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Cronaca

Incidente a Tor Bella Monaca: travolto da un’auto, muore pedone

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Mauro Cifelli) – Ancora una vittima sulle strade della Capitale. L'incidente mortale è avvenuto intorno alle 21:20 di ieri sera su via di Tor Bella Monaca, dove un pedone è stato investito da un'auto. Per l'uomo non c'è stato nulla da fare, i soccorritori intervenuti al civico 469 della strada che collega la via Casilina alla via Prenestina non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. 

Investimento mortale a Tor Bella Monaca

Ancora da accertare l'esatta dinamica dell'incidente stradale. L'investimento è avvenuto nel tratto di via di Tor Bella Monaca compreso fra il supermercato Pewex ed il ponte che incrocia viale Anderloni. A colpire il pedone una Lancia Ypsilon condotta da un 27enne che si è fermato a prestare i primi soccorsi.

Incidente mortale via Tor Bella Monaca 

Sul posto per svolgere i rilievi scientifici e regolare la circolazione stradale sono intervenuti gli agenti del VI Gruppo Torri della Polizia Locale di Roma Capitale, con l'ausilio dei colleghi dei gruppi Sapienza, Prenestino e Tiburtino. Accertato il decesso del pedone, la salma dell'uomo è stata messa a disposizione dell'Autorità Giudiziaria e trasportata all'istituto di medicina legale del Policlinico Tor Vergata. Il conducente dell'auto è stato invece sottoposto agli accertamenti di rito su alcol e droga al medesimo nosocomio universitario. 

Morto Matteo Berlenghini

Una strada tristemente famosa per le tragedie stradali via di Tor Bella Monaca. L'ultima vittima si era registrata lo scorso 3 marzo quando la Nissan Qashqai condotta dal giovane Matteo Berlenghini terminò la propria corsa contro un albero. Un incidente mortale avvenuto poco distante dall'investimento di ieri sera. A perdere la vita in quel caso fu un ragazzo di appena 19 anni. 

Incidenti mortali a Roma

"Numeri da guerra", quelli dei morti sulle strade della Capitale. Con questi primi tre mesi e mezzo del 2018 in cui c'è stato un incremento del 20 per cento degli incidenti con vittime o feriti gravi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una continua strage, a cui si aggiunge l'ennesima vittima di giovedì 15 marzo. 

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Ostia, operazioni antidroga da parte dei Carabinieri

Dalle prime luce dell’alba è scattata una nuova operazione di controllo del territorio dei Carabinieri del Gruppo di Ostia, che hanno passato al setaccio la zona di Ostia ponente. Numerose le perquisizioni eseguite d’iniziativa sia presso luoghi aperti al pubblico che in abitazioni. Durante le attività, nella prima mattinata, è stato bloccato in piazza Lorenzo Gasparri un pregiudicato 50enne che, sceso da un autobus di linea con un grosso borsone al seguito, è stato notato dai Carabinieri per la fatica che faceva nel trasportare il pesante bagaglio. L’uomo è stato, quindi, controllato dai militari che lo hanno scoperto con oltre 15 Kg di hashish già suddivisi in panetti. Il pusher è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e la droga è stata sequestrata. Sono in corso gli accertamenti chimici per stabilire la qualità dello stupefacente. Nella rete dei controlli sono finiti anche due pregiudicati, fermati dai Carabinieri durante un posto di controllo in via Vasco De Gama. Durante le perquisizioni eseguite con l’ausilio dei cani antidroga nella loro auto e, successivamente, nelle rispettive abitazioni, sono stati trovati in possesso di numerose dosi di cocaina, di sostanza da taglio e di un bilancino di precisione. I due uomini sono stati arrestati. Sempre con l’accusa di spaccio è finito in manette, in un altro controllo attuato dai Carabinieri di Ostia, un altro pregiudicato. L’uomo è stato fermato alla guida della propria auto insieme ad un conoscente. A seguito di un’accurata perquisizione i Carabinieri hanno rinvenuto varie dosi di hashish nascoste nell’auto e una dose nella tasca dei pantaloni del passeggero. Le verifiche estese nell’abitazione del pregiudicato hanno consentito di rinvenire ulteriori dosi di “fumo” nonché tutto il materiale per il confezionamento della droga. Lo stupefacente è stato sequestrato, il conducente dell’auto è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. Il passeggero, invece, è stato segnalato all’Ufficio Territoriale del Governo in qualità di assuntore di droghe. Tra le oltre 120 persone controllate, è scattata la segnalazione all’U.T.G. anche per 4 giovani del posto in qualità di assuntori di stupefacenti per uso personale.

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Strage Latina, procuratore smentisce Chi l’ha visto: “Nessuno strumento per rilevare persone vive”

(Fonte: www.larepubblica.it)

Alessia e Martina sono state uccise subito dal papà Luigi Capasso, al momento dell'intervento dei carabinieri a Cisterna nessuna delle due bambine era ancora in vita e i reparti speciali dell'Arma non sono neppure dotati di strumenti per rilevare la presenza di persone vive all'interno di un edificio. Questo quanto ha appena dichiarato il procuratore capo di Latina, Andrea De Gasperis, nel corso di una conferenza stampa convocata per smentire l'ipotesi formulata nell'ultima puntata della trasmissione "Chi l'ha visto" relativamente alla tragedia del 28 febbraio scorso a Cisterna di Latina. Nel corso del programma condotto da Federica Sciarelli era stato ipotizzato che i carabinieri, utilizzando delle particolari strumentazioni che rilevando il calore emanato dai corpi all'interno di uno stabile riescono ad appurare se vi siano persone vive, avevano riscontrato che nell'appartamento della famiglia del carabiniere le persone in vita erano due. Era stato così ipotizzato che, oltre a Luigi Capasso, ad essere ancora viva fosse Alessia, la figlia di 13 anni. "Si è parlato dell'esistenza di apparecchiature per rilevare presenza di persone in luoghi in dotazione dell'Arma dei carabinieri – ha dichiarato il procuratore capo – e non utilizzate. Apparecchiature che ove utilizzate avrebbero rilevato la presenza in vita della figlia maggiore di Capasso. Ciò non corrisponde a verità. Un apparecchio del genere, che io sappia, non è in dotazione all'Arma e bisogna riaffermare che le due povere bambine erano già morte quando le forze dell'ordine si sono presentate in loco". "Non c'è stata alcuna ricostruzione che non sia stata presa in esame, non c'è stata alcuna possibilità di intervento alternativa", ha aggiunto. Il procuratore capo ha quindi confermato la ricostruzione del dramma fatta subito dai carabinieri. Considerando anche le testimonianze raccolte dagli investigatori, relativamente al numero di colpi di pistola uditi e all'orario in cui sono stati sentiti, Luigi Capasso ha sparato alla moglie Antonietta Gargiulo, che stava uscendo da casa per andare a lavoro e che aveva deciso di separarsi da lui, scelta che il militare non aveva accettato. Dopo aver ferito gravemente la donna, ancora ricoverata ma ormai fuori pericolo, il carabiniere è quindi entrato nell'appartamento, ha ucciso la figlia Martina, 7 anni, che ancora stava dormendo, e la figlia Alessia, che si era appena svegliata. Poi, per ore e fingendo che le bambine fossero vive, il militare ha parlato con i colleghi che tentavano di convincerlo ad arrendersi. Infine, dopo aver lasciato biglietti contenenti anche accuse alla moglie e denaro per gli stessi funerali, prima che i carabinieri intervenuti facessero irruzione, si è ucciso. Le indagini proseguono ora per appurare eventuali responsabili sull'accaduto, sia circa gli esposti presentati tanto da Capasso quanto dalla moglie sia sulle visite a cui era stato sottoposto il militare, che si erano concluse ritenendolo idoneo al servizio e lasciandogli così anche la pistola. Sono in corso le inchieste aperte dalla Procura di Latina e dalla Procura militare, un'indagine interna avviata dall'Arma dei carabinieri e una verifica disposta dalla Polizia di Stato.

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Violenze in famiglia, due persone arrestate dalla Polizia

Un uomo che picchia la compagna ed un figlio che minaccia gli anziani genitori. Storie diverse con lo stesso epilogo: l’arresto da parte della Polizia di Stato e l’ingresso a Regina Coeli.  In entrambi i casi sono stati gli uomini del Reparto Volanti della Questura di Roma a dover intervenire.La prima segnalazione è arrivata nella tarda mattinata da un condominio del quartiere Pietralata; una donna ha chiamato il 112NUE dopo essere stata picchiata dal compagno con un bastone appendiabiti. All’arrivo della polizia l’uomo, un 46enne già noto alle Forze dell’Ordine e sottoposto alla sorveglianza speciale di PS, ha aggredito, prima  la compagna, rea di aver chiamato “le guardie”, e poi gli agenti arrivando fino ad impugnare un coltello con il quale ha minacciato di ammazzare tutti. I poliziotti, solo dopo  svariati minuti, hanno convinto l’uomo ad arrendersi e gettare il coltello. L’altra segnalazione, nel quartiere Palmarola, è giunta in piena notte; una ragazzo di 36 anni stava minacciando con un coltello i genitori per convincerli a dargli i soldi per lo stupefacente. I poliziotti lo hanno bloccato e condotto prima presso il commissariato Primavalle e poi, dopo gli atti di rito, al carcere di Regina Coeli. I familiari del ragazzo arrestato hanno raccontato anni di furti e violenze in casa dovuti alla dipendenza dalle droghe.

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P3: associazione segreta,condanna Carboni

(Fonte: www.ansa.it)

Per i giudici della nona sezione penale di Roma la P3 fu una associazione segreta. Lo hanno affermato nella sentenza con cui hanno condannato, tra gli altri, a 6 anni e 6 mesi l'uomo d'affari Flavio Carboni. Assolto da questa accusa l'ex senatore Denis Verdini che però è stato condannato ad un anno e tre mesi per finanziamento illecito più il pagamento di una multa di 600mila euro. I giudici, nel filone che riguardava l'eolico in Sardegna, hanno condannato per corruzione l'ex presidente Arpa Sardegna, Ignazio Farris ad un anno e dieci mesi. Stessa condanna per il presidente del consorzio Tea, Pinello Cossu. Nell'ambito del filone sulla diffamazione all'ex presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, condannato a 10 mesi l'ex assessore regionale e sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica. Per lui e l'ex sottosegretario Nicola Cosentino i giudici hanno disposto un risarcimento simbolico in favore di Caldoro, che si era costituito parte civile, di un euro.

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Cipolle da sballo: carico stupefacente bloccato a Roma est

(Fonte: www.romatoday.it)

Un tir stupefacente che trasportava oltre sei quintali di hashish nascosti fra le cipolle. Ad interrompere il traffico di sostanze stupefacenti sono stati i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma. Le Fiamme Gialle hanno arrestato, in flagranza di reato, tre persone di nazionalità italiana e romena, tutte coinvolte, a vario titolo, nel trasporto e stoccaggio di oltre 640 chilogrammi di hashish. Il sequestro sulla via Polense. 

Hashish destinato al mercato romano 

Più nel dettaglio, nell’ambito delle attività di controllo economico del territorio e in attuazione del dispositivo di contrasto ai traffici illeciti, i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Colleferro – nella circostanza impegnati nel comune di Roma, anche al fine di garantire un interscambio professionale suggerito dall’operare in aree a più alta densità abitativa – hanno intercettato l’ingente partita di stupefacenti proveniente dall’estero e, verosimilmente, destinata al florido mercato illecito capitolino.

 

Tir stupefacente sulla via Polense 

L’attività eseguita dai militari del Corpo prendeva spunto dall’osservazione di un autoarticolato con targa rumena che, seguendo un’andatura sospetta, percorreva la via Polense, nel quadrante est della Capitale. Il TIR giungeva, quindi, nei pressi di una società di logistica e trasporti, dove faceva subito ingresso. Anomala, nell’occasione, appariva la circostanza che, non appena ricoverato il
mezzo all’interno del piazzale della ditta, ulteriori soggetti provvedevano, con fare guardingo, a richiudere le cancellate di ingresso al deposito, trovate, invece, aperte all’arrivo del mezzo pesante.

Carico di ortofrutta dalla Spagna 

I finanzieri decidevano, a quel punto, di approfondire il controllo, facendovi accesso e richiedendo l’esibizione della documentazione scortante la merce. L’esame del titolo di viaggio lasciava emergere immediatamente delle irregolarità, atteso che l’autoarticolato – trasportante un carico di prodotti ortofrutticoli – risultava proveniente dalla Spagna e diretto in Romania, nulla risultando in merito alla sosta nella Capitale

640 chili di hashish fra le cipolle 

Il controllo più approfondito del contenuto consentiva di comprendere le ragioni di tali anomalie: perfettamente occultata tra quintali di cipolle, un’ingente partita di stupefacente di oltre 640 chilogrammi di hashish. La droga e l’autoarticolato sono stati quindi sequestrati, mentre le tre persone (individuate nel titolare del deposito, l’autista del TIR e il complice di quest’ultimo) sono state tratte in arresto e condotte presso il carcere di Regina Coeli a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

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Il caos affrancazioni travolge Roma: chiesti milioni di euro di risarcimento a chi ha venduto

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ylenia Sina) “Oltre 5 milioni di euro suddivisi in circa 40 famiglie. La media è di 125 mila euro a testa”. Paolo Visintin ha tra le mani un elenco con tutti i nominativi dei componenti del comitato che si è costituito il 1 marzo scorso. Prende il nome dalla sentenza della Cassazione che ha cambiato per sempre le loro vite: comitato 'Venditori 18135'. Il 22 febbraio scorso Romatoday ha raccontato la sua storia e da allora “sono stato letteralmente investito da una valanga di mail e telefonate”. Visintin è stato condannato a risarcire l'acquirente della sua vecchia abitazione con quasi 300 mila euro. E come lui decine di famiglie negli ultimi mesi del 2017 si sono viste recapitare a casa lettere firmate da avvocati con richieste simili. Ad accomunarli il fatto di aver rivenduto a prezzi di libero mercato appartamenti realizzati ed acquistati in regime di edilizia agevolata. Le compravendite sono avvenute davanti a notai. Gli uffici preposti del Comune hanno dato il proprio via libera. “Chi di noi voleva vendere è stato indirizzato al libero mercato. Ora in questo comitato siamo 40 ma siamo sicuri che il numero crescerà presto”.
I 5 milioni di euro su 40 abitazioni rappresentano solo una piccola fetta di un settore edilizio che nella sola capitale, questa la stima, conta circa 200 mila abitazioni. Un numero parziale ma indicativo per delineare il fenomeno complessivo. Tor Pagnotta, Spinaceto, Osteria del Curato, Romanina, Casal de' Pazzi, Muratella, Casal Monastero, Laurentino, Lunghezza, Portuense, Grottaperfetta, solo per citarne alcuni. Stiamo parlando di oltre un centinaio di quartieri di periferia cresciuti a ridosso del Grande raccordo anulare negli ultimi quarant'anni, realizzati su terreni pubblici, con agevolazioni per i costruttori, destinati ai “ceti meno abbienti”. I cosiddetti piani di zona, termine ormai famoso a Roma per una serie di inchieste per truffa sui prezzi di affitto e di vendita che hanno riguardato alcuni, si stima decine, di questi quartieri. 
Il via libera del Comune
Queste case realizzate con agevolazioni pubbliche proprio per essere destinate ai ceti meno abbienti hanno rappresentato per anni una significativa iniezione nel mercato immobiliare romano. Vendute e rivendute. Il dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica era del parere favorevole. Il limite per la “liberalizzazione del prezzo massimo di cessione” era fissato in cinque anni. In una lettera indirizzata al Consiglio notarile di Roma, datata 4 marzo 2013, si legge: “Le convenzioni stipulate da Roma Capitale […] non introducono divieti convenzionali di inalienabilità delle singole unità abitative”. Per “snellire” l'attività amministrativa, “tenuto conto che si è consolidata la prassi per la quale ogni compravendita debba essere preceduta dal nulla osta di questo ufficio, sebbene non dovuto”, il dipartimento invitava a divulgare il contenuto della lettera.
Parla l'avvocato: "Anche i venditori dovrebbero poter affrancare"
Caos dopo la sentenza
Nel settembre del 2015 una sentenza della Cassazione afferma che l'interpretazione della legge applicata per anni per la vendita era errata: il prezzo di queste abitazioni doveva restare calmierato anche nelle seconde e successive compravendite. Il valore di migliaia di case di proprietà crolla di colpo e in poche settimane è il caos. Romatoday lo ha raccontato nel gennaio del 2016: rogiti congelati, compravendite bloccate. I secondi e terzi acquirenti che avevano acquistato queste abitazioni a prezzi di mercato si ritrovano con case che valgono meno della metà. Scoppiano proteste. A qualcuno saltano le trattative, qualcun altro ci rimette migliaia di euro. Con la lentezza che spesso accompagna gli iter burocratici, il Campidoglio apre una finestra per tamponare questa situazione: l'affrancazione. Siccome le case sono state costruite su terreni comunali, tecnicamente 'in diritto di superficie', versando una quota all'amministrazione capitolina si libera l'immobile dal vincolo del prezzo calmierato. 
Ricorso ai venditori
Intanto però un altro fronte si stava aprendo per i venditori. La Sentenza della Cassazione ha, di fatto, invalidato una parte di migliaia di compravendite, quella relativa al prezzo. Sul fronte giudiziario scatta una vera e propria battaglia che sta iniziando ora a far sentire i propri effetti. Nella cassetta delle lettere dei proprietari di queste abitazioni compaiono proposte di supporti legali e finanziari per intraprendere azioni legali. Tra gli ultimi mesi del 2017 e i primi del 2018, anni dopo la compravendita, in quelle dei venditori arrivano le richieste di risarcimento da avvocati nominati dagli acquirenti.
La storia di Lucia 
A Lucia, nome di fantasia, la lettera arriva nell'ottobre del 2017. “Ero all'oscuro di tutto, mi sono sentita morire” racconta. “Mi veniva richiesta la differenza tra il prezzo a cui avevo acquistato nel lontano 1998, c'erano ancora le lire, e quello della successiva vendita avvenuta nel 2013. La cifra richiesta ammontava a circa 230 mila euro”. Quando nel 2000 Lucia andò ad abitare nella sua casa a Fonte Laurentina, quartiere subito fuori l'anello del Grande raccordo anulare, a ridosso della Laurentina, il suo palazzo era uno dei primi realizzati. “Era disperso nel nulla. Non c'erano nemmeno i lampioni per le strade, figuriamoci i negozi e i servizi. Addirittura avevamo problemi con le pecore e i cani pastore”. Nel 2013 è tutto diverso, anche se il quartiere continua ad essere molto lontano dall'ufficio del centro dove Lucia lavora. Dopo una tragedia familiare ed una difficile malattia decide di vendere e di avvicinarsi al posto di lavoro. “Ho chiesto chiarimenti al Comune e mi ha dato il via libera”. La compravendita avviene davanti a un notaio. “Alla fine siamo arrivati a mediazione: 80 mila euro. È stato un incubo, sembrava potessero chiedermi qualsiasi cifra. Perché non hanno accettato il prezzo dell'affrancazione? Me ne sarei fatta carico ma la proposta è stata respinta”.
La storia di Veronica
Una storia simile, nelle sue inevitabili peculiarità, è stata vissuta da molte altre persone con cui Romatoday ha potuto parlare. Veronica (sempre nome di fantasia) ha acquistato “per 250 milioni di lire nel 1996. Dopo 11 anni, nel 2007, io e mio marito decidiamo di vendere. Ci siamo affidati ad un'agenzia. Il Comune ha dato il suo via libera. La compravendita è stata seguita da un notaio”. Prezzo di vendita: 345 mila euro. La differenza è di 220 mila euro. “La lettera con la richiesta arriva il 10 marzo del 2017. L’inizio delle nostre notti in bianco. Non abbiamo tutti quei soldi perché dalla vendita abbiamo comprato un’altra casa. Mio marito è impiegato e abbiamo due figli”. Si tenta la strada della mediazione. “Ci siamo sentiti completamente indifesi. Alla fine ci siamo accordati per 60 mila euro”. 
La storia Anna
Con il nulla osta del Comune tra le mani Anna ribadisce: “Abbiamo seguito le indicazioni di notai e agenzie immobiliari”. A lei hanno chiesto oltre 350 mila euro. La casa acquistata nel lontano 1997 dal padre, che lei ha in parte ereditato insieme alla madre ottantenne, si trova a Talenti. È un attico di 130 metri quadrati, con 100 metri quadrati di terrazzo e il garage privato. Era costato 350 milioni di lire. “Attorno non c’era niente. Nemmeno il panettiere. Non come oggi”. L’appartamento è stato rivenduto nel maggio del 2015 a circa 500 mila euro. “Si era già iniziato a parlare di affrancazione ma non del vincolo del prezzo. Ci siamo rivolti ad un’agenzia e ad un notaio. Era tutto scritto nell’atto di vendita. Ora ci chiedono oltre 358 mila euro più danni quando gli attuali proprietari possono decidere di affrancare subito dopo. Con 20-30 mila euro la loro casa potrà essere rivenduta a prezzi di libero mercato”. 
Nasce il comitato
Tre voci del comitato 'Venditori 18135' che sulla carta conta 18 nominativi ma che ha già attirato l'attenzione di molte più persone. “Vogliamo tutelare i diritti dei venditori e rivendicare che queste compravendite sono avvenute in totale buona fede” spiega Visintin che del comitato è diventato il presidente. “Questa è una licenza legalizzata alla speculazione. Ora siamo una quarantina di persone. Ma sono sicuro che è solo l’inizio”.
 

 

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Roma, scontro tra auto, travolto uomo su marciapiede: è grave

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Un uomo è stato investito da un’auto che, scontrandosi con un’altra macchina, è finita sul marciapiede. È accaduto ieri sera in via Don Giustino Maria Russolillo, in zona Serpentara, alla periferia di Roma. A quanto ricostruito finora dalla polizia locale, c’è stato un incidente tra due macchine. Nell’impatto una delle auto coinvolte ha preso dei cassonetti, un veicolo in sosta e ha finito la sua corsa sul marciapiede investendo un 60enne che si trovava lì in quel momento. L’uomo è stato trasportato dal 118 in ospedale in codice rosso. Sul posto per i rilievi la polizia locale.

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Campidoglio, domani sciopero dei dipendenti dell’anagrafe

Potranno esserci disagi domani in Campidoglio per lo sciopero dei dipendenti dell'anagrafe comunale. I lavoratori incroceranno le braccia per sei ore, dalle 8 alle 14: possibile la chiusura di alcuni uffici e la cancellazione di appuntamenti prenotati attraverso il sistema TuPassi. L'agitazione è stata indetta dal sindacato ASBEL, il sindacato di base degli enti locali. La settimana prossima, venerdì 22 marzo, sarà invece la volta del trasporto pubblico.

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Tenta di rubare un cappello ma finisce in manette

Davanti a quel cappellino griffato non ha saputo contenere i suoi istinti e ha deciso che doveva essere suo a tutti i costi, e il prezzo è stato l’arresto in flagranza per rapina. Il fashion victim è un cittadino colombiano di 17 anni, da tempo nella Capitale e con precedenti, che è stato ammanettato dai Carabinieri della Stazione Roma viale Eritrea dopo aver minacciato verbalmente e, successivamente, aggredito un ragazzino romano di 15 anni che indossava quello splendido cappello di una nota griffe dell’alta moda internazionale. La fuga col tanto agognato berretto, però, è stata bruscamente interrotta dai Carabinieri che, allertati dalla vittima, lo hanno intercettato poco dopo mentre ancora stringeva a sé la refurtiva. La “passerella” del ladruncolo si è conclusa in un Centro di Prima Accoglienza, dove attenderà di essere sottoposto all’udienza di convalida. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei Carabinieri finalizzati ad accertare se il 17enne possa essere l’autore di altri episodi di bullismo nei confronti di coetanei o ragazzi più piccoli verificatisi in zona nelle ultime settimane.