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“Concedere la cittadinanza ai due baristi romeni del Roxy Bar”, l’appello consegnato al presidente Mattarella

(Fonte: www.repubblica.it)
(di Marino Bissio)«Vorremmo crescere i nostri due figli da cittadini italiani». Sono le parole semplici e chiare di Roxana e Marian Roman, i due giovani baristi romeni del Roxy Bar che lo scorso aprile, nel quartiere della Romanina, hanno deciso di denunciare l’aggressione e le prepotenze subite da alcuni componenti del clan dei Casamonica mentre stavano lavorando, dietro al bancone, come tutti i giorni. Una denuncia chiara che ha rotto il muro di omertà in un quartiere controllalo storicamente dalla potente famiglia malavitosa, e che ha permesso l’arresto dei responsabili del violento raid ora sotto processo. «Certi gesti possono infondere coraggio, convincere gli altri che cambiare è possibile. Sono gesti e sogni che meriterebbero una ricompensa, anche se non la chiedono», si legge nell’appello, consegnato al presidente Sergio Mattarella da Giuseppe Giulietti presidente della Fnsi, firmato da decine di associazioni a cominciare dalla Federazione nazione della stampa e dall'Ordine dei giornalisti. «Adesso tocca alle Istituzioni riconoscere il senso civico di Roxana e Marian, il loro gesto sottolinea i principi di integrazione e di convivenza, conferendo loro la meritata cittadinanza italiana».

 
 

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Caterina uccisa dal bus turistico, forse colpa del semaforo rotto

(Fonte: Corriere della Sera, di Giulio De Santis) – Nell’istante esatto in cui Caterina Pangrazi, 22 anni, ha attraversato la strada sulle strisce, finendo per venire investita e uccisa da un bus turistico, il semaforo era verde sia per i mezzi che viaggiavano su corso Vittorio Emanuele sia per i passanti che volevano attraversare. A raccontarlo un motociclista, testimone oculare della tragedia avvenuta lo scorso giovedì nel tardo pomeriggio. Il centauro ha riferito di essersi immesso su corso Vittorio da via dei Filippini con il verde e di aver sfiorato di pochi centimetri il pullman che, diretto verso il lungotevere, ha travolto la giovane. Ma, secondo molti testimoni, anche il bus turistico avrebbe attraversato l’incrocio con il verde. Cosi è nato il sospetto di una mancata sincronizzazione dell’impianto. Una gestione andata in tilt, di cui avrebbe fatto le spese Caterina.

Perché la studentessa di Giurisprudenza sarebbe passata sulle strisce al momento giusto. L’ipotesi che il semaforo fosse verde sia su corso Vittorio, sia su via dei Filippini è contenuta nei quesiti ai quali dovrà rispondere l’ingegner Marco Colagrossi, il consulente nominato della procura, chiamato a ricostruire la dinamica dell’incidente mortale. Il pm Gennaro Varrone, dopo la dichiarazione del centauro, ha chiesto al professionista di chiarire se le segnaletiche hanno funzionato male in quel preciso momento. Non è da escludere nemmeno il guasto.

In ogni modo, anche in caso di rottura dell’impianto o di una programmazione sbagliata della coordinazione del semaforo, le responsabilità dell’autista resterebbero immutate. L’indagato, secondo la procura, aveva l’obbligo di guidare piano perché guidava all’imbrunire e in un tratto di strada molto trafficato, soprattutto dai pedoni. Andare lento gli avrebbe permesso di prevenire l’incidente. Tuttavia la deposizione del motociclista potrebbe aprire la strada anche a un altro scenario. Il pulmino guidato da Francesco Paccone, 63 anni, impiegato della «Società italiana Roma bus» potrebbe essere passato con il rosso, travolgendo Caterina. Oppure – ed è la terza possibilità – sarebbe la moto ad aver violato l’indicazione del semaforo, passando con il giallo trasformatosi poi in rosso. In questo caso, però, il motociclista non rischierebbe di essere coinvolto nell’inchiesta non avendo avuto alcun ruolo nell’incidente. Il testimone si troverebbe soltanto a pagare una multa.

Le operazioni peritali avranno inizio il prossimo 1° agosto alle 10.30 al deposito comunale, dove l’ingegnere comincerà a esaminare il mezzo condotto dall’indagato. Bisogna infatti ricordare che il pullmino è stato posto sotto sequestro subito dopo l’investimento. Pure il cellulare di Caterina – i cui genitori sono assistiti dall’avvocato Pierfrancesco Bruno – è stato sequestrato per accertare se la giovane si è distratta mentre attraversava la strada. Elemento che diminuirebbe le colpe dell’indagato, ma non le escluderebbe del tutto. La relazione finale, secondo le previsioni, dovrebbe essere depositata il 1° ottobre. Termine che potrebbe slittare in caso di proroga.

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Nuova inchiesta su Malagrotta, indagato Cerroni. Il gip: «Rischio acqua inquinata»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Nuova bufera su Malagrotta. Nell'indagine, coordinata dalla Dda di Roma, risultano indagate sei persone tra cui lo storico patron della discarica, Manlio Cerroni e Francesco Rando, l'ex amministratore unico della società E.Giovi. Traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere: sono questi i reati contestati dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta che oggi ha portato al sequestro preventivo di 190 milioni nei confronti della E.Giovi Srl società che gestisce la discarica di Malagrotta. Tra le persone finite nel registro degli indagati anche Carmelina Scaglione, attuale rappresentante legale della società. La somma sequestrata su decreto firmato dal gip Costantino De Robbio corrisponde «al risparmio di spesa dal 2012 ad oggi per l'omessa» estrazione «del percolato nella misura della minore somma quantificata dal consulente da ritenersi comprensiva – è detto nel provvedimento – di ogni successivo reinvestimento o trasformazione e di qualsiasi vantaggio economicamente valutabile nei confronti degli indagati».
Gip: "Rischio acqua inquinata". È «evidente che il permanere di questa situazione porterà senza ombra di dubbio all'aggravamento della situazione di illegittimità ed aumenterà esponenzialmente le conseguenze devastanti per l'ambiente circostante la discarica». È quanto scrive il gip Costantino De Robbio nel decreto di sequestro preventivo di 190 milioni di euro svolto nell'ambito di una nuova inchiesta sulla discarica di Malagrotta. Sotto accusa la mancata estrazione del percolato che «è causa dell'inquinamento delle falde acquifere». Nel provvedimento del gip viene sottolineato che «ancora oggi la società E.Giovi non ha provveduto all'adempimento delle prescrizioni e che la discarica non è gestita in modo legittimo tale da impedire il protrarsi della situazione di fuoriuscita del percolato che è conseguenza diretta dell'inquinamento dei terreni circostanti». Per il gip l'accumulo del percolato non estratto «è peraltro ormai così rilevante da essere visibile dall'esterno: dopo avere riempito la camera sottostante la discarica il liquido si è accumulato» con rifiuti solidi facendoli «tracimare dalla sommità superiore» raggiungendo le strade circostanti.

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Camping River, Civica (Uil): lo sgombero è inaccettabile e inumano

il segretario generale della Uil del Lazio Alberto Civica ha commentato in maniera decisa quanto accaduto al Camping River: “È inaccettabile quanto accaduto al camping River. Inaccettabile e indegno di una società. Buttare per strada 350 persone come fossero oggetti non rientra in alcuna logica civile. Lasciare queste persone sui marciapiedi o sotto i ponti, incrementare altri campi Rom dove sono costretti a rifugiarsi in molti, risolverebbe la presunta emergenza igienico sanitaria a cui si appella il Campidoglio? Dividere i nuclei famigliari a cosa servirebbe se non ad evocare spettri non più così lontani, purtroppo? Togliere le persone dalle proprie abitazioni, qualunque esse siano, senza garantire loro un’alternativa è un’operazione disumana che ricorda i periodi più bui della nostra storia. Temiamo per tutto quello che sta accadendo in questa città che ultimamente sembra essere tornata indietro di quasi un secolo”. 

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Atac Roma, il tribunale dà l’ok al concordato preventivo

(Fonte: www.repubblica.it)
Il Tribunale fallimentare di Roma ha ammesso la società al concordato preventivo. Il tribunale, ha scritto Atac in una nota, "ha valutato positivamente il lavoro effettuato dalla società, concretizzatosi nel Piano industriale depositato a gennaio 2018 e nella proposta concordataria, tesa a garantire la migliore soddisfazione possibile dei creditori, in discontinuità rispetto al passato e nel pieno rispetto delle regole". "Sono molto soddisfatto – ha dichiarato il presidente Atac Paolo Simioni – Quando sono arrivato a agosto 2017 l'azienda non riusciva più a pagare gli stipendi, i fornitori non rispondevano al telefono ed erano arrivati i primi pignoramenti dei conti correnti. Abbiamo subito preso atto della gravità della crisi e ci siamo messi immediatamente al lavoro. Grazie all'impegno di Atac e dei consulenti legali e finanziari siamo riusciti a costruire un Piano Industriale credibile che, come oggi viene sancito dal Tribunale, è in grado di garantire la migliore soddisfazione dei creditori e consentire il risanamento e rilancio della societa'. È stato un lavoro intensissimo, di una complessità unica per le tematiche affrontate e le eccezionali dimensioni dell'impresa". "Oggi Atac – prosegue Simioni – è un'azienda che paga regolarmente gli stipendi a oltre 11.000 dipendenti, versa i contributi, paga i fornitori a trenta giorni, effettua importanti investimenti in autofinanziamento, il tutto in attuazione del Piano industriale depositato a gennaio. La società ha migliorato sensibilmente tutti gli indicatori finanziari e economici. Con il decreto di ammissione, il Tribunale e la Procura riconoscono all'azienda che la strada che abbiamo intrapreso a settembre era quella giusta: si è trattato di una scelta non facile, ma che abbiamo preso con coraggio e portata avanti con ferma determinazione. Non è stato sempre facile tenere dritta la barra. Le criticità sono state molte, ma non abbiamo mai perso di vista l'obiettivo: ripagare il debito attraverso la continuità aziendale e risanare Atac, nel rispetto delle regole, insieme ai nostri dipendenti e fornitori. La strada ora è segnata, a fine anno ci aspetta l'assemblea dei creditori. Siamo fiduciosi – conclude – che il Piano e la Proposta Concordataria consentiranno a tutti i creditori di valutare positivamente la nostra proposta, forti del positivo riconoscimento del Tribunale, della consistenza dei flussi che garantiremo loro, della nuova solidità che stiamo dimostrando giorno per giorno". La sindaca Virginia Raggi, con un tweet, ha definito l'ok al concordato come "un passo decisivo verso il risanamento e il rilancio dei trasporti a Roma".
 

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Camping River, Polizia di Roma Capitale: “Spray al peperoncino? Non è vero, tutto è stato filmato e sarà consegnato in Procura”

In seguito alle proteste e alle voci circolate sulle modalità usate nel portare avanti lo sgombero del Camping River, la Polizia di Roma Capitale si è espressa via Facebook, specificando che nulla di quanto circolato corrisponda a verità. In particolare, ci si riferisce all'uso dello spray al peperoncino.

"Il Comando del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale fa presente che le operazioni in corso al Camping River si stanno svolgendo in maniera del tutto pacifica. Sono false le voci secondo le quali sarebbe stata usata violenza ai danni dei residenti e utilizzato lo spray al peperoncino. L’ingresso al campo è avvenuto insieme al personale dei servizi sociali di Roma Capitale che ha da subito offerto assistenza alloggiativa alternativa, accettata da alcuni nuclei familiari. L’intera attività è stata video registrata, a testimonianza della correttezza e del rispetto mostrato dai nostri agenti nei confornti di donne, uomini e soprattutto bambini. Tutti i filmati saranno consegnati alla Procura della Repubblica".

In serata inoltre, ci sono stati vari disordini. Alcuni rom hanno deciso di rientrare nel campo. Quando le forze dell'ordine hanno tentato di fermarli sono volati sassi, tanto che un vigile è rimasto ferito. Alla fine, i rom sono stati allontanati di nuovo tra le grida di "razzisti" degli ormai ex-inquilini del Camping River.

Anche la questione della Corte di Strasburgo pare essersi risolta. La sindaca Virgina Raggi ha dichiarato in merito: "La Corte europea ci dà ragione. Lo sgombero al camping River è corretto. La “terza via” per il superamento dei campi rom è giusta. Fermezza, legalità e tutela dei diritti delle persone". Alle parole della sindaca, seguono quelle del ministro degli Interni Matteo Salvini: "Legalità, ordine e rispetto prima di tutto".

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Fecondazione eterologa, anche nel Lazio

(Fonte: www.ansa.it)
La fecondazione eterologa offerta dal servizio pubblico arriva nella Regione Lazio, nella Capitale, nelle sedi del S.Anna e del San Filippo Neri che fanno capo alla Asl Roma 1. La novità è stata presentata questa mattina al S.Anna dal governatore Nicola Zingaretti, con l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato e il dg dell'azienda Angelo Tanese. Il servizio offerto dalla Asl Roma 1 a partire da oggi è il primo simile del centro-sud Italia. Fino a oggi i romani che volevano usufruire del servizio di fecondazione eterologa per avere un figlio erano costretti a pagare un centro privato o andare all'estero. Da oggi sarà possibile farlo prenotando una prima visita ginecologica per infertilità attraverso il Recup regionale. La fecondazione eterologa prevede l'uso di gameti (sia ovociti che spermatozoi, o entrambi) provenienti da donatori esterni alla coppia. "Un centro pubblico vuol dire rispettare la Costituzione della Repubblica", ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.
 

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Casa delle donne, il Comune annuncia: “Revoca immediata della Convenzione”

Il Campidioglio ha annunciato la revoca immediata della convenzione della Casa Internazionale delle Donne. Molti hanno deciso di protestare. Tra di loro la scrittrice Dacia Maraini: "I diritti delle donne vanno sempre difesi. Se non si difendono i diritti possono essere sequestrati, censurati e cancellati, come sta succedendo in troppe parti del mondo". Da parte sua, il Campidoglio afferma che, dopo un attento esame della documentazione formita dal consorzio gestisce la casa, si è evinto che le fatture per la manutenzione del complesso si evince che la spesa di 300 000 euro. Il Comune valuta tale somma non pertinente e che rende la Casa delle Donne morosa nei confronti del Comune per 900 000 euro. L'ente che gestisce la Casa paga, oltretutto, un canone del 90% inferiore rispetto al valore di mercato.

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Questura sospende per 30 giorni la licenza alla sala slot di via Casilina

Licenza sospesa per 30 giorni. Questo il provvedimento adottato dal Questore di Roma nei confronti della titolare della sala slot di via Casilina che, domenica scorsa, era stata teatro di una violenta lite durante la quale erano stati esplosi alcuni colpi di pistola.

Le indagini, svolte successivamente ai fatti del 22 luglio, avevano portato al fermo del padre della titolare della licenza che, oltre ad essere un assiduo frequentatore del locale, ne detiene il  50% delle quote societarie.

A notificare il provvedimento sono stati ieri gli agenti del commissariato Casilino che, al termine delle operazioni, hanno affisso sull’ingresso della sala slot il cartello “Chiuso con provvedimento del Questore di Roma”.

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Gargano (Casa delle Donne): “Eroghiamo servizi gratuiti che al Comune costerebbero 700 000 euro l’anno”

Oria Gargano si è espressa sulla questione riguardante la chiusura della Casa Internazionale dei Diritti delle Donne, che appare sempre più probabile. Brutte notizie, infatti, arrivano dal Campidoglio, che ha annunciato la revoca della Convenzione. "Siamo disperate e estremamente perolesse – dice la Gargano – Il Comune è incapace di guardare il valore sociale che non sempre ha natura economica. Sul piano economico, comunque, La Casa delle Donne non si ritiene debitore del Comune.

"La cosa agghiacciante è la volontà di portare avanti il progetto senza le organizzazioni del consorzio che lo hanno reso vivo. Il progetto è unico ed è nato proprio dalla collaborazione delle donne attive nel territorio. In più, tutto è gratuito per le donne che vengono a bussare alle nostre porte: la consulenza è gratuita per una serie di temi (legale, psicologica, inserimento lavorativo, ecc). L'ex sindaco Marino – spiega Oria Gargano – aveva chiesto di quantizzare i servizi per capire quanto sarebbero costati al Comune se non fossero gratuiti. L'ammontare, che non è stato definito da noi, è risultato essere di 700 000 euro l'anno. La Casa delle Donne cura la manutenzione ordinaria e straordinaria, le utenze e le imposte di uno stabile del 1600. Abbiamo sottratto donne a situazioni tragiche e diamo lavoro ad 11 donne. Questa è una cosa sciocca e crudela e noi bbiamo cercato di spiegarlo. Tuttavia, non sappiamo più come comunicare con il Comune, è come parlare con i muri".

L'affluenza delle persone è stata straordinaria: abbiamo fatto fatica a gestire: in molti sono intervenuti come, per esempio, Fiorella Mannoia. La petizione su Change.org ha raggiunto 100 000 firme. Cercheremo, tramite sottoscrizione, di sostenere le spese legali.

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