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Cultura

Una strada per Alvaro Amici: a 15 anni dalla scomparsa la proposta arriva in Campidoglio

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Fabio Grilli) – Alvaro Amici è venuto a mancare il 25 febbraio del 2003. La data è importante. Non erano infatti trascorse molte ore dal decesso d' un altro artista estremamente popolare. Il 24 febbraio di quindici anni fa, la Capitale perdeva infatti un altro simbolo della romanità: Alberto Sordi. 

Un giusto riconoscimento

Difficile immaginare che, eventi così ravvicinati, non abbiamo influito sull'opinione pubblica. E forse è anche per questo se, a quindici anni dalla scomparsa, ad Alvaro Amici l'amministrazione capitolina non abbia ancora dedicato nè una piazza nè una strada.Per ovviare a questo gap, prima l'associazione Enrico Berlinguer poi i famigliari del cantante, hanno attivato due differenti raccolte firme.

Le petizioni

"Siamo arrivati quasi a novecento sottoscrizioni online" spiega Serghei Amici, il figlio minore di Alvaro. Tante sono le persone che stanno chiedendo all'amministrazione d'intitolare al cantore della tradizione romana, una strada o una piazza. Non necessariamente alla Garbatella giacchè, come ricorda Serghei, "mamma è papà sono vissuti in moltissimi quartieri, dalla borgata Fogaccia a Montespaccato, passando per Acilia, Vitinia, Testaccio, Morena e la Romanina". Quartieri popolari, genuini, in linea con la natura stessa del cantante.

 

Le porte del Campidoglio

La buona notizia è che la richiesta d'intolare una piazza o una strada di Roma ad Alvaro Amici, ha finalmente fatto breccia. "Abbiamo un appuntamento in Campidoglio" annuncia soddisfatto Serghei, che scaramanticamente preferisce non aggiungere altre informazioni. Le porte del Comune si stanno aprendo alle richieste dei tanti romani. Finalmente i tempi sembrano maturi perchè sia finalmente contraccambiato l'amore che Alvaro Amici, con la sua inconfondibile voce, ha riversato per la Capitale.

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“Elvis The Musical” al teatro Brancaccio

Quella di Elvis Presley è la figura della musica moderna che ha segnato più profondamente arte, musica e stile di ogni epoca successiva.
Non esiste un cantante fra tutte le star della musica dagli anni '50 in avanti che non si sia ispirato o sia stato indirettamente condizionato da quello che viene universalmente riconosciuto come The King of Rock'n'Roll. L'Italia ama Elvis più di ogni altro Paese: conta più di 100 fan club e, malgrado ciò, un musical a lui dedicato non è mai stato scritto fino ad ora. L'Italia è anche il Paese che gli ha regalato la canzone con la quale Elvis ha venduto oltre 20 milioni di copie: "It's now or never", ovvero "Oh sole mio"! Elvis the Musical è uno spettacolo incalzante e ritmato, all'insegna degli indimenticabili successi di Presley a partire dagli anni 50 fino al 1977, quando la leggenda scomparve.
Lo spettacolo, attraverso le canzoni di Elvis e il racconto di vari personaggi che hanno vissuto intorno a lui, svela i retroscena di una vita consacrata alla musica e sacrificata allo show-business. La tragica morte di Elvis ridusse in lacrime e disperazione in milioni di persone in tutto il mondo, fan adoranti che lo amavano e continuano ad amarlo stregati da un carisma fatto di fascino, ribellione, dolcezza e sfrontatezza che attraversa i decenni con la stessa forza dirompente dalla quale è nato. Lo spettacolo è suonato da una band che accompagna dal vivo, per poco meno di due ore, un cast di 18 performer, attraverso un periodo storico di oltre quattro generazioni fino agli anni 70, i più significativi per la musica. La scenografia è arricchita da video che ci permettono di ripercorrere, come fosse attuale, l'esperienza unica della tragedia umana e del successo incontenibile vissuti della più grande star di tutti i tempi, the King of Rock'n'Roll Elvis Presley. Il primo tempo inizia con un video a 360° che mostra i telegiornali di tutto il mondo che annunciano la morte di Elvis il 16 agosto 1977, fino al suo funerale a Memphis con oltre 150.000 persone in lacrime. Questo momento, scolpito nella leggenda, dà il via al racconto dell'ascesa del Re del Rock'n'Roll, dal momento in cui un Elvis ancora con i capelli biondo naturale e camionista per necessità si ferma in un estemporaneo studio di registrazione su una highway qualunque, per registrare un disco istantaneo, un cosiddetto demotape, da regalare alla madre per il compleanno imminente. Non fa in tempo a rivelare la sorpresa, che il suo incontenibile talento è già esploso, dando il via all'ascesa vertiginosa della prima vera e unica rockstar planetaria. La regia dello spettacolo riprodotto in Italia è affidata a Maurizio Colombi, già regista pluripremiato, con all'attivo altri numerosi successi come "We Will Rock You" dei Queen, "Peter Pan" con musiche di Edoardo Bennato, “Rapunzel” e “La Regina di ghiaccio” con Lorella Cuccarini. Colombi è considerato alfiere dei family-show in Italia e questa volta vuole raccontare la fiaba di Elvis. Elvis il Musical, infatti, racconta la fiaba di un ragazzo che diventa re, anche se si tratta di una fiaba con un finale triste, forse perché testimonia una vita reale seppur incredibile. Molti miti sono scomparsi o sono stati dimenticati, ma ancora oggi le nuove generazioni sanno chi è Elvis: The King è tuttora riconosciuto come un'icona assoluta e indimenticabile. Canzoni come Jailhouse Rock, It's now or never, Suspicious Mind, My Way, That's all right mama, Always on my mind e le tante altre indimenticabili colonne sonore di un'epoca lunga 4 decenni e ancora viva e contemporanea accompagnano il pubblico dello spettacolo, che non potrà fare a meno di appassionarsi alla storia e ai suoi protagonisti.
 

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Cultura

“Parenti serpenti” al Teatro Eliseo

Un Natale in famiglia, nel paesino d’origine, come ogni anno da tanti anni. Un Natale pieno di ricordi e di regali da scambiare, in questo rito stanco che resta l’unico appiglio possibile per tentare di ravviare i legami famigliari, come il fuoco del braciere che i genitori anziani usano, ancora oggi, per scaldare la casa: un braciere pericoloso ma rassicurante come tutte le abitudini e le tradizioni. Un Natale a casa dei genitori anziani che aspettano tutto l’anno quel momento per rivedere i figli cresciuti, e andati a lavorare in altre città. Uno sbarco di figli e parenti affettuosi e premurosi che si riuniscono, ancora una volta, per cercare di spurgare, in un crescendo di situazioni esilaranti e stridenti in cui tutti noi possiamo riconoscerci, le nevrosi e le stanche dinamiche di coppia di cui sono ormai intrisi. 
Note di regia
Immaginare Lello Arena, con la sua carica comica e umana, nei panni del papà – interpretato da uno straordinario Paolo Panelli nel film di Mario Monicelli – mi ha fatto immediatamente sorridere, tanto da ipotizzare il suo sguardo, come quello di un bambino, intento a descrivere ed esplorare le dinamiche ipocrite e meschine che lo circondano, in quei giorni di santissima festività: è un genitore davvero in demenza senile o è un uomo che non vuol vedere più la realtà e si diverte a trasformarla e a provocare tutti? Andando via di casa, diventando adulti, ogni figlio ha dovuto fare i conti con la realtà, ha dovuto accettare i fallimenti e ha imparato a difendere il proprio orticello mal coltivato, spesso per incuria o incapacità, ma in quelle pause di neve e palline colorate ognuno di loro si impegna a mostrarsi spensierato, affettuoso e risolto. All’improvviso però, i genitori, fino ad allora autonomi punti di riferimento, esprimono l’esigenza di essere accuditi come hanno fatto anni prima con loro: uno dei figli dovrà ospitarli e prendersi cura della loro vecchiaia… a chi toccherà? Un imprevisto terremoto segna una crepa dalla quale un gas mefitico si espanderà e inquinerà l’aria. 
In quest’epoca in cui tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa ormai, con questa commedia passeremo dalle risate a crepapelle per il tratteggio grottesco, e a tratti surreale, dei personaggi al più turpe cambiamento di quegli esseri che – chi di noi non ne ha conosciuto almeno uno? – da umani si trasformeranno negli animali più pericolosi e subdoli: i serpenti. Durata spettacolo: 2 ore intervallo escluso

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Cultura

“Processo per stupro” la lettura scenica al Teatro Eliseo

Girato nel tribunale di Latina nel 1978, il documentario "Un processo per stupro" andò in onda su quello che allora era “il secondo canale” della Rai, raggiungendo oltre 12 milioni di spettatori e smascherando le consuetudini di abuso sui diritti delle donne. Fu un evento storico, non era mai accaduto che un processo contro degli uomini accusati di violenza sessuale venisse mostrato pubblicamente. Per la prima volta tantissime persone videro come una ragazza di diciotto anni fosse costretta a dimostrare l’assenza del suo consenso mentre quattro uomini la stupravano. Le riprese mostrarono in maniera inequivocabile come la vittima si trasformasse nell’imputata, come fosse costretta a difendersi lei dal suo passato e non i suoi carnefici da quanto compiuto. Inoltre, il pubblico si rese conto di come gli avvocati degli accusati potessero essere a loro volta brutali con la vittima. A quarant’anni di distanza la lettura scenica diretta da Renato Chiocca con la partecipazione di Clara Galante ed Enzo Provenzano, restituisce il linguaggio di quel processo penale facendo rivivere sul palcoscenico lo scandalo e l’indignazione di quello che fino ad allora era “un processo per stupro”, non così dissimile nei movimenti di opinione, mediatici e giudiziari dei nostri tempi. Ancora oggi, anche se molte cose sono cambiate da allora, ogni processo per stupro è un processo prima di tutto alla donna. Spiega il regista Renato Chiocca: Il linguaggio. Di questo lo spettacolo vuol diventare testimone. Un’occasione per reinventare in teatro il linguaggio di un processo penale di quasi quarant’anni fa e far rivivere al pubblico di oggi lo scandalo, l’indignazione e la presa di coscienza civile di quello che fino ad allora era “un processo per stupro”. Un progetto (nato con la collaborazione dell’associazione di volontariato Centro Donna Lilith e della rassegna Lievito – Nuove Esplorazioni nel Mondo delle Arti e dei Saperi) in cui il linguaggio della realtà, raccontato all’epoca attraverso la televisione, ritorna al pubblico grazie al teatro e la parola asciutta ritrova la sua straniante potenza comunicativa, la sua emozione, la sua urgenza. Fino al 26 aprile 1979, quando il secondo canale Rai mandò in onda la sintesi del processo, la parola «stupro» non esisteva. Fu il difensore di parte civile, l’avvocato Tina Lagostena Bassi a introdurla e ad imporla alle coscienze, in luogo del più generico termine di «violenza sessuale» all’epoca rubricato come reato contro la morale. L’abuso che venne raccontato in video avvenne vicino a Roma nel 1977. La vittima si chiamava Fiorella (il cognome non fu reso noto), una lavoratrice in nero sequestrata e violentata per un pomeriggio intero da un conoscente e altri tre uomini che, con la scusa di una proposta di lavoro come segretaria, l’avevano invitata in una villa per discuterne. Gli imputati, che al momento dell’arresto confermarono il fatto, cambiarono presto la loro versione, dichiarando durante la fase istruttoria che il “rapporto” era stato consensuale e pattuito con la ragazza per un compenso di 200.000 lire. I quattro imputati, condannati a pochi anni di reclusione, furono presto rilasciati in libertà condizionale. L’idea di documentare un processo per stupro nacque su proposta fatta alla RAI dalla regista programmista Loredana Rotondo, a margine di un convegno internazionale sulla violenza contro le donne organizzato a Roma. Si decise di mostrare quello che accadeva nelle aule dei tribunali, poiché fu evidente che davanti alla giustizia, in tutto il mondo, la vittima di uno stupro diventava automaticamente l’accusata. Il documentario ha ricevuto molti riconoscimenti ed è conservato anche negli archivi del MOMA di New York. Durata: 50 minuti 

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Cinema America, Valerio Carocci a Radio Roma Capitale: non parteciperemo al bando, l’Amministrazione non ci insegua. Se Bergamo vuole la pace chieda scusa

Valerio Carocci è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Roma Capitale, nel corso della trasmissione di Paolo Cento "Ma che parlate a fa", per rispondere al vicesindaco Luca Bergamo, intervistato da "la Repubblica": "Se Bergamo vuole la pace deve chiedere scusa. Perchè dovremmo partecipare al bando? Noi avevamo detto che non avremmo partecipato, è inutile che ora l'Amministrazione ci insegue. Noi non parteciperemo al bando e chiediamo al sindaco e al vicesindaco di rispettare la nostra decisione. Bergamo si prenda le sue responsabilità Il Comune dovrà trovare un altro soggetto per piazza San Cosimato".

"Stiamo studiando con gli avvocati – ha aggiunto Carocci – se in questa vicenda ci sono i presupposti di una distorsione dei principi di correttezza e trasparenza. Noi non partecipiamo al bando anche nel rispetto degli altri operatori interessati a partecipare".

Per quanto riguarda i luoghi alternativi indicati dal Cinema America, Carocci ha aggiunto: "Non abbiamo ancora ricevuto risposte dai Municipi di Tor Sapienza e Monte Ciocci. Bergamo si attivi per farci avere risposte dai presidenti dei Municipi".

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“Progetto Promozionale Salute Mentale 20.20. Psicopatologia: connessioni, culture, conflitti”

Si apre oggi pomeriggio il XXII Congresso Nazionale della SOPSI, dedicato al “Progetto Promozione Salute Mentale 20.20. Psicopatologia: connessioni, culture, conflitti”. Obiettivo del Congresso è esplorare i diversi modi in cui la psicopatologia e la psichiatria entrano nelle complessità e nelle difficoltà del vivere contemporaneo. La grande forza e ricchezza della psichiatria è di riuscire a far vivere in modo dinamico  al suo interno Connessioni, Culture, Conflitti. È una disciplina aperta in continuo movimento in cui il dialogo tra passato, presente e futuro rappresenta il paradigma di base. «La scelta di partire dalle connessioni, dalle culture e dai conflitti sociali è necessaria per affrontare la complessità in cui la psichiatria è chiamata a intervenire». Spiega il prof. Alberto Siracusano, presidente Sopsi, Università di Roma Tor Vergata.
L’OMS ha richiamato gli Stati membri ad affrontare con il piano globale per la salute mentale 2013-2020 la malattia e i carichi economici e sociali, così come le conseguenze che hanno i disturbi mentali nel campo dei diritti umani. «La Sopsi punta sui giovani psichiatri. Per noi è necessario che la formazione costante e l’aggiornamento dei medici sia un punto di partenza, ma anche la direzione del futuro della psichiatria. Nessun medico può prescindere dal contesto scientifico che è in continua evoluzione. Per questo crediamo alla multidisciplinarità e il nostro congresso è aperto alla -neuropsichiatria infantile e agli psicologi con interessi per la Psicopatologia» puntualizza il prof. Alessandro Rossi, neo presidente Sopsi.

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“Se rinasco ci ricasco” in scena al Teatro Golden

Martedì 27 sarà in scena, per due settimane il performer Max Maglione che in compagnia di suo figlio Mattia porta in scena al Teatro Golden il suo spettacolo musicale “Se rinasco ci rinasco”. Sul palco, con loro, Giorgio Amendolara alla tastiera, Francesco Colagiuri alla batteria, Stefano Scoarughi al basso e la ballerina Barbara Gervasi.  Uno spettacolo che presenta alcune particolarità. Innanzitutto è uno spettacolo di beneficenza il cui ricavato andrà interamente al sostegno della Peter Pan onlus di Roma.  Un'altra peculiarità saranno gli ospiti che si alterneranno sul palco. Ogni sera, infatti, Max e Mattia ospiteranno un personaggio del mondo dello spettacolo e non solo. Così  lo spettacolo, ad ogni replica,  assumerà toni e atmosfere diverse, a seconda degli artisti che chiacchiereranno o canteranno con Max.  Sarà possibile applaudire: Gianni Nazzaro, I Gemelli di Guidonia, Lo chef master decoratore Claudio Menconi, Il cantante David Zed, il jazzista Fabrizio Bosso, Fabio Liberatori degli Stadio, Roberto Ciufoli e poi ancora Marco Morandi, Carlotta Proietti, Claudia Campagnola, Gianfranco Butinar. Lo spettacolo racconta di Max in cerca della comunicazione ideale con suo figlio Mattia, giovane universitario madre lingua americana austero nei confronti del padre e delle sue idee. Mattia contrasta gli insegnamenti e i suoi consigli di vita a volte un po' Vintage o addirittura Jurassici come lui dice. Max è cresciuto in anni dove il dialogo padre figlio era unilaterale e tutto era in “bianco e nero”. La tecnologia però, prova ad avvicinarli, l’era digitale entra nelle loro vite e tra messaggi, whatsapp, Facebook, il loro modo di convivere cambia totalmente anche i loro profili ma sopratutto i ruoli. Un giorno Max riceve una richiesta di una “giovane” amicizia su Facebook e chiede a Mattia di aiutarlo e nell’imbarazzo più totale. L'associazione Peter Pan Onlus opera a Roma da oltre 20 anni. Si occupa, con le sue case e i suoi volontari, di ospitare e accogliere le famiglie, non residenti a Roma, dei bambini malati oncologici che devono trasferirsi nella capitale, spesso per lunghi periodi, per seguire le cure negli ospedali Banbin Gesù e Policlinico Umberto I. Accoglienza totalmente gratuita che vuol dire delle case capaci di ospitare ogni giorno 40 famiglie, dandogli non solo un semplice alloggio ma garantendogli sostegno, aiuto psicologico, condivisione, gioco. Tutto è pensato e predisposto per non lasciare solo, ma anzi avvicinare, includere e accompagnare chi oltre alla malattia di un figlio deve affrontare problemi economici, il distacco dalla propria città, dalla propria vita quotidiana e dalla famiglia.
 

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Piccolo Eliseo, tornano gli appuntamenti con “La scienza e noi”

Dopo il grandissimo successo della scorsa edizione, sono ripresi gli appuntamenti con La scienza e noi al Piccolo Eliseo di Roma. Esperti e scienziati di fama internazionale, intervistati da Viviana Kasam, presidente BrainCircleItalia, si rivolgono al pubblico per raccontare le ricerche all’avanguardia, e come queste trasformeranno il quotidiano di ognuno di noi, e per trasmettere, attraverso un linguaggio discorsivo, non da “addetti ai lavori”, l’emozione e la bellezza della scienza. Per il secondo appuntamento, lunedì 19 febbraio interverranno Luciano Pietronero, professore di Fisica presso il CNR e l’Università La Sapienza di Roma, e Michele Colajanni, professore di sicurezza informatica presso il Dipartimento di Ingegneria "Enzo Ferrari" dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Si parlerà di Big Data e Intelligenza Artificiale che da un lato inquietano e ci fanno temere il Grande Fratello, dall’altro possono essere utilizzati per migliorare la nostra vita. La lotta al crimine, al terrorismo, alle devastazioni sociali causate da errate previsioni economiche, può oggi avvalersi dell’acquisizione di enormi quantità di dati e della tempestiva analisi condotta con computer sempre più potenti. Le nuove teorie basate sulla Economic Complexity, sviluppate dal prof. Pietronero e il suo team, in collaborazione con la World Bank, portano a un nuovo approccio scientifico alla predittività dello sviluppo economico. L’analisi dei big data, che avviene tramite la definizione di un algoritmo, crea un indice chiamato «Fitness», cioè la misura della competitività di un Paese sul mercato globale in base alla varietà e complessità dei prodotti esportati. Gli studi dimostrano, infatti, che esistono Paesi dalle economie più prevedibili e altri le cui tendenze sono più instabili, anche a causa di fattori esogeni, come le guerre e la cattiva burocrazia, che rendono meno semplice la previsione sulla crescita. Mettendo in rapporto Fitness e Pil emerge il potenziale inespresso dei Paesi, strumento di fondamentale importanza per i nuovi scenari economici mondiali. Gli algoritmi di machine learning e deep learning applicati ai Big Data sono alla base delle più innovative soluzioni di sicurezza proposte dal prof. Colajanni. Il Machine Learning è un’area dell’Artificial Intelligence che consente ai computer di “imparare” ed è di fatto un modo per raggiungere l’Artificial Intelligence usando un approccio differente: invece di dare al computer un set di istruzioni su come fare qualcosa, dà istruzioni su come imparare a fare qualcosa. Il Deep Learning (o deep neural networking) è un’area emergente dell’Informatica che sta rivoluzionando l’Artificial Intelligence. Il Deep Learning è ispirato dalla struttura e dalla funzione della mente e può essere definito come un modo per automatizzare le analisi predittive perché implica l’utilizzo di reti neurali artificiali, algoritmi e sistemi computazionali ispirati dal cervello umano per affrontare i problemi del Machine Learning. Le macchine sono migliori di noi in alcune funzioni, e noi migliori di loro in altre. Le organizzazioni vincenti saranno quelle che sapranno combinare la forza delle macchine con l'intelligenza dell’uomo.

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Ostia, prima esibizione del corpo di ballo ANFFAS

Una sala gremitissima e uno splendido evento di danza. Cineland è stata la cornice ideale per la prima esibizione del corpo di ballo di Anffas Ostia (associazione nazionale famigliari di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale). «Un successo- sorride soddisfatta il presidente Ilde Plateroti – Voglio ringraziare di cuore Valeria Murha, ideatrice e organizzatrice di quest’evento, per aver regalato ai nostri ragazzi un sogno. È avvenuto tutto un po’ per caso. Katia, una delle nostre ballerine più dotate, si lamentava spesso di non poter frequentare una scuola di danza per via degli orari. Così Valeria, ex danzatrice, si è messa a disposizione in maniera totalmente volontaria e ogni lunedì ha fatto da insegnante concludendo questo primo ciclo di lezioni con un vero e proprio saggio di Carnevale. Voglio ringraziare anche Cineland per l’ospitalità e tutti i nostri operatori che hanno collaborato e hanno trasformato questo evento in un momento di inclusione che vogliamo diventi nei prossimi anni qualcosa di assolutamente normale».

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Al Teatro Sistina arriva “Il Conte Tacchia”… Montesano

Ancora un’amatissima maschera romana per il mattatore Enrico Montesano, che torna da protagonista al Teatro Sistina con la nuova commedia musicale “Il Conte Tacchia”, in scena da mercoledì 21 febbraio. Dopo Rugantino e Il Marchese del Grillo, grandi successi applauditi in tutta Italia, Enrico Montesano affronta un altro popolare personaggio romano per chiudere la sua trilogia.Autore della regia e della versione teatrale scritta con Gianni Clementi, Montesano presenta al suo pubblico un’altra appassionante commedia ambientata nella Roma antica dei primi del novecento, tratta dall’omonima pellicola cinematografica di Sergio Corbucci con scene aggiunte che andranno ad integrare la storia. Per la prima volta sul palcoscenico teatrale, il divertente personaggio di Francesco Puricelli prenderà di nuovo anima per far ridere il suo pubblico con la sua comicità e le sue gags. Un cast di valenti attori e di scatenati ballerini animeranno il palcoscenico con costumi d’epoca sulle musiche originali del Maestro Armando Trovajoli e nuove canzoni scritte appositamente per la Commedia dal Maestro Maurizio Abeni. La scenografia con i suoi ricchi cambi farà da cornice ad uno Spettacolo appassionante, romantico e tutto da ridere!