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Roma, dall’Atac in crisi premi agli autisti per fare più corse

(fonte: la Repubblica, di Cecilia Gentile) – "Più corse fai, più soldi ricevi" . Questo in sostanza il senso dell'accordo " storico", secondo la definizione di Atac, siglato tra l'azienda capitolina dei trasporti e da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl autoferrotranvieri e Faisa Confail. Il guaio è che i mezzi sono scassati e non camminano. Potrà il premio di produttività realizzare il miracolo di farli marciare di nuovo?

"Questa è una presa in giro: Atac non ha i soldi per la manutenzione delle vetture ed elargisce premi ad autisti e operai? – attacca Claudio De Francesco, segretario generale Mobilità per Faisa Sicel – La verità è che vogliono spingere gli autisti a uscire in strada anche con vetture non perfettamente funzionanti, ad esempio con gli impianti di aria condizionata guasti". "Il premio è fondato su un budget chilometrico tarato sulla vetustà dei mezzi e sul rapporto mezzi personale dei singoli depositi", risponde Daniele Fuligni, che per Filt Cgil ha firmato l'accordo.

I premi scattano quando, nel trimestre luglio-settembre, la singola rimessa raggiunge un determinato valore di produzione: per Tor Sapienza 2.984.006 km, per Portonaccio 2.401.990, Tor Vergata 2.521.882, Tor Pagnotta 2.964.926, Acilia 1.410.362, Magliana 2.724.386, Grottarossa 4.358.243. Per la rimessa di Porta Maggiore, dove il periodo di tempo è dilatato fino a novembre per i lavori sui binari, la soglia da superare è di 1.133.990 km.

L'accordo prevede anche una gradualità dei premi a seconda dei giorni di presenza e di guida effettiva del lavoratore, tenuto conto delle ferie programmate: 350 euro in busta paga entro novembre in caso di zero assenze e zero mancata guida effettiva, 230 euro con 2 giorni di assenza o mancata guida effettiva, 170 euro con 5 giorni di assenza o mancata guida effettiva. Saranno inoltre premiati con una ulteriore somma gli autisti e operai delle rimesse che raggiungeranno livelli di produzione superiori al 102% del valore indicato.

E se per far marciare i mezzi Atac ricorre al premio di produttività, il Campidoglio rilancia la cura del ferro, chiusura dell'anello ferroviario e nodo del Pigneto in primis, siglando un accordo di programma con Rfi, Rete ferroviaria italiana, e Fssu, Ferrovie dello Stato sistemi urbani, "È un protocollo che coniuga mobilità e urbanistica " , dichiara la sindaca Virginia Raggi. "Abbiamo rimesso in ordine tante iniziative intraprese negli anni e per varie ragioni mai portate a termine", chiarisce Maurizio Gentile, ad di Rfi. Le opere elencate nell'accordo sono tante, ma per molte i tempi rimangono incerti, così come i finanziamenti.

Per la chiusura dell'anello ferroviario da Vigna Clara all'innesto sulla Roma Firenze il costo stimato è di 570 milioni interamente finanziati da Rfi, grazie all'accordo di programma con il Mit, manca però il cronoprogramma degli interventi. Tra le opere già iniziate c'è anche il completamento del nodo Pigneto, dove le ferrovie regionali incroceranno la metro C. Il Comune ha ceduto un parcheggio sulla Tiburtina a Rfi per un controvalore di 12 milioni che, integrato ai fondi già impegnati dalla controllata di Fs, permetterà di tombare completamente il vallo ferroviario che separa la Prenestina dalla Casilina. L'assessore regionale ai Lavori pubblici Mauro Alessandri ci tiene a chiarire che "l'investimento per la chiusura dell'anello è previsto all'interno dell'accordo di programma da 2,7 miliardi sulla rete ferroviaria del Lazio sottoscritto tra Regione e Rfi all'inizio del 2018, mentre per il nodo del Pigneto la Regione ha erogato 24 milioni".

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Roma, paura al parco: catturato un boa constrictor lungo più di due metri

 (Fonte: www.repubblica.it)
(di Luca Monaco)Un pericoloso esemplare di boa constrictor, lungo oltre due metri, è stato catturato lunedì sera lungo il vialetto di terra battuta che separa i giochi dei bambini del parco Scott, all'Ardeatino, dal greto dell'Almone. Il rettile è stato catturato dai guardiaparco dell'Appia Antica allertati da un gruppo di cittadini ed è stato traferito al Centro recupero fauna selvatica del parco dell'Appia antica.
La prima incrociare il serpente è stata la madre di una bimba di due anni, dopodiché è intervenuto un altro cittadino che portava a spasso i suoi due schnauzer nani ed ha impedito al boa di scappare in attesa che arrivassero i guardiaparco. Gli esperti per la tutela degli animali l'hanno fatto strisciare dentro un secchio bianco tra gli applausi dei curiosi, che hanno filmato la scena col cellulare.   
Non si trattava dunque di una leggenda urbana. La caccia al rettile era scattata in seguito alla prima segnalazione corredata da un video consegnato ai guardiaparco dell'Appia Antica oltre un mese fa. Le ricerche hanno coinvolto gli uomini del Cites dei Carabinieri.
"Hanno battuto tutto il parco per oltre una settimana – racconta la presidente di Retake Roma Ardeatino, Valentina Malatesta – l'hanno cercato perfino con i cani, ma non si trovava. Perché questo tipo di serpenti, ci hanno spiegato, la notte dorme sugli alberi. Il giorno cerca il sole e l'acqua".
Probabilmente il boa è stato abbandonato da un privato, una volta cresciuto troppo. "Si è nutrito di topi e piccoli rettili", spiegano i guardiaparco dell'Appia Antica. E' un animale timido, ma è dotato di un morso potente e poteva diventare pericoloso se qualcuno per sbaglio lo avesse calpestato o per i cani di piccola taglia.
 "Una storia a lieto fine – dice Malatesta – che però induce due riflessioni. Anzitutto invitiamo i cittadini a non abbandonare gli animali selvatici, ma a rivolgersi alle autorità qualora se ne volessero disfare. Dopodiché è chiaro che se la vegetazione incolta lungo la rete che separa il parco dall'Almone fosse stata curata, la cattura del rettile sarebbe stata molto più agevole". In ogni caso il boa di parco Scott è stato filnamente catturato. 

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Romanina: notificate 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio e rapina

Ieri mattina, gli agenti della Polizia di Stato del commissariato Romanina, diretto da Laura  Petroni, così come disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, hanno dato esecuzione a 3  ordinanze di applicazione di misure cautelari personali per le ipotesi di reato di tentato omicidio e rapinain concorso, a carico di: C. F. detto “Massimo” del 1976, con precedenti di polizia per delitti contro il patrimonio e la persona;  C. G. detto “Pippo” del 1999, con precedenti di polizia per delitti contro il patrimonio, figlio di C. F.  ed un bosniaco R.S. del 1987, con precedenti di polizia per delitti contro la persona ed il patrimonio.

L’attività investigativa ha avuto inizio a seguito di una violenta aggressione avvenuta nel novembre 2017 in via Fratelli Marchetti Longhi nei confronti di un cittadino nigeriano che, dopo essere stato rapinato dei propri effetti personali e colpito al torace con numerosi fendenti, veniva trasportato, in codice rosso, al Policlinico “Casilino” e ricoverato in prognosi riservata.

Nonostante la gravità delle ferite, la vittima riusciva a raccontare ai poliziotti la dinamica di quanto accaduto: nella tarda mattinata del 24 novembre u.s. aveva visto C. F. e suo figlio C.G. insieme a R. S., intenti ad impossessarsi di effetti personali e capi di abbigliamento (40 paia di scarpe) che poi venivano venduti nei mercatini rionali, prelevandoli da un furgone adibito a “magazzino”, parcheggiato all’interno del cortile dell’abitazione di via Fratelli Marchetti Longhi. A quel punto la vittima, dopo aver sfilato le chiavi del mezzo per  impedirgli di allontanarsi, chiedeva spiegazioni su tale attività ma per tutta risposta, veniva prima percosso da C. G. che cercava di riprendersi le chiavi del mezzo e poi colpito con fendenti da C.F., presumibilmente con un cacciavite.

Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma – Gruppo reati contro il patrimonio, consentivano agli investigatori di ricostruire dettagliatamente l’intera vicenda attraverso le dichiarazioni della vittima e dei testimoni, dalle quali emergeva una chiara condotta criminale, continuata nel tempo, soprattutto da parte di C.F. e da suo figlio C.G..

Dalle testimonianze inoltre, emergeva un clima di forte tensione tra gli “inquilini” (10 famiglie) dei monolocali di proprietà di una famiglia appartenente a noto clan criminale, costruiti all’interno del cortile sito in via F. Marchetti Longhi ed  i predetti proprietari, in quanto la volontà dei primi ad avere un regolare contratto d’affitto, si scontrava con quella dei secondi che, operando in spregio a tutte le normative, quando veniva richiesto loro di formalizzare il contratto di locazione con regolare atto scritto, facevano valere, ogni qual volta ce ne fosse stato bisogno, la forza del gruppo.

In un’occasione, il C.F. cambiava arbitrariamente la serratura di un immobile affittato, sottraendo, con la violenza, effetti personali (televisori, vestiti, scarpe, piccoli oggetti in oro) a titolo di “risarcimento” per asseriti mancati introiti d’affitto arbitrariamente aumentato, giungendo persino, in un’altra occasione, a togliere gli infissi (porta e finestre) ad un monolocale per renderlo inutilizzabile.

Al termine delle operazioni di rito,  C. G. e R. S. venivano associati presso il carcere “Regina Coeli” mentre a carico di C. F., il provvedimento restrittivo gli veniva notificato presso il medesimo Istituto Penitenziario, dove si trova ristretto per medesimi gravi reati.

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Castel Romano, sassi contro le auto per rapinare i conducenti. La Stradale: non fermatevi

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
(di Raffaella Patricelli)Indagini serrate da parte della Polizia Stradale di Aprilia sulla serie di danneggiamenti avvenuta nella notte sulla Pontina in direzione di Roma all’altezza di Castel Romano: almeno 6 automobili sono state raggiunte da alcuni sassi. Due persone sono rimaste ferite, per fortuna in modo non grave. Il sasso ha sfondato il parabrezza, ma il conducente ha proseguito la marcia. Gli agenti – diretti dal comandante Massimiliano Corradini – stanno indagando per rintracciare i responsabili. Per puro caso infatti la sassaiola non è degenerata in una tragedia. Non è la prima volta che capita: mesi fa fu preso di mira anche un pullman Cotral. Questa volta però il sospetto è che ignoti lancino sassi per far fermare gli ignari automobilisti per poi rapinarli. Per questo la Stradale consiglia di non fermarsi se si dovesse venire coinvolti in un caso del genere. 

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Roma, via Colli della Farnesina chiusa dal Comune e aperta dai residenti

(Fonte: Corriere della Sera, di Claudio Rinaldi) – Nella città dove bastano tre ore di pioggia intensa per mandare in tilt la circolazione, succede anche che una strada venga chiusa a tempo indeterminato nonostante le proteste degli abitanti del quartiere. La causa è banale: la potatura degli alberi. È normale infatti che il verde venga curato, asportando i rami ingombranti. Anzi, è quello che chiedono i romani per evitare che querce, platani e pini diventino ostacoli pericolosi e inaspettati. Decisamente meno normale è però scoprire che quella strada chiusa il 30 giugno dopo più di venti giorni sia ancora abbandonata a se stessa, sbarrata con un bel cartello che ne indica il divieto di transito. Se poi si considera che non stiamo parlando di un’arteria secondaria insignificante, bensì di via dei Colli della Farnesina, snodo importante che da via della Camilluccia porta a via del Foro Italico offrendo dunque un’alternativa al traffico di ponte Milvio e di via Cassia, la faccenda si fa ancor più seria.

Ma non è finita qui. La strada è sì formalmente chiusa perché invasa dai rami tagliati che la restringono a una sola carreggiata, ma è di fatto aperta. Qualcuno infatti stanco di aspettare che gli alberi vengano rimossi, invece di allungare di alcuni chilometri il suo ritorno a casa ha pensato bene di spostare le barriere. Risultato: via dei Colli della Farnesina è chiusa, ma aperta. Le transenne ci sono, ma di lato. Una corsia è invasa dai rami lasciati sull’asfalto e l’altra dalle macchine e dai motorini che si incrociano nei due sensi di marcia, accentuando così solo il pericolo di incidenti. E i vigili? «Passano due o tre volte al giorno», commenta il portiere del condominio al civico 144. «Vengono, si fermano, rimettono a posto le barriere e vanno via. Dopo mezz’ora però la situazione torna come prima: qualcuno si infastidisce, scende dalla macchina, sposta le transenne lasciando libero il passaggio. E piano piano la circolazione riprende come se la strada fosse regolarmente aperta». In effetti nessuno tra automobilisti, tassisti e motociclisti si preoccupa del divieto. Tutti rallentano, aspettano che la strettoia d’ingresso sia libera e attraversano la via per entrare nei complessi residenziali o per raggiungere la zona nord della città.

Dario è un avvocato, ha uno scooter e abita in via Cortina d’Ampezzo. È consapevole di commettere un’infrazione, ma si giustifica così: «Sono passati più di venti giorni. Abbiamo aspettato, ma nessuno si è preoccupato di risolvere il problema. E allora meglio fare da soli». «Sì è vero, il pericolo c’è – commenta una signora dalla sua auto -. Chi passa da qui sa però che deve ridurre la velocità. D’altronde se il Comune non ci aiuta, ci aiutiamo da soli». Non ci sono solo cittadini stufi di aspettare, ignorano indisturbati i cartelli persino le camionette dell’Ama e gli autobus «fuori servizio» dell’Atac. Non il 188 però, la linea circolare devia il suo percorso e dal capolinea in largo Diaz attraversa via Cassia, piazza dei Giuochi Delfici e via Nemea. «Per arrivare alla fermata più vicina – si lamenta il signor Massimo, 76 anni – ora devo fare quasi un chilometro. Le sembra giusto? E solo perché nessuno si è degnato di completare il lavoro. Fanno bene i cittadini che da soli hanno riaperto la strada, ormai possiamo contare solo su noi stessi».

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Punto Donna, Marino: Roma è sicura e i reati sono in decrescita

Paola Guerci, nella sua rubrica “Punto Donna”,  parla di sicurezza. Oggi, infatti, si è espresso il questore di Roma Guido Marino, dedicando ampio spazio proprio sulla sicurezza e sulla sua percezione della sicurezza. Marino ha sentito l’esigenza di sottolineare il trend negativo dei dati sui reati perpetrati e, allo stesso tempo, l’ampiezza del fenomeno di percezione d'insicurezza dei cittadini romani: uno su tre, per l’appunto, non si sente sicuro nel proprio quartiere. Il questore ha evidenziato che Roma è una città sicura e che il tema della percezione è contrassegnato da una forte dose di retorica e di scarsa informazione. Secondo Guido Marino è necessario evitare l’allarmismo mediatico, che è ciò che trasmette insicurezza. D’altro canto, "nei grandi eventi che la Capitale ha ospitato, non c’è mai stato alcun problema né scontro. E questo perché la Polizia di Stato è affidabile e composta di professionisti".

Il questore si esprime anche sull’arrivo in dotazione dei teaser: “L’ntroduzione, l’uso e i limiti dello strumento sono sottopostoi alla disciplina e alle direttive che riguarderanno la questura di Roma come tutti gli uffici della Polizia. In dotazione alla Polizia ci sono poi altri strumenti collaudati come, per esempio, lo spray al peperoncino.

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Ostia Antica, in fiamme il ristorante “Al contadino”. “Si valuta l’ipotesi attentato”

(Fonte: la Repubblica, di Federica Angeli) – Poco dopo la mezzanotte un incendio doloso ha distrutto il ristorante Al Contadino in Via della Macchiarella 128 a Ostia Antica. Il locale sottratto a coloro che sono stati indicati dall'operazione Alba Nuova come i prestanome del clan Fasciani, la famiglia Ciolli, è gestito da due anni dagli stessi amministratori giudiziari che gestiscono lo stabilimento Village e tutti i beni sottratti al clan di don Carmine.

Lo scorso giugno Al Contadino è passato dal sequestro alla confisca, come tutti i beni dei Fasciani su disposizione del presidente del tribunale per i beni confiscati Gugliemo Muntoni. Il rogo del locale arriva a tre giorni dall'aperitivo della Legalità organizzato dall'associazione Antimafia Noi proprio in quello che è stato lo stabilimento a loro sottratto. E arriva anche dopo una serie di angherie e dispetti durati mesi.

I Ciolli mandati via dal Contadino hanno aperto un ristorante a pochi metri da quello e sulla loro pagina Facebook, ancora intestata al vecchio locale, hanno scritto il 4 luglio un post in cui, parafrasando i nomi dei due amministratori giudiziari, Angelo Oliva e Francesca Bastiani, accusano loro di andare a braccetto con l'illegalità. Diverse autobotti dei vigili sono ancora al lavoro per domare le fiamme. Sull'episodio indaga la procura di Roma.

L’Associazione Antimafia NOI esprime totale solidarietà agli amministratori e ai dipendenti del ristorante, per quella che sembra essere, a tutti gli effetti, un’azione intimidatoria. “A tre giorni dall’Aperitivo per la legalità, un atto inqualificabile che ha colpito gli amici che, insieme a NOI, stanno lavorando per riportare la legalità nel X Municipio”, ha commentato Massimiliano Vender, presidente dell’Associazione, il quale prosegue sottolineando che “noi non abbiamo paura e continueremo a impegnarci per impedire che simili avvenimenti possano minare il cammino che abbiamo iniziato e che proseguirà con rinnovato vigore. Voi volete distruggere il presente, NOI vogliamo costruire il futuro. Lanceremo un appello a tutti i nostri iscritti per ricostruire insieme il locale andato in fiamme”.

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E’ morto Sergio Marchionne, l’uomo che salvò l’auto italiana. Elkann: “Per sempre riconoscenti”

(Fonte: la Repubblica, di Paolo Griseri) – Aveva pianificato tutto, una pausa di pochi giorni per poi tornare immediatamente al lavoro. Marchionne, 66 anni compiuti a giugno, è morto all'ospedale universitario di Zurigo dove era stato ricoverato il 27 giugno per un intervento alla spalla destra. John Elkann, il presidente della holding Exor e della stessa Fca, ha affidato a poche righe il suo pensiero: "E' accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Sergio, l'uomo e l'amico, se n'è andato. Penso che il miglior modo per onorare la sua memoria sia far tesoro dell'esempio che ci ha lasciato, coltivare quei valori di umanità, responsabilità e apertura mentale di cui è sempre stato il più convinto promotore. Io e la mia famiglia gli saremo per sempre riconoscenti per quello che ha fatto e siamo vicini a Manuela e ai figli Alessio e Tyler. Rinnovo l'invito a rispettare la privacy della famiglia di Sergio".

L'ultima uscita pubblica del manager era stata due giorni prima del ricovero, a Roma, alla consegna di una Jeep all'Arma dei carabinieri. Era già affaticato, chi lo ha visto quel giorno ricorda che parlava con difficoltà. Ma per lui, figlio di carabiniere, quell'appuntamento era irrinunciabile. È stato il suo ultimo saluto, per molti aspetti simbolico, la chiusura del cerchio di un'esperienza umana e professionale.

Dopo l'intervento alla spalla destra, a fine giugno, le sue condizioni parevano nella norma. Dieci giorni fa l'aggravamento per quelle che i sanitari hanno definito "complicanze postoperatorie". La situazione sarebbe precipitata all'inizio di questa settimana. L'amministratore delegato di Fca ha perso conoscenza. Venerdì John Elkann ha constatato che "Marchionne non potrà tornare a fare l'amministratore delegato".

Era arrivato a Fca nel 2003, come consigliere di amministrazione. Avrebbe assunto la carica di ad l'anno successivo. "Perdiamo due milioni di euro al giorno, la situazione non è semplice", aveva constatato. La rinascita di Fca dopo la rottura del patto con Gm e la restituzione dei debiti alle banche, è stato il suo primo successo. L'azienda è solida ma il vento della crisi mondiale mette di nuovo tutto in difficoltà. Nel 2009 Marchionne cerca la salvezza nel salvataggio di Chrysler e nella fusione di Fiat con la casa americana. Con Fca nasce un colosso da 4,5 milioni di auto all'anno, il settimo costruttore mondiale. Nel 2010 lo scontro con la Cgil. Marchionne chiede la rinuncia allo sciopero, come aveva ottenuto in America. I sindacati si dividono. Il piano Fabbrica italia, travolto dalla crisi globale, non viene realizzato. Nel 2014 Marchionne fissa un nuovo obiettivo: entro fine 2018 azzeramento dei debiti e della cassa integrazione. Il primo viene centrato, la cassa riguarda ancora il 7 per cento dei dipendenti. Era il 27, quattro anni fa. Negli ultimi anni Marchionne tenta un nuovo accordo con Gm per creare il primo produttore mondiale e risparmiare sugli investimenti. Da Washington arriva un "no". Nel 2017 annuncia la sua uscita di escena da Fca. Dopo aprile 2019 sarebbe rimasto presidente di Ferrari.

Negli ultimi giorni Marchionne è stato assistito dai due figli, Alessio Giacomo e Johnatan Tyler, e dalla compagna Manuela. Già sabato i consigli di amministrazione hanno nominato i successori. In quel giorno, quando si è capito che le sue condizioni di salute erano ormai disperate, è stato sostituito negli incarichi da Mike Manley che oggi debutta davanti ai mercati come nuovo amministratore delegato, presentando i risultati semestrali del gruppo Fca. Gli ultimi raggiunti sotto la guida di Marchionne.

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Incendi ad Atene, si temono cento morti. Giallo sulle cause, il governo sospetta azione dolosa

 

(Fonte: la Repubblica) – ATENE (GRECIA) – L'ultimo bilancio ufficiale (Ore 7:00 del 25/7/2018) – Mentre finisce la prima notte dopo il dramma – è di 79 vittime accertate e almeno 550 feriti, tra cui 16 bimbi in gravi condizioni. Finora non ci sono italiani irreperibili. Ma le autorità locali temono che le vittime possano essere anche cento tra le migliaia di persone in  fuga dal nelle 24 ore di fiamme in due grandi foreste che lambiscono Atene e che centinaia di vigili del fuoco non riescono a domare, anche a causa del forte vento. Il premier Tsipras ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale, lo stato di emergenza e chiesto l'aiuto dell'Unione Europea.

La maggioranza delle vittime è stata ritrovata senza vita in casa o nell'auto, nel resort marino di Mati, una località turistica costiera nella regione di Rafina, a circa 40 km a nordest di Atene. Nella stessa località 26 corpi carbonizzati sono stati rinvenuti nel giardino di una villa. Altre vittime sono state trovate abbracciate l'una all'altra sulla spiaggia di Argyri, sempre a Mati: i corpi, tra i quali quelli di bambini, giacevano a una trentina di metri dal mare, nelle vicinanze di un ristorante molto frequentato. Nello stesso punto sono state trovate decine di automobili carbonizzate.  Sono almeno 550 le persone rimaste ferite negli incendi, almeno 16 i bambini in gravi condizioni, ha riferito la Croce Rossa.

Grecia, emergenza incendi: il villaggio di Mati è un cumulo di cenere

A migliaia, con i corpi neri dalla fuliggine, si sono riversati sulle spiagge o sono saliti su imbarcazioni per sfuggire alle fiamme. Navi militari sono state dislocate lungo le coste delle zone colpite da incendi, per evacuare via mare la gente intrappolata dai roghi. Cinque persone che si erano gettate in mare per sfuggire agli incendi che li avevano circondati nei pressi di Rafina, a nord di Atene, sono state salvate da una nave traghetto. 

Altri cinque, invece, non ce l'hanno fatta. L'ultimo corpo recuperato è quello di un uomo, che si presume sia affogato tentando di scampare alle fiamme. Gli altri cadaveri sono di tre donne e un bimbo. E si teme per la sorte di due turisti danesi, che con altre persone – tutte messe in salvo – hanno utilizzato un gommone per sfuggire ai roghi. L'Unità di crisi della Farnesina sta verificando l'eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Sono circa 700 le persone salvate fino ad ora dalla Guardia Costiera.

"Per fortuna c'è il mare, siamo scappati in mare, perché le fiamme ci stavano inseguendo fino in acqua". Lo ha detto un testimone, Kostas Laganos, scampato alle fiamme in Grecia, citato dalla Bbc online. Il fuoco "ci ha bruciato la schiena e ci siamo tuffati in acqua. Ho detto 'mio Dio, dobbiamo correre a salvarci'".

Grecia, incendi. I superstiti di Mati: "Ci siamo tuffati in mare per salvarci" 

Un secondo rogo sta devastando le pinete in una zona a 50 chilometri a ovest di Atene. Il fumo denso, arrivato fin sulla capitale, ha costretto alla chiusura della principale autostrada di collegamento con il Peloponneso.

Al momento, hanno riferito i pompieri, ci sono ancora tre incendi in corso nella regione dell'Attica, ma altri roghi minacciano anche altre zone del Paese, in particolare a Corinto, nel Peloponneso e nell'isola di Creta. A rendere difficile il lavoro dei vigili del fuoco è il forte vento. Il portavoce del governo, Dimitris Tzanakopulos, ha annunciato per oggi l'arrivo di Canadair dalla Spagna e di volontari da Cipro.

Atene, emergenza incendi: le fiamme si avvicinano alla città

Soccorsi europei stanno affluendo anche in Svezia, dove da giorni si combatte contro le fiamme, con alcuni dei peggiori incendi boschivi che il Paese abbia mai visto. Dopo l'appello all'Ue lanciato da Stoccolma, Francia, Germania e Danimarca hanno inviato oltre 100 persone mentre la Polonia ne ha inviate 139 insieme a un gruppo di autopompe. Anche l'Italia ha messo a disposizione due Canadair, così come il Portogallo, mentre elicotteri sono arrivati da Norvegia, Germania e Lituana.

Ancora ignote le cause dell'incendio, ma il governo greco sospetta che siano di natura dolosa. "Nulla resterà senza risposta" ha dichiarato il premier greco Alexis Tsipras. Le fiamme sono divampate in luoghi diversi e distanti tra loro e anche per questo lo stesso Tsipras, in mattinata, aveva parlato di "incendi asimmetrici". Alcuni media greci ipotizzano, inoltre, che piromani siano entrati in azione per saccheggiare le case abbandonate dai turisti o per motivi di speculazione edilizia.

Il precedente di Olimpia. La Grecia ha vissuto altri tragici precedenti di devastanti incendi: undici anni fa, nel 2007, una serie di roghi divampati nell'ultima settimana di agosto, costarono la vita a 67 persone. Le fiamme interessarono principalmente il Peloponneso occidentale e meridionale e l'Eubea meridionale. Il fuoco minacciò anche la distruzione della città antica di Olimpia, evacuata il 26 agosto. Negli oltre 3mila incendi boschivi, di origine dolosa e favoriti dalle altissime temperature di quell'estate, sopra i 40 gradi, e dalla siccità, andarono in fumo 2.700 metri quadri (370 mila acri) di foreste, oliveti e vigne. Oltre 2.100 edifici furono distrutti dalle fiamme.

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L’intervento di Strasburgo su Camping River, Paciocco: “Non abbiamo violato diritti umani, la Corte chiede solo di visionare dei documenti”

A Radio Roma Capitale Cristiana Paciocco, consigliera comunale e membro della commissione Politiche Sociali e Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, si sono espressi sulla questione dello sgombero di Camping River, sospeso dalla Corte di Strasburgo.

La consigliera comunale, convinta del lavoro dell’amministrazione, sottolinea la decisione del Campidoglio di continuare con il piano varato dal Comune: “Noi – sostiene la consigliera del M5S – abbiamo le idee molto chiare: abbiamo un piano che sta procedendo da un anno e che è stato riconosciuto anche a livello europeo. La corte ha chiesto solo l’invio della documentazione sul lavoro prodotto sul campo e sulle soluzioni alloggiative. Per quanto ci riguarda, si arriverà all’allontanamento delle persone al fine di garantire la salute di tutti. I campi, infatti, sono diventati veri e propri ghetti ed è proprio lì vengono che vengono quotidianamente violati i diritti umani. Noi stiamo violando alcun diritto umano".

Di parere opposto, invece, è il presidente dell’associazione 21 luglio. Stasolla, infatti, ha evidenziato che la Corte Europa interviene con molta oculatezza: “Strasburgo interviene in casi di eccezionale gravità. Nel caso specifico, la Corte è intervenuta su richiesta dell’Associazione 21 Luglio su 3 punti specifici. Sono state richieste delucidazioni su come è avvenuto il superamento dell’insediamento, sulle ragioni del successo e sulle soluzioni abitative proposte: lo sgombero è stato solo sospeso per ora, solo se ritiene che ci possano essere realmente violazioni dei diritti umani. Entro le 12:00 di oggi il Comune dovrà fornire i documenti alla Corte”.

L’amministrazione comunale ha deciso recentemente di prorogare la scadenza dell’adesione al Piano: "Per aderire, serve coraggio. Ma chi lo ha fatto può valutare la bontà delle misure – spiega Cristiana Paciocco – che sono finalizzate all’inclusione sociale. Per esempio, ci sarà aiuto nella ricerca dell’alloggio, che è un passo difficile, visto che  sono in molti ad avere pregiudizi sui Rom. Sostegno verrà prestato anche nell’inserimento lavorativo attraverso la formazione. Serve un percorso – specifica Paciocco – che includa tutto il nucleo familiare e che migliori la qualità della vita. E’ stata accertata la totale inadeguatezza della vita all’interno dei campi. Abbiamo cercato di incrociare le potenzialità delle persone con le nostre politiche. In questo senso, una delle iniziative che ha creato maggiormente dibattito è la possibilità di rientro assistito. Su questo punto, la Paciocco ha voluto sottolineare la ricerca di forza lavoro esistente in Romania. "La cosiddetta "terza via”, però – dice il presidente dell’Associazione 21 Luglio – ha riguardato 14 persone. Si prendono solo in giro i cittadini e la situazione non viene risolta. Inoltre, le soluzioni alloggiative sono inadeguate: nessuno affitterà a persone senza reddito sulla base della promessa di un incentivo del Comune: c’è molta sfiducia: i membri del campo si sentono derisi.

La Paciocco, ha parlato anche del supporto necessario da parte del governo e del ministro Salvini, il quale è sembrato porsi non proprio sulla stessa linea dell’amministrazione Raggi: "Dal governo, ci aspettiamo supporto: questo è l’unico percorso possibile per arrivare alla chiusura dei campi”. Rispetto a questo, Stasolla specifica le conseguenza del patto di governo tra Lega e M5S sulla questione Rom a Roma: “E’ iniziato un processo di salvinizzazione della giunta Raggi. Se dichiarata l’unità di intenti, tale rapporto sarà consolidato e sappiamo benissimo che la soluzione per Salvini è la ruspa. La sindaca Raggi potrebbe anche prendere le distanze, ma notiamo che da aprile in poi, la questione di Camping River è peggiorata moltissimo.

I prossimi campi ad essere chiusi, secondo il piano, saranno quelli della Barbuta e della Monachina al VII Municipio: "Le procedure sono a buon punto – dice la consigliera del M5S – Avremo tempi più ampi rispetto a Camping River: ci vorranno 3 anni. Su quest’ultimo, infatti, abbiamo dovuto agire tempestivamente per via  dell’esistenza di una situazione di emergenza. E’ stato un bel banco di prova per andare rapidamente in seguito.Su questo, Stasolla sentenzia: “L’incompetenza del M5S sbalordisce. Sulla Barbuta il bando non è ancora stato vinto da nessuno , mentre alla Monachina le operazioni non sono ancora iniziate. Prendere tempi così dilatati (3 anni) per intervenire sul superamento dei campi rom conclude Stasolla – significa non assumersi le proprie responsabilità.

Insomma, Carlo Stasolla e Cristiana Paciocco, evidentemente non sono d’accordo. Al momento non c’è molto da fare, se non aspettare  la risposta di Strasburgo prima di pianificare. In ogni caso, l’incontro in giornata tra il ministro Salvini e Virginia Raggi potrebbe porre le basi per una collaborazione più stretta sugli sgomberi dei campi nomadi che il Comune di Roma vuole definitivamente superare. 

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