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Cultura

Il rock di Gianna Nannini al Concertone, parolacce per Sfera Ebbasta, il finale è dance

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Carlo Moretti) – Apertura con polemica immediata al Primo Maggio 2018 in piazza San Giovanni a Roma. Lodo, il cantante dello Stato Sociale che con Ambra Angiolini conduce il Concertone, ha iniziato alle 15 in punto in diretta su Rai3 con il suo gruppo interpretando il brano Mi sono rotto il cazzo ma cambiando il testo, e attaccando la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, Luca Cordero di Montezemolo, Giacinto della Cananea, Luca Cordero di Montezemolo.

Queste le parole di Lodo nella parte del testo modificato: "Mi sono rotto il cazzo della legge elettorale, di Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Giacinto della Cananea, di Luca Cordero di Montezemolo: prima dei vitalizi sarebbe giusto tagliare i vostri cognomi, mi sono rotto il cazzo che difendiamo i confini, odiamo i neri e amiamo i gattini, della spesa militare, che è sempre colpa degli immigrati, che mia mamma dopo trent'anni a Bologna è sempre "la marocchina". Mi sono rotto il cazzo della formazione del nuovo governo, che lo faccio con la Lega, con il PD ma senza Renzi, con Berlusconi, lo faccio con Casa Pound ma giuro senza il Duce. Mi sono rotto il cazzo di viva il lavoro ma senza i diritti, di viva i profitti ma senza tasse". Tre anni fa il gruppo bolognese era stato censurato proprio per quel brano nel concerto di piazza San Giovanni.

Il concerto è poi continuato con le esibizioni di Maria AntoniettaFrah Quintale l'applauditissimo set del rapper Achille LauroMirkoeilcane, i rapper Nitro e GemitaizWillie Peyote, Canova in vista della serata che sarà aperta da Ministri e Gianna Nannini, Sferaebbasta e Max Gazzè. Chiuderà il dj set del re della consolle Fatboy Slim.         

Momenti di poesia e riflessione grazie a Ambra Angiolini che ha letto un brano tratto da Furore di John Steinbeck del 1939. "Dove c'è lavoro per uno, accorrono in cento. Se quell'uno guadagna trenta centesimi, io mi contento di venticinque. Se quello ne prende venticinque, io lo faccio per venti. No, prendete me, io ho fame, posso farlo per quindici. Io ho bambini, ho bambini che han fame! Io lavoro per niente; per il solo mantenimento". Si è parlato anche di sicurezza del lavoro in momento a due con Ambra che ha letto le parole di un brano di Chico Buarque de Hollande che racconta la storia di un muratore che saluta la moglie e va in cantiere e muore per un infortunio. "Sono passati molti anni da questa canzone eppure non è cambiato molto, si muore ancora di lavoro – ha detto Lodo ricordando che quest'anno in Italia sono morte 632 persone e ribadendo che "se non si investe in sicurezza si è complici di una strage".

La scaletta miscela pop e rock, rap e musica elettronica dosando stili e generi. Partito con il rap, e con la proposta per i più giovani, con i rapper Frah QuintaleGemitaiz e Achille Lauro, con i nuovi cantautori Galeffi e Gazzelle, e proseguito con il pop: c’è il pop-rock dei Canova e quello sanremese di Francesca Michielin, in una continua ricerca di contatto con il pubblico più giovane, il Primo Maggio nel pomeriggio ha poi dato conto anche della resistente scena rock italiana: con i pisani Zen Circus, nati nel centro sociale Macchia nera, e poi con il ritorno di John De Leoche, ormai lontani i tempi del suo esordio nei Quintorigo, ha continuato da solista con la sua ricerca e le sperimentazioni intorno alla voce: John De Leo ha reso omaggio a Fabrizio De André interpretando la sua La canzone del maggio, la sua Apocalissi mantra blues e dal repertorio dei Quintorigo Bentivoglio Angelina. E soprattutto l’omaggio agli Skiantos di Mamma sono ribelle e Mi piaccion le sbarbine, poco prima della pausa preserale, con una superband composta da membri di Fast Animals and Slow KidsEx OtagoRondanini degli Afterhours e Lodo e Ciminide Lo Stato Sociale. Grandi applausi sul finale in perfetto stile punk: "Siete un pubblico di merda".

Nella pausa Lodo ha incontrato il segretario reggente del PD Maurizio Martina nel backstage: "Mi ha dato un pronostico largo sulla data di formazione del nuovo governo ma non lo dico", ha detto il cantante de Lo Stato Sociale. Martina ha poi sottolineato come "essere qui, come a Prato, in un momento delicato vuol dire riaffermare la centralità del lavoro, davanti alle nuove tutele, ai nuovi diritti, al lavoro sottopagato”. Poi Lodo rivela che sono stati gli autori a proporgli di aprire il concerto con Mi sono rotto il cazzo. "Ho accettato, credo sia importante piuttosto che forzare le regole, che considero sbagliato, forzare un po’ il limite".

La serata si è riaperta con un tentativo poco riuscito di coinvolgere la piazza nel coro di Bella ciao eseguita dall’arpista Micol, in una versione inedita ma forse troppo poco ritmica. Poi ecco I Ministri, evocati anche per la loro capacita, sottolineata da Lodo, "di seguire e interpretare quanto accade nella realtà italiana e non solo all’interno delle loro camerette", e poi con Gianna Nannini che si è esibita seduta su un trono per via dell’incidente di inizio aprile a Genova.
 
Ecco la rocker senese in una trascinante versione di Dio è morto dei Nomadi e poi con la sua Fotoromanza, con tutta la piazza a cantare in coro il celebre ritornello "Questo amore è una camera a gas". Dopo il trionfo di America, un intoppo nell’attacco di Sei nell’anima, la Nannini sembra dimenticare le parole, perde il contatto con il chitarrista: "Scusate, dobbiamo ripetere, del resto siamo in diretta dunque dobbiamo ripetere". Infine la firma, come la definisce Ambra, con la passerella in stampelle lungo il palco.

Quindi il boato per l’arrivo di Sfera Ebbasta, giubbotto di pelle bianca, il vituperato marsupio degli anni Novanta portato con nonchalance al posto della cinta, occhialini con lacrima rossa che sembrano quasi quelli che si indossano per il cinema 3D: un alieno. Che riesce però a infiammare la piazza con Tran TranRicchi per sempreSciroppoCupido per la quale chiama l’urlo di tutte le ragazze presenti in piazza. Infine, ecco Rockstar title track dell’album da settimane nei primi posti della classifica dei dischi più venduti. Sfera Ebbasta sancisce poi lo sdoganamento delle parolacce al Concertone del Primo Maggio a Roma: un 'vaffa' accompagnato dal dito medio esibito in diretta tv in prima serata su Rai3 proprio durante il suo ultimo pezzo, Rockstar appunto.

La musica italiana mette in mostra tutte le sue anime. Raccolta e intima, persino in una grande piazza stracolma come quella di San Giovanni, grazie ai due set di Max Gazzè e Carmen Consoli: il primo accompagnato da un’orchestra di archi rilegge suoi successi come Vuota dentro, La leggenda di Cristalda e PizzomunnoSotto casa Una musica può fare; la seconda in formazione con il trio acustico rilegge una delle sue canzoni di più grande successo come Amore di plastica, e ancora In bianco e neroTano e A finestra. Poi il nuovo pop d’autore si prende la scena con Ermal Meta, che fa cantare tutta la piazza con Non mi avete fatto niente Vietato morire (lui opportunamente aggiunge: “Sul lavoro”) e con l’elettronica di Cosmo, che travolge la piazza e poi vi si perde letteralmente dopo uno stage diving sul finale di L’ultima festa: “Però poi ridatecelo”, scherza Ambra rivolta alla folla in mezzo alla quale Cosmo si è letteralmente perso. Torna prepotente il pop-rock grazie a LeVibrazioni che fanno cantare la piazza sulle note di Dedicato a te, Vieni da me e la sanremese Cosi sbagliato.        

Prima del set de Le Vibrazioni, Lodo e Ambra da piazza San Giovanni a Roma si collegano idealmente con Taranto. "Il Primo Maggio è uno solo", dicono, "la competizione tra 'Primi Maggi' è la cosa più stupida che ci possa essere. Questo è il saluto di questa piazza a Taranto". Poi Lodo, da musicista a musicista, aggiunge: "Lì ci sono tanti miei amici e colleghi".

Tocca di nuovo a Lo Stato SocialeLodo smette i panni di presentatore e indossa la fascia tricolore da sindaco come tutto il gruppo e sulle note dell’Inno di Mameli la band introduce il brano classificatosi secondo all’ultimo Festival di Sanremo Una vita in vacanza. Sullo schermo intanto passano immagini sulla candidatura della band come improbabile forza politica: “Vota Stato Sociale, e sai cosa bevi”; “L’alternativa improbabile a un governo impossibile”. Poi immagini di testate di quotidiani (reali) con titoli a loro dedicati: “Fico non ha combinato nulla, il suo mandato è finito: la parola a Lo Stato Sociale”; “Lo Stato Sociale: ogni paese ha la legge elettorale che si merita”; “Più canzoni, meno consultazioni” e, infine, “Mattarella, ricordati degli amici”.
 
Divertente il siparietto, solo per la piazza durante la pubblicità, che Lodo ha dedicato a Bello Figo, “un genio della musica, che non può andare in televisione”, interpretando voce e chitarra uno dei suoi brani. Infine Lodo e soci hanno suonato Sono così indie, mentre sullo schermo passavano immagini di politici italiani, da Di Maio a Salvini da Renzi a Fico, e leader europei come la Merkel affiancata all’immagine di Hannibal the cannibal. Gran finale con la musica cinematica dei Calibro 35 e con il dj set di Fatboy Slim che tra citazioni morriconiane e beat trascinanti ha fatto ballare tutta la piazza mentre sullo schermo passavano le immagini di artisti internazionali come Prince, David Bowie e il nostro Rino Gaetano.

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Cultura

Cyberbullismo, il Moige: primo centro mobile di prevenzione

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Fa tappa a Roma la campagna contro il cyberbullismo promossa dal Movimento italiano genitori. Per combattere questo fenomeno il Moige ha messo a disposizione una unità itinerante con personale specializzato che sta effettuando il giro dell'Italia raggiungendo scuole e Comuni su tutto il territorio nazionale.
Il centro mobile è allestito con uno spazio polifunzionale con aree adibite a studio, ufficio e mini ambulatorio in cui si possono effettuare e richiedere consulenze, oltre a ricevere informazioni specialistiche da parte degli esperti della task force del Moige.

A Roma l'iniziativa ha coinvolto studenti, genitori e docenti dell'Ipseoa Pellegrino Artusi. L'incontro è stato patrocinato dall'amministrazione comunale di Roma Capitale mentre la campagna è condotta con l'ausilio della Polizia di Stato, sostenuta da Enel Cuore Onlus e Trend Micro, e patrocinata dal ministero dell'Istruzione, dal ministero delle Politiche sociali e da Anci.

Secondo i dati di una ricerca effettuata dall'Università La Sapienza di Roma un ragazzo su tre rende sempre accessibile «a tutti» il materiale condiviso tramite social e più della metà è consapevole che il materiale condiviso può essere viralizzato da altri; 9 ragazzi su 10 usano il «telefonino» sia per i social, sia per l'accesso al web, e per un uso essenzialmente ricreativo; solo 2 ragazzi su 10 invece usano tablet o pc specie per un uso di studio e/o lavoro. Il 20% dei ragazzi non riconoscono la gravità delle trasgressioni sul web.

«Il confronto e il lavoro tra coetanei sono gli strumenti più incisivi ed efficaci per contrastare il bullismo e il cyberbullismo. Si tratta di un fenomeno che riguarda non soltanto chi è direttamente coinvolto, ma anche chi assiste silenziosamente senza reagire e intervenire. Per questo è fondamentale costruire e diffondere occasioni collettive di dialogo e condivisione», sottolinea l'assessore alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.

«I recenti fatti di cronaca testimoniano ancora una volta quanto sia importante continuare ad impegnarsi per tutelare i ragazzi dal bullismo e dal cyberbullismo ed educarli ad una vita sana sia on line che off line. Si tratta di un atto di responsabilità collettiva che speriamo sia sempre piú condivisa e supportata dagli stessi ragazzi, dai genitori e dai docenti ma anche dalle Istituzioni centrali e territoriali», dichiara Elisabetta Scala, vicepresidente del Moige.

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A Roma mini cuore artificiale salva la vita a bimba di 3 anni

(Fonte: www.iltempo.it)

Un mini-cuore artificiale del diametro di 15mm e 50 grammi di peso ha salvato la vita di una bambina di 3 anni ricoverata al Bambino Gesù. L’Ospedale della Santa Sede ha ottenuto l’autorizzazione straordinaria dalla Food and Drug Administration (FDA) americana e dal Ministero della Salute italiano, per l’utilizzo di una pompa cardiaca miniaturizzata (l’Infant Jarvik 2015), la cui sperimentazione clinica partirà prossimamente negli Stati Uniti.

Il dispositivo è stato sviluppato con i fondi del National Institute of Health (NIH) all’interno del programma statunitense PumpKIN (Pumps for Kids, Infants, and Neonates), promosso dal National Heart Lung and Blood Institute (NHLBI). Scopo del programma era quello di mettere a punto il primo dispositivo miniaturizzato di assistenza ventricolare intracorporeo (VAD) per i bambini più piccoli (sotto i 25 chili di peso) tra quelli in attesa di trapianto a causa di anomalie cardiache congenite o insufficienze cardiache severe, per i quali i dispositivi già esistenti non risultano purtroppo appropriati. La FDA ha da poco approvato una sperimentazione pilota per il nuovo dispositivo, realizzato dalla Jarvik Heart Inc., che ha superato i vari ostacoli tecnici incontrati, riportando eccellenti risultati negli studi preclinici.

Affetta da miocardiopatia dilatativa e in lista di trapianto cardiaco, la bambina aveva già subito l’impianto di un Berlin Heart, un cuore artificiale paracorporeo, che necessita l’ausilio di una consolle esterna collegata con cannule al torace del paziente, e un episodio di emorragia cerebrale dal quale si sta lentamente riprendendo. Successivamente, per un recupero della funzione cardiaca, era stata tentata la rimozione del Berlin Heart senza successo. La piccola è stata quindi nuovamente assistita con un sistema temporaneo di assistenza cardiocircolatoria anche a causa di una infezione dei tramiti delle precedenti cannule. A quel punto, la sola opzione terapeutica salvavita era rappresentata dall'Infant Jarvik 2015, unica pompa intratoracica con alimentazione tramite un cavo addominale. Previo consenso della FDA, del Ministero della Salute e del Comitato Etico dell’Ospedale, l’Intervento è stato eseguito dal Dr. Antonio Amodeo e la sua équipe il 2 Febbraio e la piccola è stata estubata dopo 10 giorni. Attualmente le condizioni sono buone, in attesa del trapianto cardiaco.

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Tornano i “Cento pittori” di via Margutta

Più di cento artisti e oltre duemila opere in esposizione: dal 27 aprile al primo maggio, tornano i “Cento pittori” a via Margutta, nella storica strada dell’arte per presentare al pubblico le loro ultime esperienze artistiche. «Siamo emozionati per la rassegna – ha commentato il neo presidente Luigi Salvatori – perché ogni anno ci impegniamo per scegliere e selezionare artisti e opere nella speranza di regalare ai visitatori e alla città un momento importante di cultura. Il nostro intento è quello di promuovere l’arte e di valorizzare gli artisti». La rassegna, a ingresso gratuito, sarà aperta dalle 9 alle 21.Quella dei Cento Pittori si inserisce tra le manifestazioni della primavera romana. La mostra d’arte ha acquistato ormai il valore di una meravigliosa tradizione confermandosi uno degli appuntamenti più importanti e in una delle vie più famose del mondo. Famosa per il susseguirsi di generazioni di artisti che vi hanno dimorato dal 600 in poi. E da quelli dell’associazione dei Cento Pittori che dal 1970 espongono a cielo aperto, conferendo alla strada un particolare carattere di internazionalità grazie agli artisti provenienti da diverse parti del mondo. La mostra a ingresso gratuito dell’associazione dei Cento Pittori di via Margutta si terrà dal 27 aprile al 1° maggio, dalle 9 alle 21.

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“Pastora baila”

Quattro date ad Aprile in Italia, di cui le prime due al Teatro Olimpico di Roma giovedì 19 e venerdì 20, per lo spettacolo PASTORA BAILA della bailaora di prestigio mondiale Pastora Galvàn, una delle più rappresentative icone del baile flamenco del panorama mondiale attuale. In ogni sua celebre posa, unica come la sua inconfondibile personalità, Pastora è l’eccellente rappresentante di una stirpe di grandi bailaores, dai genitori Josè Galvan e Eugenia de los Reyes al fratello Israel, genio dell’avanguardia più credibile del flamenco, il cui difficile minimalismo ha efficacemente sintetizzato nella formula rappresentata in questo spettacolo dal potenziale di Pastora.

Tradizione e avanguardia convivono dunque in modo del tutto naturale nella performance flamenquera, e in particolare in quest’ultimo lavoro, in cui l’incommensurabile energia senza filtri di Galvàn –accompagnata da Cristian Guerrero (Cante), Ramon Amador (Guitarra) e Bobote (Palmas) – ci trasmette l’essenza di una profondità danzante che da epoche passate ci proietta verso la visione contemporanea delle sue sempre nuove avventure artistiche.

Lo spettacolo Pastora Baila è inserito nel Festival Internazionale della Danza 2018 del Teatro Olimpico di Roma, in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana.

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PASTORA GALVÀN porta nel sangue la tradizione familiare del flamenco, che ha contribuito a onorare a livello internazionale già prima degli studi presso il Conservatorio di Danza Spagnola, fino ad approdare alla fama mondiale con il suo stile innovativo eppure antico. A soli 15 anni si esibisce negli Stati Uniti con la compagnia del Teatro Flamenco di San Francisco, tenendo l’anno successivo un corso presso l’Università di Stanford ed esibendosi in Francia con la compagnia di Israel Galvàn. Da allora non ha più smesso di insegnare ed esibirsi nel mondo sia con diverse compagnie di rilievo che come bailaora solista, ottenendo diversi riconoscimenti tra cui il Premio Matilde Coral del concorso nazionale di Cordova.

Pastora Galvàn ha portato il suo baile nei più prestigiosi teatri e tablaos spagnoli e in numerose città d’Europa, Giappone, Stati Uniti, Medio Oriente e Cuba. E’ stata inoltre ospite dei maggiori festival di flamenco e danza internazionali: da Granada a Albuquerque, da Malaga a Miami ai Paesi Bassi, passando per un’eccezionale presenza alla Biennale di Flamenco di Siviglia, che ha voluto Pastora partecipe di tutte le edizioni sin dal 1998.

Tra i momenti più significativi della vita artistica di Pastora, quelli delle fruttuose collaborazioni con il fratello Israel Galvàn, che ha creato per lei alcune delle sue più spettacolari coreografie, di cui ben 5 solo nello spettacolo “La Francesa”, che l’ha vista debuttare nel 2006 come protagonista assoluta del baile.

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“Klamata Kardia – Il pianto del cuore” al Teatro Palladium

Uno spettacolo che mette in campo una riflessione su qualcosa di primitivo ma che ci appartiene tuttora: il tema della perdita, dell'abbandono, della mancanza, degli affetti scomparsi e poi ritrovati in altra forma, distrutti in frammenti e poi ricuciti nei ricordi, della violenza, della solitudine, della paura. Questo è Klamata kardìa – Il pianto del cuore,  di Maria Elena Curzi e Alessandra De Luca, liberamente ispirato alla Fedra di Seneca. Lo spettacolo, in programma il 20 aprile al Teatro Palladium nella sezione “Laboratori in scena”, è risultato dell’impegno che la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium sta mettendo in campo in progetti sperimentali presentati da giovani autori ed interpreti. 
“Si tratta di qualcosa che appartiene all’uomo primitivo, alla tragedia classica, al canto delle prefiche che ha un sapore antico e primigenio, ma anche a noi – affermano le curatrici. “Il ritmico risuonare del battito dei nostri cuori dentro e fuori di noi fa da continua base di sostegno, e dà il tempo alla vita: la materia prima con cui il teatro si confronta. 
Note di regia
Eména mu dispiàcesse, kéccia-mu, ma satti icusa i sperazziuna (A me dispiacque, piccola mia, quando ho sentito le campane a morto). Così inizia una delle nenie che intonavano in griko le prefiche salentine non troppi anni fa, ripresa poi dal documentario Stendalì – Suonano ancora di Cecilia Mangini, con testi di Pierpaolo Pasolini. Partendo da questa nenia e dal racconto mitologico della morte di Ippolito, Klamata kardìa – Il pianto del cuore ci mette davanti a un dolore da accettare. Senza sconti, senza cedere al consolatorio. Ce 'nna clàssome na clàssome /na mi' pposéssome macata (dobbiamo piangere e piangere/ senza mai riposo), continuano a dirci le prefiche, nella consapevolezza che solo l’essere attraversati fino in fondo da questo dolore ne può permettere il superamento.
Ippolito lotta contro un mostro, così come fece suo padre Teseo. Ma questa volta il mostro vince. Il suo corpo viene fatto a brandelli, impossibili da ricucire insieme. Forse però qualcosa resta intatto in chi rimane, il ricordo d’un gesto d’una sillaba.

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Andrea Pazienza, trent’anni senza

Nell’anno che segna il trentennale della sua tragica scomparsa, avvenuta a Montepulciano il 16 giugno del 1988 all’età di soli 32 anni, ARF! Festival e Napoli Comicon presentano «Andrea Pazienza, trent’anni senza», una intensa esposizione di opere originali che celebra il più eclettico e geniale autore italiano di tutti i tempi e che, finalmente, riunisce in un unico luogo le sue eredità artistiche, grazie alla preziosa collaborazione di tutti i suoi familiari. Dopo Hugo Pratt nel 2016 e Milo Manara nel 2017, gli spazi espositivi del Mattatoio di Roma (ex Macro Testaccio) ospiteranno dal 25 maggio al 15 luglio 2018 in esclusiva nazionale questa grande mostra di carattere antologico, che si propone di raccontare soprattutto l’Andrea Pazienza fumettista, con una particolare attenzione ad un’intera nuova generazione di lettori che forse l’ha conosciuto poco, attraverso una ricca selezione della sua opera: da Aficionados eLe straordinarie avventure di Penthotal dei primissimi anni ’80 al suo personaggio più celebre, Zanardi (con le tavole di Giallo scolastico, Verde matematico, Pacco, La prima delle tre, Notte di Carnevale, Cuore di mamma, Cenerentola 1987, Lupi e alcune delle straordinarie pagine di La vecchiezza è una Roma e di Zanardi medievale), passando per Tormenta e le caricature disneyane di Perché Pippo sembra uno sballato e La leggenda di Italiano Liberatore, lo spassoso Pertini, le meravigliose tavole a colori di Campofame, o ancora Francesco Stella, le Sturiellet, Una estate, la pura poesia dell’incompiuta Storia di Astarte o di Il perché della anatre, fino a quello che probabilmente è il più importante, esorcizzante e traumatizzante graphic novel italiano del XX Secolo, quel Gli ultimi giorni di Pompeo che lo ha consacrato nell’empireo della letteratura disegnata. A integrazione della narrazione a fumetti, non mancheranno brevi escursioni nel “Paz” vignettista e illustratore, con alcune delle sue opere più iconiche, così come qualche rarità (prove di layout, scritti, sketch e bozzetti) ritrovate tra le cartelle del suo immenso archivio artistico. Il catalogo della mostra sarà pubblicato da Coconino Press – Fandango Libri. «Andrea Pazienza, trent’anni senza» è prodotta da ARF! Festival e Napoli Comicon con Roma Capitale (Assessorato alla Crescita Culturale), Azienda Speciale PalaExpo e il supporto di CLES S.r.l. e con le partnership di ATAC, Arredopallet, PressUp e DYT – Do It Youself.

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Il Papa a Corviale abbraccia un bimbo che piange per il padre morto

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

(di Franca Giansoldati) – Città del Vaticano – «Aprite le porte a Cristo». Un cartello bianco, centinaia di metri di transenne, bandierine bianche e gialle, tanta folla, le buche per strada riparate. Papa Francesco va in visita al Corviale, il Serpentone, come viene chiamato il brutto 'rettile' di cemento, costruito negli anni Settanta per creare comunità ma, come dice il parroco di San Paolo della Croce, don Roberto Cassano, con il tempo è diventato un'area piena di problemi. «La situazione qui è drammatica». Il primo incontro è con i bambini che fanno il catechismo e ai piccoli Francesco affida il compito di pregare per i mafiosi, perché anche loro si convertano. Poi spiega che in paradiso ci vanno anche le persone atee, coloro che non credono in Dio, se si sono comportati bene.

A suggerire al pontefice questa riflessione è stato un bambino di 8 anni, Emanuele, da poco rimasto orfano del proprio papà. Un non credente che nonostante le proprie convinzioni ha fatto ugualmente battezzare il piccolo e gli altri tre fratellini. L'emozione per il bambino di trovarsi davanti al Papa è stata talmente grande che non è riuscito a parlare al microfono e fare la domanda prevista, come avevano fatto prima i compagni che lo avevano preceduto. «Il mio papà anche se non era credente adesso è in cielo?» 

Le lacrime di Emanuele gli impedivano di parlare al microfono. Il Papa lo ha fatto avvicinare alla sua seggiola, lo ha preso in braccio, accarezzandolo e piano piano lo ha calmato mentre i singhiozzi squassavano il piccolo, colto da una disperazione irrefrenabile. Per qualche minuto l'incontro davanti alla parrocchia si è fermato e la gente è ammutolita a guardare la scena. Piano piano il bambino ha ripreso fiducia e la fatidica domanda di dove fosse volato il proprio papà la ha bisbigliata all'orecchio. Il Papa più tardi la ha condivisa con i presenti. «Emanuele piangeva per il suo grande dolore nel cuore. Ha avuto il coraggio di piangere davanti a noi. Poco tempo fa è venuto a mancare il suo babbo che era ateo ma era un bravo padre. Ha fatto battezzare tutti i suoi figli anche se non credeva. Dio ha un cuore da padre e non abbandona mai i suoi figli. Davanti a un padre non credente e buono come era quello di Emanuele è certo che Dio lo ha accolto».  

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“Notte Tzigana” al Teatro Olimpico

Una serata all’insegna della danza e della musica tzigana e più in generale di tradizione ungherese. Protagonisti Antal Szalai, miglior violino tzigano dei nostri giorni, qui nella doppia veste di violinista e direttore della Orchestra Tzigana di Budapest, da lui fondata, e la Compagnia Zigana Clan. Otto i musicisti sul palco, in abiti tradizionali, per eseguire un repertorio di antica tradizione, fatto di accelerazioni e crescendo, ripetuti glissando di violini e difficilissimi assoli dei solisti (violino, cimbalom, clarinetto, contrabbasso), ma con momenti anche di intenso e nostalgico lirismo. Recuperando quella musica popolare ungherese che in passato tanto ha influenzato la musica dei compositori ‘classici’, brani come le Danze ungheresi di Johannes Brahms e la Seconda Rapsodia ungherese di Franz Liszt saranno eseguite mettendo in risalto il temperamento proprio di questa musica; e accanto a queste, sarà proposto l’ascolto di musiche popolari della cultura ungherese, tzigana e le celebri csárdás. Elemento principale dello stile popolare ungherese continua ad essere la danza, della quale la csárdás è la massima espressione. Tipico ascoltarla e vederla ballare ancora oggi nelle taverne ungheresi, il suo carattere si fonda su un ritmo binario sincopato ed è articolata in due sezioni di andamento opposto: lento e rapido, in coppia e in gruppo. Per comprendere la musica tzigana e chi la esegue ci viene incontro lo stesso Antal Szalai, che racconta: “Gli tzigani sono persone molto caratteriali e la musica tzigana viene dal cuore. C’è molto sentimento ed è romantica”. Dimenticate quindi le imitazioni! Non vi è alcun atteggiarsi o pretesa, si suona con passione vera e autenticità. La condivisione, la libertà, il dramma, la tensione sono al centro di questa Notte Tzigana poiché danzando e suonando senza mai stancarsi si celebra la gioia di vivere ad ogni istante.

Martedì 17 e mercoledì 18 Aprile / ore 21
TEATRO OLIMPICO

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Race for the cure, a Castel Romano screening senologico gratuito

(Fonte: www.repubblica.it)

Screening senologici gratuiti su prenotazione. Sarà possibile farli venerdì 20 e sabato 21 aprile presso il Castel Romano Designer Outlet, che sostiene nei mesi di aprile e maggio il progetto benefico Race for the Cure Roma, tappa principale della più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo.

L’evento è organizzato dall’associazione Susan G. Komen Italia, che utilizza i fondi raccolti dal progetto per realizzare programmi di prevenzione e di supporto alle donne operate. Presso il Centro McArthurGlen di Castel Romano tutte le donne avranno la possibilità di effettuare gratuitamente degli screening senologici su prenotazione, grazie all'ausilio dell'Unità Mobile di mammografia di Komen Italia.
 
La madrina Maria Grazia Cucinotta, da anni al fianco dell’Associazione, sarà presente alla prima giornata di screening per sostenere e diffondere sempre di più l’importanza della prevenzione. La partecipazione al programma di screening è riservata a tutte le donne interessate al di fuori della fascia di età coperta dallo screening regionale, che non abbiano mai effettuato esami di prevenzione o che non li facciano da oltre 12 mesi.
 
Per partecipare allo screening è necessario prenotarsi: tutte le informazioni si possono trovare su www.mcarthurglen.it/castelromano