziano Luciano Nobili: "Pensi davvero che faremo un’opposizione più incisiva senza il candidato sindaco e senza la più votata dai romani in consiglio comunale? Io no. E sopratutto di fronte ad una crisi così profonda della nostra comunità politica, ti sembra questo il problema da porre?".

In realtà Di Biase e Giachetti non sono gli unici in Consiglio comunale a tenersi stretta la doppia poltrona. A fargli compagnia c'è Stefano Fassina, deputato di Liberi e uguali e consigliere di Sinistra per Roma; Giorgia Meloni consigliera capitolina di Fratelli d'Italia che potrebbe aspirare anche ad un ruolo da ministro qualora si formasse un governo di centrodestra. E ancora. E' stato eletto in regione anche Fabrizio Ghera, attuale capogruppo capitolino.

Polemizza il Movimento cinque stelle: "A Roma è boom di doppie poltrone. Nessuna smentita da parte dei collezionisti di incarichi. Michela Di Biase ha già annunciato che non lascerà l'Aula Giulio Cesare. Giachetti, Fassina e Meloni hanno confermato il loro seggio in Parlamento. Perché lasciare il consiglio comunale?" scrive su Facebook il capogruppo Paolo Ferrara. "Non lo avevano fatto nemmeno prima. L'anno scorso, tra luglio e dicembre, la Meloni è stata in Aula cinque volte, gli altri un po' di più ma sono in molti nelle opposizioni a presenziare giusto il tempo necessario per fare presenza. La città va avanti grazie alla maggioranza M5s che per fortuna non ha bisogno dei loro numeri né va a caccia di altri incarichi. Da una parte il MoVimento compatto e coerente dall'altra poltrone vuote causa impegni alla Pisana o in Parlamento (forse)".

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Nicola Zingaretti sul Pd: “Mi auguro che sia un congresso di idee”

Il Presidente della Regione Lazio ha lasciato delle dichiarazioni riguardanti il suo partito. Egli ha aperto le porte ad una sua possibile candidatura come leader del Partito Democratico, dicendosi disponibile a partecipare alle primarie. Ecco le sue parole: «Io mi auguro che ci sia un congresso delle idee e non un referendum tra persone, il mio contributo è nella richiesta ora di affrontare i temi della ricostruzione di un progetto per l'Italia. A volte le nostre regole interne hanno messo in evidenza i nomi e non il dibattito e il confronto. La prima cosa di cui abbiamo bisogno come comunità dem è darci delle regole che riaccendano il confronto e la rigenerazione». Il Presidente ha inoltre aperto ad una possibilità di dialogo con il Movimento Cinque Stelle per quanto riguarda la gestione della Regione:«vedrò la sindaca Raggi, bisogna collaborare per il bene di Roma».

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Sergio Pirozzi a Nicola Zingaretti: “Se ci sarà convergenza lo sarà punto su punto”

Chiuso il capitolo elezioni regionali, il sindaco di Amatrice ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito. Il candidato alla Presidenza Regionale ha così commentato la conferma del Presidente Nicola Zingaretti e l'eventuale dialogo da instaurare con quest'ultimo: «Penso che quelli relativi ai numeri della maggioranza in consiglio regionale siano problemi dell'attuale presidente (Nicola Zingaretti, ndr).Chiaramente tra noi non potrà mai esserci una convergenza a 360 gradi, ma valuteremo punto su punto, andremo a vedere quale sarà il suo programma». Il sindaco del comune reatino ha aperto solo parzialmente ad accordi con il leader del centrosinistra. Ha poi aggiunto sulla sua esperienza politica: «Ma davvero pensate che abbia fatto tutto questo, subendo quello che sto subendo, per fare l'assessore regionale? – ha proseguito Pirozzi – io credo che la gente mi conosca, e questo si è visto anche dai risultati straordinari che abbiamo ottenuto senza un partito e senza nessuno dietro. Sono sempre rimasto coerente. Se avessi avuto questo tipo di obiettivi personali oggi sarei sicuramente altrove, in Parlamento magari, e in più non mi sarei fatto nemici, vivendo molto più tranquillamente, ma non avrei avuto rispetto per la mia gente e la mia storia. Con Zingaretti andremo a vedere se, ad esempio, ci sarà attenzione per le problematiche legate al terremoto per la defiscalizzazione di 15 aree nel Lazio, per il sostegno agli over 50, per una sanità diversa con i direttori generali, non più nominati dal presidente ma da organismi esterni. Insomma, per tutti quei temi che erano nel nostro programma elettorale che è stato votato da più di 152 mila persone nella nostra Regione. Se ci sarà convergenza lo sarà punto su punto, sui temi».
 

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Berdini: “Raggi? La speranza di cambiamento è durata due mesi”

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ylenia Sina) Alle spalle una lunga vita di studi e analisi urbanistiche sulla città pubblica. Nel passato più recente un posto nella giunta Raggi come assessore all'Urbanistica, durato meno di otto mesi, fino al via libera a Cinque Stelle allo stadio della Roma. Romatoday ha intervistato Paolo Berdini che ha raccontato la sua esperienza in un recente libro, Roma, polvere di stelle. La speranza fallita e le idee per uscire dal declino (Edizioni Alegre). 

Alle regionali Roma non ha premiato Roberta Lombardi. Questo risultato la stupisce? 

No. In giunta lo dicevo sempre: o lanci qualche segnale di cambiamento nel primo anno e mezzo oppure è finita. Poi iniziano le polemiche, è normale, è questa la dialettica. La città si è accorta che c'è un'incompetenza, una inesperienza, un'arroganza, un insieme di fattori che stanno portando la città alla paralisi. Questa mancanza di coraggio è stata avvertita anche dai romani. 

Sono parole forti…

Il 31 agosto del 2016, quando in giunta si decise il taglio della testa di Raineri e Minenna (Carla Raineri, ex capo di Gabinetto del Comune, e Marcello Minenna, il primo assessore al Bilancio della giunta Raggi, ndr), dissi che avrebbero pagato questa scelta. Non si compie un gesto così a due mesi dalle elezioni. È come un terremoto, prima dell'assestamento passa un sacco di tempo, il tempo più prezioso. Ho fatto da Cassandra.  

Nel libro il 31 agosto viene descritto come una data cruciale, il momento in cui è finita l'esperienza che avrebbe potuto portare al cambiamento. Perché?

Erano stati coraggiosi nella scelta degli assessori. Se posso avanzare un parallelo, come Luigi Di Maio quando ha presentato 15 ministri non di stretta osservanza grillina. È un segnale per il paese perché tu ti fidi di gente, più o meno brava, sulla base della sua esperienza. Roma aveva gradito questa scelta. Eravamo stati individuati tutti per competenza. A distanza di due mesi questo esperimento è stato chiuso per sempre. Sarei voluto andare via in quel momento, poi grazie ad un ragionamento più complessivo ho pensato che se avessi dovuto rompere sarebbe dovuto essere nel merito. E così è stato. 

Cosa ha dato fastidio dell'operato di Minenna?

La nomina a capo dell'Ama di Alessandro Solidoro. Marcello Minenna era un indipendente e spesso non concordava con nessuno. Non per nulla poi hanno messo tutti i loro uomini nei centri del potere. Evidentemente era nel loro dna l'occupazione del potere. Non volevano liberare Roma. E questo la città lo coglie. 

Sembra un film già visto…

Pensiamo a Rettighieri (Marco Rettighieri, ex direttore generale di Atac, ndr), una persona stimata a livello internazionale. Uno così non si cambia. E invece lo cacciano additandolo come 'il vecchio'. E poi mettono una figura che è presidente, amministratore delegato e commissario insieme. Pensano di prendere delle scorciatoie? Questa è una città che non beve più niente perché le ha viste tutte. 

Nel libro lei scrive di aver visto almeno 6 sindaci 'vicari' oltre a Virginia Raggi. Cita Raffaele Marra, Luigi Di Maio, la Casaleggio Associati, Pieremilio Sammarco, Beppe Grillo, Luca Lanzalone. Al di là dei singoli nomi, che tipo di potere è entrato nell'amministrazione romana con i Cinque Stelle?

Lo studio di avvocati Sammarco è uno dei più importanti di Roma. Conosce molto bene la struttura del potere della città. Le chat acquisite dalla magistratura dicono che fu lui ad imporre di mandare via la Raineri. Chi l'ha autorizzato? Evidentemente alcuni poteri capiscono che una giunta debole può essere guidata e ci riescono. Sono quei poteri che stanno intorno a chi guadagna in città. 

Chi guadagna in città?

Utilizzo un esempio. Gli affitti per l'emergenza abitativa hanno fatto diventare straricchi alcuni gruppi. Ci sarà qualche circolo del tennis che li fa conoscere? Queste persone hanno preso in mano l'amministrazione Raggi. Poi arriva l'avvocato Luca Lanzalone. 

Cosa rappresenta Luca Lanzalone? 

È un avvocato dalla carriera importante. Quando arriva a Roma per la prima volta non conosce nessuno, alla prima riunione se ne va dalla città la sera stessa. 15 giorni dopo diventa presidente di Acea. Persona degnissima. Ma dopo aver risolto la questione dello Stadio della Roma e aver provocato le mie dimissioni viene premiato. Questo la dice lunga sulla struttura del potere nell'era Cinque Stelle. Mentre nel caso precedente parlavamo di interessi romani, lui rappresenta un più vasto sistema bancario che ha ritenuto che fosse il momento di portare a casa una carica come la presidenza di Acea. 

La sua vita da assessore è stata influenzata da questi poteri?

Assolutamente. Sono stato scavalcato. In numerose interviste e in due giunte di fuoco avevo denunciato il ruolo di Marra (Raffaele Marra, ex capo del Personale e braccio destro di Virginia Raggi, ndr). Il giorno del suo arresto penso che sia finito per sempre un brutto momento. E invece sono io a pagare. Arriva Lanzalone e in 15 giorni chiude i giochi sullo stadio. Roma ha sperato che con Raggi ci fosse discontinuità e invece questa è l'eterna continuità del potere romano. 

La gestione degli uffici nei dipartimenti è sempre un nodo centrale per un assessorato. Anche nella quotidianità si percepiva questo depotenziamento?

No, fino all'arrivo di Lanzalone ho lavorato con tranquillità e in assoluta stima reciproca con gli uffici dove lavora gente meravigliosa.

Nemmeno Marra?

Marra non ha nominato alcun consulente per il mio assessorato. Ma questo non ha cambiato niente. Il vero ostacolo l'ho incontrato dopo il suo arresto. Sapevano che non avrei mai raggiunto una mediazione sullo stadio. Mi hanno sorpassato consapevolmente per mettermi nelle condizioni di togliere il disturbo. 

Oltre l'episodio delle sue dimissioni, cosa rappresenta per Roma aver dato il via libera ad un'opera come quella? 

Ero contrario allo stadio ancora prima di diventare assessore. Ma quando ho letto le carte il mio sguardo è diventato ancora più critico. Un esempio: 7 milioni di euro di spesa per le pompe idrovore a carico della cittadinanza. E in cambio io ti concedo cubature. Tutto questo votato in consiglio comunale. Avevo chiesto agli operatori di prendere in considerazione un altro luogo ma la proposta non è stata accettata perché è lì che avrebbero guadagnato con la plusvalenza. 

Quindi non era contro la costruzione dello stadio. Ma contro la sua realizzazione a Tor di Valle?

Quello è un posto sbagliato. Un imprenditore serio avrebbe trovato il modo di guadagnare anche altrove, non sono un talebano. Ma non hanno accettato e questo la dice lunga sulla classe dirigente romana. 

Lo stadio si le Olimpiadi no. Si è dato una spiegazione?

Non riesco a trovare una ragione. La sindaca aveva in mano una carta importante. Era una sfida che si può vincere o perdere ma poteva essere utile alla città per effettuare lavori di manutenzione e per realizzare 5 linee di tram. E il progetto poteva ancora essere discusso. Poi arriva il post sul blog di Beppe Grillo che dice di no alle Olimpiadi del mattone e Berdini viene accusato di essere il cavallo di Troia di questa operazione. In questo modo offendono anche la dignità delle persone, ho una vita coerente a riguardo e non cambio perché sono assessore. 

In quel caso, secondo lei, hanno agito per slogan?

Credo di si. In giunta si era aperto un dialogo in merito, poi è arrivato il post di Grillo. Erano dubbiosi perché in campagna elettorale si erano spesi contro le Olimpiadi, ma avevano fatto la stessa cosa anche sullo stadio. Inoltre nel programma si parlava di referendum. Ma non è mai stato indetto. Hanno avuto paura della democrazia. 

Il suo libro è il primo che inserisce l'amministrazione Raggi nella storia di Roma. Per risalire alla 'costruzione dell'illegalità' ha deciso di ripartire dalla Società generale immobiliare. Che momento rappresenta l'amministrazione Raggi per la capitale?

Questo è un elemento che porteremo con noi per molto tempo. Individuo due cesure. La prima: sono 30 anni che non si costruiscono alloggi popolari. Il bisogno di case non viene soddisfatto ed è da qui che nascono le occupazioni. Una sofferenza che affatica questa città e che va superata. L'altro fatto culturalmente gravissimo riguarda l'idea che tutto il patrimonio pubblico debba essere messo a reddito. A quel punto tu chiudi la società romana. Cosa vuol dire 'legalità' in una città che non ha più un luogo sociale? In una città che non riconosce il diritto ad una casa? Nel libro ho individuato 19 grandi progetti fermi. Questa non è illegalità e uno spazio sociale che vende birra si? Questa è mancanza di cultura urbana. Purtroppo la porta a tutto questo è stata aperta dall'amministrazione di centrosinistra. 
 
Provo a riassumere. I cittadini entrano a palazzo Senatorio e si chiude definitivamente la cultura della città pubblica?

Assolutamente. Vogliamo parlare degli sgomberi al Baobab? Quello è l'unico posto dove possono dormire, nelle tende, ma che fastidio danno? A Berlino hanno accolto un milione di siriani e a Roma non si trova una soluzione per qualche centinaio di persone. Perché non si usano le caserme? Capisco che è difficile ma l'importante è iniziare. 

Ha un rimpianto da assessore?

Forse quello di non essere riuscito ad entrare in sintonia con il pezzo di città con cui avevo costruito il pensiero urbanistico su Roma. Non ho avuto interlocuzioni, né da parte del movimento per la casa, che anzi mi ha punito con quattro occupazioni anche se la delega non era nelle mie mani, né con quella parte di società romana. Forse non ho mandato messaggi ma quella era un'occasione per ragionare su quale potesse essere il punto di equilibrio. Sono stati mesi di solitudine, in giunta ma anche dalla società romana non ho ricevuto molto aiuto. 

Secondo lei qual è stata l'occasione mancata per l'amministrazione Raggi e per l'intera città?

Il Movimento cinque stelle ha nel suo dna la democrazia civica e la partecipazione. Accidenti. Quando andavo in Campidoglio per partecipare alla giunta era un bunker impenetrabile. Per esempio di fronte al possibile sgombero degli alloggi in un piano di zona a Castelverde avevo proposto un consiglio comunale aperto da tenersi proprio in quel quartiere. Un modo per dare un segnale importante. Non è mai stato fatto, forse per insicurezza. Credo che sia questo il fallimento più grande: non aver tenuto fede al fatto principale della democrazia. 
 

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Torri dell’Eur, il TAR del Lazio rigetta il ricorso di Alfiere

"Una sentenza che conferma la battaglia che sin dall’inizio abbiamo intrapreso nei confronti di una questione tanto complessa quanto poco lineare". Lo ha dichiarato la sindaca di Roma Virginia Raggi commentando il rigetto del ricorso della società Alfiere da parte del TAR del Lazio riguardante le Torri dell'Eur.

L'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Luca Montuori ha invece dichiarato: "Si tratta di un atto importante perché ci permette di riaffermare un concetto che è alla base della visione urbanistica di questa Amministrazione, ovvero che la trasformazione urbana non può e non deve mai essere utilizzata come strumento di contesa tra soggetti ma tornare ad essere uno sguardo sul territorio e alle sue reali necessità".

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Coia: “Meloni come Colomban, ha chiesto di lasciare la giunta”. L’assessore smentisce

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ylenia Sina) La notizia, nell'aria da tempo, si è fatta sempre più insistente nelle ultime ore. Virginia Raggi sta lavorando ad un nuovo cambio in giunta. A saltare l'assessore al Commercio, Adriano Meloni, la cui posizione è apparsa sempre più in bilico dopo lo scontro con il consigliere pentastellato Adrea Coia sul bando per la Befana a piazza Navona, ribattezzato dallo stesso Meloni 'Coidicine'. Il diretto interessato, contattato da Romatoday, smentisce categoricamente: "È un gossip che gira da mesi, non lo commento. Mantengo il mio impegno per la città e continuo a lavorare". Coia, presidente della commissione Commercio, ha però precisato: "L'assessore Meloni starà con noi fino a che ci vorrà stare. La decisione di andarsene è una sua prerogativa. È stato l'assessore ad aver fatto presente che vorrebbe assumere altri impegni, come accadde con Colomban". Poi specifica: "Non c'è nulla di confermato e una data certa non c'è". Le divergenze con l'assessore? "L'iportante è lavorare in squadra e raggiungere un buon risultato" ha concluso Coia. Sul tavolo, in queste settimane, ci sono diversi provvedimenti che riguardano proprio il lavoro dell'assessorato di Meloni. La delibera sul rilancio dei farmer's market è pronta e dovrebbe arrivare in Aula Giulio Cesare entro la prossima settimana. Il provvedimento sui market nel centro storico invece non è ancora passato dall'analisi della commissione Commercio presieduta da Coia ma presto dovrebbe arrivare a compimento. L'ora della verità, dopo mesi di rumors, per Meloni potrebbe quindi essere rimandata ancora qualche giorno, almeno fino a quando non verranno portati a casa due provvedimenti importanti come questi per l'amministrazione di Virginia Raggi. È già pronto il nome di un possibile sostituto: il manager Leonardo Costanzo, suo capo staff. "Effetto Raggi" o "debacle Lombardi", a seconda di come si interpretano i risultati elettorali, sarebbe questa una delle mosse che ha in serbo la sindaca Virginia Raggi per lanciare un segnale dopo il 4 marzo. E presto dovrebbe arrivare anche un cambio ai vertici dei dipartimenti. 
 

 

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Regionali Lazio, il sito del Comune in tilt: dopo 3 giorni niente risultati

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
(di Simone Canettieri) Non è la Liberia, né la Cecenia. Ma il Comune di Roma dove a 48 ore dall'inizio dello spoglio non sono stati ancora inseriti i risultati delle preferenze  delle elezioni regionali. Perché? Colpa, dicono in Campidoglio, del nuovo portale dell'amministrazione della Capitale d'Italia che non è in grado di aggiornare in tempo reale i risultati: il personale non sarebbe stato formato prima di usare il nuovo sistema informatico. E così in Lombardia hanno finito da un pezzo, in tutta Italia idem. A Roma no, ancora non si conoscono i voti dei candidati alla Pisana. Mentre scriviamo mancano ancora 200 sezioni all'appello finale. Ecco come entrare nella Terza Repubblica, passando prima dall'Età della pietra. 

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Regione Lazio, Zingaretti senza maggioranza e Pirozzi apre il giro di avance

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Mauro Favale e Giovanna Vitale) – Ha vinto ma non ha la maggioranza piena. Nicola Zingaretti parte in quarta, disegna la road map per i suoi (secondi) 100 giorni, pensa alla composizione della giunta ma, intanto, è costretto a fare i conti con un'anatra zoppa. I numeri del nuovo consiglio, infatti, fotografano una maggioranza di centrosinistra che è, in realtà, minoranza: 24 consiglieri per il centrosinistra ( 25, se si considera anche il presidente eletto) e 26 per le opposizioni suddivise tra centrodestra, M5S e lista Pirozzi.

"Il mio atteggiamento è sempre stato e continuerà ad essere di grande apertura e disponibilità all'ascolto" , spiega Zingaretti. La prossima settimana vedrà Stefano Parisi, il candidato del centrodestra ( che per adesso non lascia il suo seggio al comune di Milano) arrivato dietro di lui di quasi 2 punti. " Ci confronteremo " , sottolinea il governatore. Nessun contatto, invece, con Roberta Lombardi che il giorno dopo la sconfitta scompare dai radar. Nulla lascia pensare che possa essere l'M5S a fare "da stampella" alla maggioranza.

Gli occhi, dunque, sono puntati su Sergio Pirozzi. Il sindaco di Amatrice entra alla Pisana forte del 5% sfiorato domenica che ha, tra le altre cose, affondato le speranze di rimonta di Parisi. "Parisi non è stato votato dai partiti che lo sostenevano. Se l'avessero votato, avrebbe vinto". "Ora vediamo – aggiunge – chi darà più filo da torcere al Presidente: se il "potente" candidato con cui dovrà scendere a patti per governare, visto che non ha la maggioranza in Consiglio, o se un modesto ma libero "piccolo sindaco" ". Su un possibile coinvolgimento di Pirozzi in maggioranza, Zingaretti nicchia: "Non ho idea di quale sarà la composizione dell'amministrazione regionale per gli incarichi", afferma. 

Intanto pensa alla sua giunta che dovrebbe vedere la riconferma di diversi assessori "tecnici" e una sola "regola": nessun consigliere entrerà a far parte della sua squadra. Il nodo, al momento, è la vicepresidenza, reclamata sia dalla lista civica ( coordinata da Massimiliano Smeriglio, già numero due del governatore nella passata consiliatura) sia da LeU. C'è, inoltre, la corsa a puntare la bandierina della forza più "determinante" per la vittoria. Lo fa, appunto, LeU ( "Siamo stati decisivi", dice Paolo Cento, responsabile enti locali di Sinistra italiana), ma anche + Europa ("Siamo orgogliosi di aver contribuito in maniera determinante all'elezione di Zingaretti", ricorda il radicale e neo consigliere regionale Alessandro Capriccioli).

A proposito del nuovo consiglio, invece, dopo il 2013 è di nuovo Daniele Leodori, Pd, "mister preferenze" con 16.250 voti, seguito da Mauro Buschini ( Pd eletto a Frosinone) con 16.046 e da Adriano Palozzi, Fi, con oltre 12.000 voti. Alla Pisana da Roma entrano o tornano per il Pd Massimiliano Valeriani, Michela Di Biase ( già capogruppo dem in Campidoglio), Marta Leonori, Eugenio Patané, Rodolfo Lena, Marco Vincenzi, Emiliano Minnucci e Marietta Tidei. In bilico Michele Civita. Dalla Civica arrivano Marta Bonafoni, Gianluca Quadrana e Gino De Paolis. Per LeU, invece, entra Daniele Ognibene. Per il Centro Solidale, Paolo Ciani. Per l'opposizione la novità sono i 4 seggi della Lega che approda in Consiglio con Daniele Giannini e Laura Corrotti. Ancora, per Fdi ci sono Fabrizio Ghera e Chiara Colosimo. Dei 10 M5S, invece, oltre agli uscenti, arriva alla Pisana Francesca De Vito, sorella del presidente dell'Aula Giulio Cesare, Marcello.

Sul resto, invece, sul possibile "salto" di Zingaretti verso la segreteria dem, è lo stesso governatore a stoppare le voci: "Nei prossimi 5 anni sarò presidente del Lazio: è per quello che i cittadini mi hanno eletto".

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Regionali Lazio, vince Zingaretti, Parisi secondo. Il governatore: “Rigenerare il centrosinistra”

(Fonte: www.repubblica.it)

Nicola Zingaretti vince e fa il bis, primo governatore nel Lazio ad essere rieletto. Alla guida di un'ampia coalizione che comprende anche LeU, Zingaretti ha superato il candidato del centrodestra Stefano Parisi. Terza la candidata cinquestelle Roberta Lombardi. Ad annunciare la vittoria al termine di una giornata lunghissima, iniziata alle 14 con l'avvio dello spoglio elettorale, è stato lo stesso Zingaretti, che intorno alle 22 si è presentato al suo Comitato elettorale, allestito nel Tempio di Adriano a Piazza di Pietra. "Si apre una nuova fase in cui la nostra alleanza del fare, così l'abbiamo chiamata, deve dare il suo contributo culturale per ricostruire e rigenerare il centrosinistra. È Il tempo della rigenerazione", ha detto.

Il presidente appena arrivato ha salutato i presenti alzando le braccia al cielo per salutare tutti tra i cori "Nicola, Nicola". "Scusate il ritardo. È stato opportuno attendere, osservare e ascoltare tutte le valutazioni delle case demoscopiche che si sono confrontate. La differenza elettorale tra il voto politico e quello delle regionali oscilla in forbice tra 250 e 300mila voti. Per la prima volta i cittadini del Lazio hanno confermato il loro presidente", ha detto. "È un risultato di straordinaria importanza perché avvenuto nello stesso giorno della più devastante sconfitta delle forze di sinistra nella storia della Repubblica. È un fatto democraticamente di grandissima rilevanza".

"Si apre una fase di servizio per ricostruire la speranza che è l'esatto opposto di odio, egoismo, ricerca di un capro espiatorio. Inizia una nuova fase nella quale questa bella alleanza del fare dovrà dare il suo contributo per rigenerare il centrosinistra".
 
Quando sono ancora da scrutinare poco più di cento sezioni sezioni Zingaretti è avanti con il 32,94% su Parisi che è al 31,13%. La cinquestelle Lombardi si attesta intorno al 26,93%, Sergio Pirozzi al 4,93%.

"Lazio. La sinistra di governo che vince anche quando è davvero difficile. Grazie Nicola Zingaretti", scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, commentando la vittoria del governatore uscente.

Parisi: "Auguri a Zingaretti perché non governi come in questi anni". "Ragazzi abbiamo perso". Dopo aver creduto fino all'ultimo in un testa a testa il candidato del centrodestra Parisi ha ammesso la sconfitta con i suoi e si è congratulato con il suo avversario. "Faccio gli auguri a Zingaretti perché governi bene, non come ha fatto in questi anni. La nostra Regione merita di più e deve essere governata in modo più dignitoso. Ci vedremo in consiglio dove saremo da sprone perché si cambi passo, perché non si può continuare come oggi", ha detto Parisi, "Zingaretti ora deve trovare sostegno in consiglio regionale ma non certo da parte nostra". "Se avessimo avuto un'ora per confrontarci con Zingaretti avremmo vinto noi. Lo dicono i numeri ed i fatti. Il centrodestra si è deciso troppo tardi ma avendo la metà del tempo di Zingaretti non ci sarebbe stata storia".

Cinquestelle, Lombardi: "Mai mollato, questa mia vittoria". La candidata cinquestelle, arrivata terza nella corsa alla Regione, intorno alle 20 ha annullato il suo punto stampa e ha affidato la sua analisi del voto a un post su Facebook. "Prima di tutto vorrei ringraziare chi mi ha sostenuto in questo percorso: il mio staff, gli attivisti, i candidati, la mia famiglia e soprattutto i miei bambini che, da domani, riavranno la loro mamma", ha scritto Lombardi. "Sapevamo che sarebbe stato difficile, il voto regionale – ha proseguito – è sempre una partita a sé e abbiamo raggiunto un risultato molto importante: abbiamo incrementato i consensi territoriali rispetto al 2013 e per questo possiamo ritenerci soddisfatti. Io ho dato il massimo, tutti abbiamo dato il massimo e lo ritengo un grande risultato". "Il MoVimento 5 Stelle oggi  – ha concluso – è il primo partito nel Lazio e in Italia, sono felicissima per il risultato raggiunto alle politiche: il nostro è un progetto comune. Siamo dei portavoce, dietro c'è un progetto grandissimo e continueremo a portarlo avanti sempre. Per quanto mi riguarda, c'è chi diceva che un vincitore è un sognatore che non ha mai mollato. E io per questo, oggi, sento di aver ottenuto la mia vittoria".

Pirozzi: "Risultato straordinario". "I dati non sono ancora definitivi ma penso che quello che abbiamo ottenuto oggi sia un risultato straordinario, senza partiti dietro, con una scarpa e uno scarpone, credo che questo basti a dare il senso di un risultato straordinario", ha commentato il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione. Pirozzi ha anche risposto a Parisi, che lo aveva accusato di aver mancato di senso di responsabilità. "Al signor Parisi, che ha detto che la mia candidatura ha decretato la sconfitta della coalizione di centrodestra, voglio ricordare che dai dati in mio possesso, anche se parziali, il suo voto è di 8 punti percentuali rispetto a quello delle liste lo sostengono. Il che vuol dire che la gente non lo ha voluto e non lo ha votato". Pirozzi ha anche escluso categoricamente qualsiasi alleanza all'interno del futuro consiglio regionale, anche nel caso in cui non dovesse costituirsi una maggioranza numericamente valida nel prossimo emiciclo.

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Regionali Lazio, exit poll Rai: Zingaretti in testa con il 30%-34% davanti a Parisi e Lombardi

 

Il governatore uscente Nicola Zingaretti sarebbe avanti nella corsa alla poltrona di presidente della Regione Lazio. Secondo il primo exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai, alle elezioni Regionali Zingaretti, candidato per la coalizione di centrosinistra, è in testa con il 30-34%, mentre il candidato del centrodestra Stefano Parisi è al 26-30%. Terza la candidata del Movimento cinquestelle, Roberta Lombardi, al 25-29%, mentre il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, sostenuto da una lista civica di area centrodestra, è al 2-4%.

L'AFFLUENZA
Alla chiusura dei seggi l'affluenza per le elezioni regionali – quando sono pervenuti 375 Comuni su 378 – è stata del 66,48%. E' quanto emerge dai dati del Viminale. Nel 2013 era stata del 71.91%.

I CANDIDATI
Lo spoglio per le Regionali, per le quali erano chiamati al voto 4,8 milioni di cittadini, inizierà lunedì alle 14 dopo il conteggio delle schede per le Politiche. I candidati presidenti sono in tutto nove: l'uscente Nicola Zingaretti per il centrosinistra, Stefano Parisi per il centrodestra, Roberta Lombardi per il M5s, Sergio Pirozzi per le liste "Sergio Pirozzi presidente" e "Lista Nathan". Gli altri sono Stefano Rosati con "Riconquistare l'Italia", Jean Leonard Touadi con Civica Popolare, Mauro Antonini con Casapound, Elisabetta Canitano con Potere al Popolo, Giovanni Paolo Azzaro con Democrazia Cristiana.

PARISI: RISULTATO GIA' STRAORDINARIO
 "Dai primi exit poll è un testa a testa tra me e Zingaretti e questo è già di per sé un risultato straordinario". È questo il primo commento agli exit poll del centrodestra alla Regione Lazio, Stefano Parisi. Parlando dal suo comitato elettorale nel centro di Roma, Parisi ha aggiunto: "La campagna elettorale è iniziata solo trenta giorni fa e soli venti giorni fa analisti importanti ci davano fuori partita. Adesso – ha chiarito – aspettiamo i risultati definitivi e le prime previsioni per capire meglio. Ma ora siamo vicini rispetto a quando sono partito con 25 punti di distanza. È un dato positivo".

CHI VINCE
L'elezione è diretta quindi con un solo turno: vincerà chi prenderà anche solo una preferenza in più. I consiglieri regionali saranno 50,  di cui 40 eletti col proporzionale e 10 con premio di maggioranza. Alla coalizione vincente andrà il 60% dei seggi.

IL VOTO DEI CANDIDATI
Il primo a recarsi alle urne domenica mattina è stato Nicola Zingaretti, attuale presidente della Regione. "Oggi è silenzio elettorale oggi parla il popolo" si è limitato a commentare il governatore, mentre lasciava il seggio di piazza Mazzini. "Il dato più notevole della giornatami sembra la fila di elettori, mai vista così lunga. Questo mi fa ben sperare", ha detto invece la candidata alla presidenza della Regione Lazio per il M5s, Roberta Lombardi, in fila ad un seggio elettorale di Talenti insieme alla famiglia. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice (Rieti) ha votato poco dopo le 15 al seggio 1 della sua città.