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L’almanacco romano: 24 giugno 1926, il Cantante Romolo Balzani vince il Festival della canzone di San Giovanni con “Barcarolo romano”

24 giugno 1926 il Cantante ROMOLO BALZANI vince il Festival della canzone di San Giovanni con "BARCAROLO ROMANO".

Figlio di Achille, cavallaro e poi vetturino di idee mazziniane, e di Maria Francisi, trasteverina, Romolo nacque alle 2:30 del lunedì 4 aprile 1892 al terzo piano del civico n° 8 di Via dei Chiodaroli, nel rione S. Eustachio (lo stesso di Giuseppe Gioacchino Belli), a pochi passi da Campo de' fiori.

Nel giro di due anni la numerosa famiglia Balzani si trasferì a Trastevere in via Montefiore, nei pressi del viale e a fianco dell'attuale cinema Reale. Romolo (come la maggior parte dei suoi fratelli) non avrebbe frequentato le scuole, e avrebbe imparato a leggere e a scrivere solo da soldato durante la prima guerra mondiale.

Nelle sue canzoni ha incarnato la romanità negli aspetti più genuini. Fu artista estremamente poliedrico: attore, arrangiatore, cantante, ebbe un grandissimo successo tra i contemporanei. Riempì nei quarant'anni di carriera i teatri della capitale e quelli di tutta Italia.

Celeberrime furono le collaborazioni con i maggiori artisti romani quali Aldo Fabrizi autore di vari testi delle sue canzoni, tra cui la celebre Notte napoletana e Ettore Petrolini che era aduso concludere i suoi spettacoli cantando la splendida L'eco der core.

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L’almanacco romano: 23 giugno 79, muore Vespasiano

23 giugno 79 Muore TITO FLAVIO VESPASIANO, meglio conosciuto come VESPASIANO

Fondatore della dinastia flavia, fu il quarto a salire al trono nel 69 (l'anno dei quattro imperatori) ponendo fine a un periodo d'instabilità seguito alla morte di Nerone.

Chiese l'esazione delle imposte non pagate sotto Galba, introducendone poi di nuove e ancora più gravose; aumentò i tributi delle province, anche raddoppiandoli in alcuni casi; ebbe nel complesso un occhio attento sulle finanze pubbliche. Sembra infatti che la sua sia stata, in realtà, una illuminata economia, che, nello stato disordinato delle finanze di Roma, era una necessità assoluta a causa dell'immensa povertà in cui versava sia il fiscus sia l'aerarium.

Un celebre aneddoto riferisce che egli mise una tassa sugli orinatoi (gabinetti pubblici, che da allora vengono chiamati anche vespasiani). Rimproverato dal figlio Tito, che riteneva la cosa sconveniente, gli mise sotto il naso il primo danaro ricavato, chiedendogli se l'odore gli dava fastidio («Pecunia non olet» ovvero «il denaro non ha odore», quale che ne sia la provenienza); e dopo che questi gli rispose di no, aggiunse «eppure proviene dall'orina».

Attraverso l'esempio della sua semplicità di vita, mise alla gogna il lusso e la stravaganza dei nobili romani e iniziò sotto molti aspetti un marcato miglioramento del tono generale della società.

Fu capace di scherzare anche nei suoi ultimi momenti di vita, quando esclamò: «Purtroppo temo che mi stia trasformando in un Dio». Ad aggravare la malattia sembra sia stata un'indigestione, per aver bevuto una quantità eccessiva di acqua gelata. Egli continuava, però, a compiere i suoi doveri di imperatore, ricevendo anche le legazioni mentre stava a letto. Sentendosi, infine, morire per un improvviso attacco di diarrea, esclamò: «Un imperatore deve morire in piedi». E mentre tentava di alzarsi, spirò tra le braccia di chi lo stava aiutando, il 23 giugno del 79, all'età di sessantanove anni, un mese e sei giorni.

Morì nella sua villa presso le terme di Cotilia, nell'attuale provincia di Rieti, dove ogni anno era solito trascorrere l'estate. Verrà divinizzato, in seguito, dal figlio Tito.

(* immagine di Egisto Sani)

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L’almanacco romano: 22 giugno 1983, scompare misteriosamente Emanuela Orlandi

22 giugno 1983 Scompare misteriosamente, senza alcun preciso movente, Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario vaticano. I manifesti con il suo volto sorridente tappezzano la città. Nulla si sa della sua fine, si fanno tante ipotesi, con il tempo si parlerà anche della banda della Magliana. Purtroppo nulla di certo c'è su di lei. 

Oggi sarebbe una donna adulta ma quando di lei si perse ogni traccia aveva soltanto 15 anni e frequentava il liceo scientifico. Emanuela Orlandi, cittadina vaticana e figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, fu vista l'ultima volta un pomeriggio di giugno, alla scuola di musica dove seguiva lezioni di canto corale e pianoforte.

Inchieste giornalistiche e giudiziarie, incrociatesi con altre vicende oscure legate ai rapporti tra Stato italiano e il Vaticano, non sono riuscite a fare piena luce sulla sua sparizione che rimane tra i grandi casi irrisolti della storia repubblicana.

A maggio 2013, papa Francesco si è rivolto alla mamma di Emanuela, facendo intendere che sua figlia non è più in vita. Alcune testimonianze raccolte dalla trasmissione Chi l'ha visto? porterebbero invece a un'altra verità, su cui ancora s'indaga. 

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L’almanacco romano: 21 giugno 2015, muore a Roma Remo Remotti

21 giugno 2015 muore a Roma REMO REMOTTI. E' stato un poeta, attore e umorista italiano, nonché pittore, scrittore, scultore, cantante e drammaturgo.

Ha preso parte a numerosi cortometraggi ed è stato premiato due volte come migliore attore. La prima con il regista Claudio Proietti e la seconda al XV festival di Trevignano 2009. Dagli anni duemila si cimenta in spettacoli dal vivo accompagnato da amici artisti quali Paolo Zanardi, gli Elettrofandango, Andrea Evangelisti, Andrea Rivera e il presentatore Vladimiro. Diventa celebre nel mondo della canzone per la sua interpretazione di (Mamma) Roma, Addio! con la collaborazione del gruppo di musica elettronica Recycle, con i quali nel 1998 aveva inciso il brano Me ne vado da Roma, , ripresa anche dai Perturbazione con lo stesso titolo nel disco Le città viste dal basso del 2010.

Nel 2010 ha partecipato a tre canzoni dell'album Ancora Noi… Ancora Oi! del gruppo romano di genere Oi! Automatica Aggregazione, recitando alcuni versi nella prima, seconda e ultima traccia. Nel 2013 ha pubblicato il disco RemottiSalis  con il jazzista Antonello Salis (piano e fisarmonica)

Nel 2014 festeggia i novant'anni esponendo i suoi quadri e le sue sculture nella mostra "Ho rubato la marmellata" presso la galleria De Crescenzo & Viesti di Roma. Sue opere sono presenti alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma.

(* immagine di Barabbovich)

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Festa della Musica di Roma

Mercoledì 21 giugno, solstizio d’estate, c’è la Festa della Musica di Roma. E non è un’edizione come le altre: per la prima volta chiunque può scendere in piazza e suonare e cantare. Basta volerlo, saperlo fare, organizzarsi per quel che serve. Le iscrizioni all'evento si sono chiuse ieri, lunedì 19. L’intento è chiaro: esaltare della musica il carattere di comunicazione e dialogo, facendone uno strumento di condivisione. La Festa andrà avanti dalle 18 alle 24. «Roma – ha detto la sindaca Virginia Raggi (nella foto) – accoglie e rafforza lo spirito della prima Festa lanciata in Francia nel 1982 dall’allora ministro della Cultura Jack Lang: permettere alla musica di invadere tutte le strade della città, dalla periferia al centro ed essere insieme occasione e veicolo di relazioni umane». L’idea è dunque portare chi ama la musica, e la fa, a incontrarsi, scambiarsi idee, proporle a chi passa e ascolta, a un angolo di via o anche in un cortile. «Si tratta – ha spiegato la sindaca – di consentire a tutti di vivere la città e la musica. Senza biglietti d'ingresso, tutto gratis. Fino a toccare lo zenit con un flash mob generale e canoro a un'ora precisa, le 21.21, sulle note di Volare di Modugno. Questo il nostro benvenuto all'estate e alla musica».

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L’almanacco romano: 20 giugno 1925, nasce a Roma il regista Franco Castellano

20 giugno 1925 nasce a Roma il regista FRANCO CASTELLANO. E' stato un regista e sceneggiatore italiano, che con Giuseppe Moccia ha formato la coppia nota come Castellano e Pipolo, definita dal critico cinematografico Morando Morandini la "coppia carbone", per la ripetitività e la piattezza delle sceneggiature di gran parte dei film da loro scritti e diretti a cavallo tra gli anni settanta e ottanta.

Con Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, ha formato, dalla fine degli anni 50, la coppia artistica nota come Castellano e Pipolo. Laureatosi in ingegneria civile dopo una breve parentesi lavorativa come ingegnere ha iniziato la sua carriera artistica disegnando vignette alla rivista satirica Il Marc'Aurelio dove ha conosciuto Pipolo, anche lui vignettista. Lavorando sempre insieme a Pipolo per oltre quarant'anni ha firmato alcuni dei più bei varietà televisivi degli anni sessanta come Studio uno 65, Scala reale, Che domenica amici oltre a varie Canzonissime e, negli anni ottanta, il discusso Fantastico di Adriano Celentano. Per il cinema ha scritto quasi cento film come sceneggiatore e di questi venti come regista. Tra i titoli più noti degli anni sessanta ci sono Totòtruffa 62 con Totò, Il Federale e La voglia matta con Ugo Tognazzi. Negli anni ottanta è arrivato al grande successo di pubblico con alcune commedie campioni d'incasso come Il bisbetico domato, Innamorato pazzo, Mani di velluto e Grand Hotel Excelsior, tutte interpretate da Celentano. Ha anche scritto alcune canzoni, come la celebre La notte è piccola, lanciata nel 1965 dalle Gemelle Kessler e ideato pupazzi televisivi amatissimi dai bambini come Provolino e Fanella.  

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L’almanacco romano: 19 giugno 1882, inaugurazione di Piazza Vittorio

19 giugno 1882.

Una numerosa folla partecipa all'inaugurazione di PIAZZA VITTORIO, sul colle Esquilino, sarà il centro del quartiere umbertino, costruito nello stile di Torino con i portici. Nessuno potrebbe immaginareche un secolo dopo diventerà il cuore del quartiere cinese di Roma.

Nel 1902 nella piazza inizierà a stabilirsi un mercato di generi alimentari che con il tempo si ingrandirà sempre più.  Nell'immediato dopoguerra nei portici che circondano la piazza stazionava una miriade di bancarelle che vendevano le più svariate merci: dal tabacco sfuso ricavato da mozziconi di sigarette ai pezzi di ricambio per le biciclette com'è rappresentato nel film Ladri di biciclette di Vittorio De Sica.Nel 2001 il mercato è stato trasferito nelle ex caserme Pepe e Sani, ma il volto del mercato non sarà più lo stesso. 

Fu costruita a partire dal 1880 e terminata qualche anno dopo, come tutto il quartiere che la circonda, detto quartiere "piemontese".

Circondata da palazzi con ampi portici di stile ottocentesco la piazza fu realizzata da Gaetano Koch poco dopo il trasferimento della capitale d'Italia da Firenze a Roma (1871) e venne ufficialmente inaugurata il 19 giugno 1882.

Al centro della piazza è presente un giardino che mostra i resti del ninfeo di Alessandro e la cosiddetta Porta Magica, l'ingresso di Villa Palombara, residenza dell'alchimista Massimiliano Palombara.

Con quasi 10.000 metri quadrati in più di piazza San Pietro, è la piazza più vasta di Roma.

(* immagine di @Romaapiedi)

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L’almanacco romano: 16 giugno 1986, ha inizio il processo Moro-ter

16 giugno 1986 Ha inizio il processo MORO-TER .

Il processo "Moro ter" si basa sull'istruttoria condotta dal giudice Priore, completata il 3 agosto 1984, che consiste in sette volumi e 2112 pagine e riguarda tutta la storia della colonna romana delle Brigate Rosse. L'istruttoria dichiara come già acquisiti gli sviluppi più importanti sul caso Moro e considera "con ragionevole grado di certezza" che il luogo dove era stato tenuto prigioniero Moro fosse un appartamento di via Montalcini a Roma. Sebbene molti dubitassero della possibilità che da questo nuovo procedimento emergesse qualche novità sostanziale, altre deposizioni e testimonianze di 'pentiti' e 'dissociati' erano state aggiunte agli atti.

Il dibattimento e l'escussione dei testi cominciò nell'autunno del 1986, con presidente il giudice Sorichilli, assistito dal giudice a latere Perrone; pubblico ministero era il giudice Palma. 

Il processo fu lungo e prolisso, in una sequela di pentiti che raccontavano la propria storia ma poco dicevano del sequestro Moro, mentre all'esterno continuavano le ultime azioni delle Brigate Rosse. Nel frattempo, nell'aprile 1987, Curcio e Moretti, insieme a Jannelli e Bertolazzi, redigono un documento in cui dichiararono conclusa l'esperienza della lotta armata, pur senza per questo sottoscrivere "alcuna abiura o forma di rinnegamento".

Dopo una pausa estiva, il processo riprese il 22 settembre 1987, con uno strascico di polemiche sollevate da Flaminio Piccoli a proposito di un possibile filmato delle Brigate Rosse sulla prigionia di Moro. 

Mentre continua l'escussione dei testi, vengono pubblicate diverse testimonianze: il libro di Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Brigate Rosse, che ricostruisce, tra l'altro, la prima 'inchiesta' su Andreotti e presenta il proprio ruolo durante il sequestro Moro come quello di detenuto ininfluente sebbene fortemente critico sulla conduzione da parte di Moretti; un libro di Fenzi, sulle responsabilità collettive e sulle comuni radici tra sinistra, rivoluzionari, intellettuali e brigatisti a proposito della lotta armata; due interviste, a Craxi ed

Andreotti sui giorni del rapimento. 

Intanto, ci sono ancora attentati mortali da parte di quel che resta dell'organizzazione armata.

Il 12 ottobre 1988 vengono depositate le motivazioni della sentenza. Le novità riguardano una maggiore conoscenza del commando di via Fani  e la quasi certezza che l'appartamento di via Montalcini fosse stata la 'prigione del popolo'.

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L’Utopia di Pasolini a Spazio5

È il racconto dell’universo di un uomo che ha lasciato il segno nella cultura, come scrittore, poeta, saggista e regista: è “L’utopia di Pasolini”. Questo il titolo del libro scritto da Angela Felice, direttrice e anima del Centro studi Pier Pasolini di Casarsa della Delizia, pubblicato da Bottega Errante e proposto in una serata evento a Roma. Angela Felice dialoga con lo scrittore Roberto Ippolito (nella foto) e il critico letterario Filippo La Porta alle 19.00 di lunedì 19 giugno 2017 a Spazio5, via Crescenzio 99d, dove viene anche proposto un allestimento speciale della mostra “I tanti Pasolini” con le fotografie del maestro Carlo Riccardi a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado. Con “L’utopia di Pasolini” Angela Felice, restituisce frammenti originali, squarci sull’opera e sul pensiero e indica quali sensibilità e umanità si nascondano dietro il mondo di uno dei più grandi intellettuali del Novecento. Nella conversazione con Ippolito e La Porta a Spazio5 si parla dell’amore per la lingua friulana, dell’etica dei valori del mondo contadino, del senso profondo del viaggiare, della pedagogia come elemento imprescindibile dell’essere umano, dell’incontro con gli Stati Uniti e del ruolo della televisione: qual è il disegno definitivo dell’opera di Pasolini? Quali sono i temi a lui cari? Ecco le domande a cui si tenta di rispondere.

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L’almanacco romano: 15 giugno 1920, nasceva a Roma Alberto Sordi

15 giugno 1920 nasceva a Roma ALBERTO SORDI: L'essere italiano nel bene e nel male. È stata la cifra distintiva della cinquantennale carriera di attore e regista dell'Albertone nazionale, tra i maggiori interpreti della commedia all'italiana.

Nato a Trastevere, nel cuore della vecchia Roma, Alberto Sordi visse la romanità come un tratto imprescindibile della sua personalità artistica, dando continuità alla grande tradizione capitolina iniziata con Aldo Fabrizi e Anna Magnani.

Dopo gli esordi come doppiatore negli anni Trenta, durante i quali prestò la propria voce a Oliver Hardy del famoso duo comico Stanlio & Ollio, e le prime comparsate in pellicole di poche pretese, raggiunse la fama tra il 1952 e il 1955 con personaggi che incarnavano i vizi dell'italiano medio: dal ruolo di approfittatore in Lo sceicco bianco all'infantile de I vitelloni (entrambi diretti dal grande Federico Fellini), fino al simpatico e celebre scansafatiche di Un americano a Roma (1954).

Gli anni Sessanta e Settanta lo consacrarono come attore completo, capace di alternare parti di grande intensità drammatica, come i protagonisti di Detenuto in attesa di giudizio (1971) e Un borghese piccolo piccolo (1977), ad altre di geniale comicità, passando con disinvoltura dall'espressione dialettale all'italiano più forbito.

Tra gli aspetti peculiari del suo modo di recitare: la straordinaria capacità di trasformare le fattezze del viso e la gestualità, ora abbrutendosi ora ingentilendosi; il tono stentoreo della voce, affinato attraverso l'esperienza di doppiatore e macchiettista radiofonico, che sfruttò anche con l'eseguire alcune colonne sonore dei suoi film e canzoni irriverenti cantate in TV.

Preso a modello da numerosi attori, su tutti Carlo Verdone considerato da molti il suo erede naturale, Alberto Sordi fu insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui 11 David di Donatello e un Leone d'oro alla carriera nel 1995. Scomparso nel febbraio 2003, le sue spoglie riposano nella tomba di famiglia, presso il cimitero monumentale del Verano.