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Camping River, Polizia di Roma Capitale: “Spray al peperoncino? Non è vero, tutto è stato filmato e sarà consegnato in Procura”

In seguito alle proteste e alle voci circolate sulle modalità usate nel portare avanti lo sgombero del Camping River, la Polizia di Roma Capitale si è espressa via Facebook, specificando che nulla di quanto circolato corrisponda a verità. In particolare, ci si riferisce all'uso dello spray al peperoncino.

"Il Comando del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale fa presente che le operazioni in corso al Camping River si stanno svolgendo in maniera del tutto pacifica. Sono false le voci secondo le quali sarebbe stata usata violenza ai danni dei residenti e utilizzato lo spray al peperoncino. L’ingresso al campo è avvenuto insieme al personale dei servizi sociali di Roma Capitale che ha da subito offerto assistenza alloggiativa alternativa, accettata da alcuni nuclei familiari. L’intera attività è stata video registrata, a testimonianza della correttezza e del rispetto mostrato dai nostri agenti nei confornti di donne, uomini e soprattutto bambini. Tutti i filmati saranno consegnati alla Procura della Repubblica".

In serata inoltre, ci sono stati vari disordini. Alcuni rom hanno deciso di rientrare nel campo. Quando le forze dell'ordine hanno tentato di fermarli sono volati sassi, tanto che un vigile è rimasto ferito. Alla fine, i rom sono stati allontanati di nuovo tra le grida di "razzisti" degli ormai ex-inquilini del Camping River.

Anche la questione della Corte di Strasburgo pare essersi risolta. La sindaca Virgina Raggi ha dichiarato in merito: "La Corte europea ci dà ragione. Lo sgombero al camping River è corretto. La “terza via” per il superamento dei campi rom è giusta. Fermezza, legalità e tutela dei diritti delle persone". Alle parole della sindaca, seguono quelle del ministro degli Interni Matteo Salvini: "Legalità, ordine e rispetto prima di tutto".

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Fecondazione eterologa, anche nel Lazio

(Fonte: www.ansa.it)
La fecondazione eterologa offerta dal servizio pubblico arriva nella Regione Lazio, nella Capitale, nelle sedi del S.Anna e del San Filippo Neri che fanno capo alla Asl Roma 1. La novità è stata presentata questa mattina al S.Anna dal governatore Nicola Zingaretti, con l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato e il dg dell'azienda Angelo Tanese. Il servizio offerto dalla Asl Roma 1 a partire da oggi è il primo simile del centro-sud Italia. Fino a oggi i romani che volevano usufruire del servizio di fecondazione eterologa per avere un figlio erano costretti a pagare un centro privato o andare all'estero. Da oggi sarà possibile farlo prenotando una prima visita ginecologica per infertilità attraverso il Recup regionale. La fecondazione eterologa prevede l'uso di gameti (sia ovociti che spermatozoi, o entrambi) provenienti da donatori esterni alla coppia. "Un centro pubblico vuol dire rispettare la Costituzione della Repubblica", ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.
 

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Casa delle donne, il Comune annuncia: “Revoca immediata della Convenzione”

Il Campidioglio ha annunciato la revoca immediata della convenzione della Casa Internazionale delle Donne. Molti hanno deciso di protestare. Tra di loro la scrittrice Dacia Maraini: "I diritti delle donne vanno sempre difesi. Se non si difendono i diritti possono essere sequestrati, censurati e cancellati, come sta succedendo in troppe parti del mondo". Da parte sua, il Campidoglio afferma che, dopo un attento esame della documentazione formita dal consorzio gestisce la casa, si è evinto che le fatture per la manutenzione del complesso si evince che la spesa di 300 000 euro. Il Comune valuta tale somma non pertinente e che rende la Casa delle Donne morosa nei confronti del Comune per 900 000 euro. L'ente che gestisce la Casa paga, oltretutto, un canone del 90% inferiore rispetto al valore di mercato.

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Questura sospende per 30 giorni la licenza alla sala slot di via Casilina

Licenza sospesa per 30 giorni. Questo il provvedimento adottato dal Questore di Roma nei confronti della titolare della sala slot di via Casilina che, domenica scorsa, era stata teatro di una violenta lite durante la quale erano stati esplosi alcuni colpi di pistola.

Le indagini, svolte successivamente ai fatti del 22 luglio, avevano portato al fermo del padre della titolare della licenza che, oltre ad essere un assiduo frequentatore del locale, ne detiene il  50% delle quote societarie.

A notificare il provvedimento sono stati ieri gli agenti del commissariato Casilino che, al termine delle operazioni, hanno affisso sull’ingresso della sala slot il cartello “Chiuso con provvedimento del Questore di Roma”.

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Gargano (Casa delle Donne): “Eroghiamo servizi gratuiti che al Comune costerebbero 700 000 euro l’anno”

Oria Gargano si è espressa sulla questione riguardante la chiusura della Casa Internazionale dei Diritti delle Donne, che appare sempre più probabile. Brutte notizie, infatti, arrivano dal Campidoglio, che ha annunciato la revoca della Convenzione. "Siamo disperate e estremamente perolesse – dice la Gargano – Il Comune è incapace di guardare il valore sociale che non sempre ha natura economica. Sul piano economico, comunque, La Casa delle Donne non si ritiene debitore del Comune.

"La cosa agghiacciante è la volontà di portare avanti il progetto senza le organizzazioni del consorzio che lo hanno reso vivo. Il progetto è unico ed è nato proprio dalla collaborazione delle donne attive nel territorio. In più, tutto è gratuito per le donne che vengono a bussare alle nostre porte: la consulenza è gratuita per una serie di temi (legale, psicologica, inserimento lavorativo, ecc). L'ex sindaco Marino – spiega Oria Gargano – aveva chiesto di quantizzare i servizi per capire quanto sarebbero costati al Comune se non fossero gratuiti. L'ammontare, che non è stato definito da noi, è risultato essere di 700 000 euro l'anno. La Casa delle Donne cura la manutenzione ordinaria e straordinaria, le utenze e le imposte di uno stabile del 1600. Abbiamo sottratto donne a situazioni tragiche e diamo lavoro ad 11 donne. Questa è una cosa sciocca e crudela e noi bbiamo cercato di spiegarlo. Tuttavia, non sappiamo più come comunicare con il Comune, è come parlare con i muri".

L'affluenza delle persone è stata straordinaria: abbiamo fatto fatica a gestire: in molti sono intervenuti come, per esempio, Fiorella Mannoia. La petizione su Change.org ha raggiunto 100 000 firme. Cercheremo, tramite sottoscrizione, di sostenere le spese legali.

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“Shopping gratis” con borse schermate: arrestata 29enne

Tre giacche griffate, per un valore che si aggira intorno ai 700 euro, è il bottino che una 29enne di nazionalità romena, era riuscita a occultare, in una borsa schermata, creata ad-hoc per eludere il sistema antitaccheggio, di un negozio di abbigliamento di via Cola di Rienzo.

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro, in servizio in abiti civili, stavano seguendo Gli spostamenti della donna, già nota alle forza dell’ordine, mentre fingeva di fare shopping tra i vari negozi del quartiere.Arrivata all’altezza di un noto negozio di abbigliamento, la 29enne ha deciso di entrare all’interno mentre i militari dall’esterno osservano tutti i suoi movimenti. Dopo avervi trascorso diversi minuti, senza acquistare nulla, i militari hanno deciso di fermarla all’uscita e subito hanno notato che la borsa presentava delle anomalie. All’interno, infatti, vi era una schermatura di alluminio per eludere i controlli antitaccheggio, in cui la ladra era riuscita ad inserire già 3 giubbotti di marca. La merce rinvenuta dai Carabinieri è stata interamente restituita al direttore dell’attività commerciale, mentre la “borsa speciale” è stata sequestrata.

L’arrestata è stata portato in caserma e trattenuta in attesa del rito direttissimo. Dovrà difendersi dall’accusa di furto aggravato. Nella sua disponibilità i Carabinieri hanno rinvenuto ulteriori due borse schermate con i fogli di alluminio.

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Roma, confiscati beni a imprenditore Varsi per 9,5 milioni tra cui famosi ristoranti: era «nullatenente»

(Fonte: Corriere della Sera) – Immobili, veicoli, disponibilità finanziarie e numerose società, per un valore complessivo di circa 9,5 milioni di euro sono stati confiscati dalla Finanza di Roma, all’imprenditore Francesco Varsi, classe 1947 (l’operazione è denominata «Boccone amaro»).

Vasto e articolato sistema societario

Varsi, secondo la procura e la Dda antimafia il dominus di un articolato sistema societario attraverso cui aveva «schermato», nel tempo, un ingente patrimonio, assolutamente sproporzionato rispetto al suo modestissimo profilo reddituale. Al protagonista della vicenda erano stati contestati numerosi e sistematici fatti di evasione fiscale, dai quali traeva sostentamento, commessi servendosi di svariati compendi aziendali, tutti a lui riconducibili, fino a costruire il reticolo societario oggi confiscato: un imprenditore «specializzato» nella perpetrazione «seriale» di reati tributari.

Attività criminali cominciate nel lontano 1966

Varsi è gravato da molteplici precedenti penali e di polizia, risalenti al lontano 1966, per vari reati, tra cui oltraggio e resistenza a un pubblico ufficiale, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, minaccia, emissione di assegni a vuoto, lesioni personali, furto e rapina. Dalle indagini è emersa anche la gestione di compagini societarie formalmente intestate, oltre che ai familiari, alla Varsi Group S.r.l., a sua volta titolare dei pacchetti societari di altre società, allo scopo di occultare i proventi milionari derivanti dall’evasione.

Confisca e ulteriore sequestro

La macroscopica sproporzione tra i redditi dichiarati e l’effettiva consistenza patrimoniale, acclarata mediante mirati accertamenti patrimoniali, ha consentito di richiedere e ottenere l’applicazione della confisca dei beni già sequestrati nell’aprile 2017, nonché di un ulteriore provvedimento di sequestro, eseguito lo scorso mese di maggio, riferito a crediti per oltre 2 milioni di euro vantati da Varsi e dalla moglie, Sandra Liliana Montoya, nei confronti delle imprese riconducibili all’imprenditore.

Molti ristoranti noti

I beni confiscati sono: capitale sociale e compendio aziendale di 8 società con sede in Roma, di cui una esercente «attività delle società di partecipazione» e le restanti attive nel settore della «ristorazione con somministrazione». Tra queste ultime spiccano i «Varsi bistrot» di via della Conciliazione, il ristorante «Frankie’s grill» di via Veneto, i ristoranti «La scuderia» e «La piazzetta al Quirinale» (già «Al Presidente»), in prossimità della Fontana di Trevi e il ristorante «Augustea» di viale di Trastevere. Ancora: 19 tra fabbricati e terreni ubicati a Roma e provincia, tra cui una lussuosa villa sita a San Polo dei Cavalieri (RM); 9 tra auto e moto; conti bancari e postali, asicurazioni, e azioni, il tutto per 9 milioni e mezzo di euro.

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Sequestro preventivo della E. Giovi srl, gestore della discarica Malagrotta

Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e del Nucleo Investigativo del Gruppo Forestale di Roma, nella mattinata odierna, hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo della società E. Giovi srl, disposto dal GIP del Tribunale di Roma, a seguito delle attività investigative coordinate dalla Procura Repubblica – DDA Roma.
L’attività investigativa dei militari del NOE con il supporto dei Carabinieri Forestali, ricostruisce una importante attività di gestione illecita di rifiuti costituiti da percolato di discarica, che la E. Giovi, gestore della grande discarica di Malagrotta, avrebbe dovuto raccogliere ed inviare a trattamento in impianti esterni.
La rimozione del percolato (derivante dalla liscivazione dei rifiuti abbancati e dalle precipitazioni meteoriche che con essi si mescolano) è una operazione necessaria e imposta dalla normativa di settore, al fine di impedire la contaminazione dell’ambiente.
Tale rifiuto, ovviamente, non può essere destinato a discariche per rifiuti solidi urbani come Malagrotta e deve essere oggetto di specifici trattamenti in impianti autorizzati.
La lunga indagine ha permesso di accertare che, al contrario delle basilari previsioni normative, il percolato prodottosi nel corso degli anni veniva lasciato a saturare i rifiuti nella discarica, raggiungendo, in alcuni punti, anche l’80% dello spessore dei rifiuti abbancati.
Il tutto per evitare di sostenere le spese per la corretta gestione del percolato.
I consulenti della Procura hanno anche quantificato l’ingente quantitativo di rifiuti oggetto di traffico illecito e, da questi, derivato l’ingiusto profitto. Le articolate elaborazioni hanno permesso infatti di valutare l’enorme risparmio di gestione in circa 190.000.000 €.
Al fine di garantire tale cifra per il proseguo del procedimento penale, si è proceduto al sequestro dell’azienda, dei beni e del patrimonio degli indagati. L’azienda è stata affidata per la Custodia Giudiziaria al Commissario Prefettizio, dott. Luigi Palumbo, al quale spetta anche il compito di avviare la corretta gestione ambientale della discarica nella sua fase post-operativa.

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Roma, Terme di Caracalla, bus rischia di andare in fiamme

(Fonte: www.repubblica.it)
(di Ornella Sabia)Un altro autobus Atac da aggiungere alla lista di quelli andati in fiamme negli ultimi mesi. Paura questa mattina intorno alle 11.15 sul 792 partito da Porta San Giovanni in direzione Eudes, nel municipio XII, quando, dopo aver percorso un breve tratto, in prossimità delle Terme di Caracalla, i passeggeri hanno iniziato a sentire uno strano odore di bruciato. All’inizio si è pensato a un guasto dell’aria condizionata, ma poi l’odore è diventato sempre più acre togliendo spazio ai dubbi: era in corso un principio d’incendio nella parte posteriore della vettura. Un passeggero ha avvertito del rischio l’autista, che ha fermato l’autobus chiedendo a tutti di scendere. Il fumo che fuoriusciva dal retro del 792 era tantissimo. Tra i passeggeri pendolari, turisti e lavoratori che, nonostante lo spavento, hanno raggiunto la fermata Terme di Caracalla in attesa della corsa successiva. Il 792 che ha rischiato di andare in fiamme era chiaramente vecchio. Non a caso una delle prime cause d’incendio è proprio "l’età" degli autobus, compresa tra i 12 e i 17 anni. Tra le altre cause, la sporcizia che si accumula nel motore e le strade dissestate. Gli incendi sono stati quasi 60 nell’ultimo anno e mezzo. Atac fa viaggiare per le vie della Capitale solo il 63% dei mezzi che ha a disposizione. Una situazione drammatica che oltre a causare disagi e ritardi, mette a rischio la vita delle persone. L’avventura del 792 ha avuto lieto fine, grazie al tempestivo intervento di un passeggero e alla prontezza dell’autista. Ma se avesse percorso qualche metro in più, sarebbe potuta finire persino in tragedia.
 
 

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“Concedere la cittadinanza ai due baristi romeni del Roxy Bar”, l’appello consegnato al presidente Mattarella

(Fonte: www.repubblica.it)
(di Marino Bissio)«Vorremmo crescere i nostri due figli da cittadini italiani». Sono le parole semplici e chiare di Roxana e Marian Roman, i due giovani baristi romeni del Roxy Bar che lo scorso aprile, nel quartiere della Romanina, hanno deciso di denunciare l’aggressione e le prepotenze subite da alcuni componenti del clan dei Casamonica mentre stavano lavorando, dietro al bancone, come tutti i giorni. Una denuncia chiara che ha rotto il muro di omertà in un quartiere controllalo storicamente dalla potente famiglia malavitosa, e che ha permesso l’arresto dei responsabili del violento raid ora sotto processo. «Certi gesti possono infondere coraggio, convincere gli altri che cambiare è possibile. Sono gesti e sogni che meriterebbero una ricompensa, anche se non la chiedono», si legge nell’appello, consegnato al presidente Sergio Mattarella da Giuseppe Giulietti presidente della Fnsi, firmato da decine di associazioni a cominciare dalla Federazione nazione della stampa e dall'Ordine dei giornalisti. «Adesso tocca alle Istituzioni riconoscere il senso civico di Roxana e Marian, il loro gesto sottolinea i principi di integrazione e di convivenza, conferendo loro la meritata cittadinanza italiana».