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Roma, ucciso e incaprettato a Monteverde: imputato assolto dopo tre anni di carcere

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Non fu l'egiziano Tartour Hamed Mohamed Hamed El Sajed ad uccidere nel luglio 2015 a Roma il connazionale Hashem El Sajed Gafar Abou El Amd e a farne ritrovare il corpo in strada all'interno di un sacco nero dell'immondizia. La prima Corte d'assise di Roma lo ha assolto con formula ampia, e «per non aver commesso il fatto», dalle accuse di omicidio volontario pluriaggravato e rapina; alla scorsa udienza, invece, il pm aveva sollecitato per l'egiziano la condanna all'ergastolo. Per Tartour, i giudici hanno disposto l'immediata scarcerazione.

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Era il 4 luglio 2015 quando, in via Pietro Cartoni a Roma, intorno alle 7 del mattino, fu trovato il corpo senza vita di Hashem, cuoco egiziano. A dare l'allarme fu un negoziante della zona, insospettito dalla presenza di un sacco tra due auto parcheggiate. A riconoscere la vittima fu il fratello. Dalle indagini emerse che Hashem era morto dopo essere stato legato con le mani alla schiena, da qualcuno che lo aveva bloccato cingendogli il collo con un legaccio e un nodo scorsoio, serrato fino al punto da avergli impedito la respirazione.

Secondo l'accusa era stato Tartour (inizialmente indicato come il cugino della vittima, circostanza poi smentita) a rapinare il connazionale di 5.000 euro che gli sarebbero serviti per pagare alcune mensilità di affitti arretrati per la frutteria che si apprestava ad aprire a Monteverde, e poi ad ucciderlo. Ipotesi accusatoria, questa, smentita dalla sentenza di oggi che l'ha mandato assolto con formula ampia. Soddisfazione, alla lettura del dispositivo, è stata espressa dal difensore dell'egiziano, l'avvocato Domenico Naccari. «La giustizia ha trionfato – ha detto – Eravamo convinti fin dal primo momento che Tartour non fosse l'autore dell'omicidio, e i giudici hanno accolto in pieno le nostre richieste?

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Roma, cornicione si stacca da un palazzo a Trastevere e ferisce lievemente una ragazza

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Marina De Ghantuz Cubbe)Un pezzo di cornicione è caduto mercoledì sera da un palazzo di cinque piani in via Luciano Manara all'angolo con via San Francesco a Ripa, nel cuore di Trastevere. Lorenza P. stava camminando sul marciapiede e stava andando ad una cena a cui però, ha dovuto rinunciare: "All'improvviso ho sentito un colpo forte sulla testa -ha detto- e mi sono accorta che mi era cascato addosso un pezzo di cornicione". In attesa che arrivassero la polizia e i vigili del fuoco "per sicurezza sono stata portata in ambulanza all'ospedale Santo Spirito – continua – e poi sono tornata in via Manara". I vigili hanno messo in sicurezza la strada facendo spostare tutte le macchine parcheggiate e impedendo il passaggio alle persone. Una volta saliti sulla gru non solo hanno controllato lo stato del cornicione ma hanno riportato a terra intere parti decorative del palazzo che "si sono staccate senza bisogno di picconarle, ma semplicemente con le mani. Potevano cadere addosso a qualcuno", hanno detto i vigili.
 

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Giovane morto per overdose, la fidanzata indagata crolla tra le lacrime: «La scritta sul petto è mia, ma era un gioco»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

(di Alessia Marani) – «Un gioco, per me era solamente un gioco». E. G., 23 anni, è confusa. Prima nega alla polizia di averla scritta lei quella frase in arancione sul petto di Giuseppe De Vito Piscicelli, il suo fidanzato che le aveva dormito accanto «per tutta la notte» prima di chiudere gli occhi per sempre, poi ammette: «Ma l'ho scritta con il pennarello, mica con il rossetto». La sua testimonianza non è nitida. La ragazza ricorda e non ricorda. Parla, poi fa mille passi indietro, «non so, non so». Forse si era drogata quella notte, magari aveva anche bevuto qualcosa, la mente era offuscata. Forse è per questo che martedì mattina è scivolata via all'alba dalla casa di Giuseppe in viale di Villa Grazioli, ai Parioli.
Il suo racconto viene preso con molta cautela dai poliziotti del commissariato. Il metadone a Giuseppe De Vito Piscicelli, 23 anni da compiere, glielo avrebbe passato proprio lei secondo quanto ricostruito dagli investigatori. Era la sua dose quotidiana presa al Sert che l'aveva da tempo in cura. Perché anche lei, E. G. aveva avuto dei problemi e stava cercando di superarli. Con Giuseppe si erano conosciuti nella comunità di recupero. Erano due anime libere che si erano trovate e unite. Non si separavano mai, selfie e messaggini come innamorati qualsiasi, come è giusto che sia a vent'anni.
SELFIE E MESSAGGI
Ma quell'ultimo messaggio scritto con il pennarello sulla pelle nuda, mentre lui le era steso accanto sul letto, accompagnerà Giuseppe per sempre: «Mi hai lasciato sola tutta la notte, mi vendicherò». Vendicarsi di cosa? Solo un gioco, solo uno scherzo, una frase di getto, ripete lei. Quando E. G. sgattaiola via dalla casa dei Parioli, saranno al massimo le 7 del mattino. Lei e Giuseppe avevano trascorso insieme anche la sera di domenica 29 aprile. Lei scatta ancora un selfie: lui a petto nudo sul letto, i suoi muscoli da palestra in bella vista, i capelli biondi, il viso d'angelo, dorme; lei accanto, vestita, gli occhi scuri di un cerbiatto. È la foto che Giuseppe sceglierà la sera prima di morire, lunedì 30, per il suo profilo Facebook.
Quando martedì mattina, giorno di festa, primo maggio, la mamma andrà in camera per svegliare il figlio sono le 12 passate. Arriva anche il 118, si tenta il massaggio cardiaco, si cerca di rianimare Giuseppe che, forse, non è morto da così tanto tempo. Ed E. G.? Non si trova, è andata via. «No, per me non era morto, non lo so, non lo so», dice lei. Dapprima gli inquirenti la indagano per omicidio colposo per poi contestarle la morte in conseguenza di altro reato per la cessione del metadone. L'esame tossicologico sul ragazzo stabilirà anche se Giuseppe abbia assunto altre droghe.Alessia Marani

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A24: chiusa la rampa di accesso del casello di Tivoli in direzione Roma

(Fonte: www.romatoday.it)

Nelle notti di giovedì 3 e venerdì 4 maggio sarà chiusa la rampa di accesso dell'autostrada A24 dello svincolo autostradale di Tivoli in direzione Roma e Firenze-Napoli. Lo ha comunicato Strada dei Parchi, gestore delle A24 e A25, spiegando che la disposizione è necessaria per eseguire urgenti lavori di manutenzione.
Chiusa rampa di accesso verso Roma 
La rampa di accesso sarà chiusa per i veicoli provenienti dalla viabilità ordinaria e diretti verso Roma e verso la A1 Firenze Napoli dalle ore 21 alle ore 6 del giorno successivo, il 3 e il 4 maggio, salvo imprevisti.
Le strade alternative 
In alternativa, negli orari di chiusura, Strada dei Parchi suggerisce di percorrere la Maremmana inferiore fino a Lunghezza: “coloro che sono diretti a Roma – si legge nella nota del gestore – potranno entrare alla stazione autostradale di Lunghezza o proseguire su via di Lunghezzina/Collatina mentre coloro che sono diretti sulla A1 dovranno entrare alla Barriera di Roma Est in direzione Firenze – Napoli".

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Roma, «Mi presti il telefono, mia madre sta male»: poi gli ruba il cellulare e l’accoltella alla testa

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

(di Marco De Risi) Brutta aggressione per rapina avvenuta l’altra notte in centro, su un tratto di Corso Vittorio. Un turista milanese è stato avvicinato da un egiziano di 25 anni che ha finto di essere in difficoltà e gli ha chiesto il cellulare per fare una chiamata alla madre che stava male. L’egiziano ha rapinato il telefonino e il turista ha provato a bloccarlo. Lo straniero ha estratto un coltello con il quale ha preso di striscio la vittima al collo e procurandogli un taglio profondo ad un braccio. I poliziotti di un equipaggio del reparto Prevenzione, che stavano pattugliando il centro per eventuali problemi legati alle tifoserie, sono subito intervenuti arrestando il rapinatore egiziano che è risultato avere numerosi precedenti penali. Un’ambulanza ha trasportato il ferito all’ospedale Santo Spirito. La coltellata al collo poteva essere fatale se fosse stata più precisa: il turista ha una ferita di parecchi centimetri alla base della testa. Il rapinatore è stato portato ieri davanti al giudice di piazzale Clodio. Il togato ha convalidato l’arresto della polizia e ha stabilito il trasferimento in carcere dell’egiziano per i reati di rapina e lesioni. 

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Regione Lazio, allerta meteo dal primo pomeriggio e per le successive 24 – 36 ore

 «Il Centro Funzionale Regionale ha emesso oggi un bollettino di criticità idrogeologica e idraulica che riporta una valutazione di criticità codice giallo per rischio idrogeologico per temporali a seguito di precipitazioni previste sparse, anche a carattere di rovescio o temporale su tutte le zone di allerta del Lazio: dal primo pomeriggio di oggi, giovedì 3 maggio e per le successive 24-36 ore. E’ altresì in corso di validità l’avviso di condizioni meteorologiche avverse per vento di ieri. La Sala Operativa Permanente ha diffuso l'allertamento del Sistema di Protezione Civile Regionale e invitato tutte le strutture ad adottare tutti gli adempimenti di competenza. Si ricorda che per ogni emergenza è possibile fare riferimento alla Sala Operativa Permanente al numero 803.555».
Lo comunica in una nota la Regione Lazio.

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Donna carbonizzata nel parco, si è uccisa con solventi ed accendino

 (Fonte: www.romatoday.it)
(Di Marco Cifelli) La chiave di volta è arrivata da uno scontrino trovato nella borsa che si trovava vicino al suo corpo carbonizzato. Maria Cristina Olivi, la 49enne romana trovata priva di vita nel parco delle Tre Fontane all'Eur, si sarebbe infatti suicidata, vittima della sua schizofrenia. Il tragico rinvenimento venne fatto da un passante la mattina del 20 aprile, con l'uomo intento a fare jogging che scoprì il cadavdere della donna, mentre bruciava ancora, con la donna poi morta arsa viva. Svolti gli esami autoptici non emersero segni di violenza, lasciando aperte per i giorni a seguire diverse piste investitative, compreso l'omicidio.
Morte Maria Cristina Olivi 
Aperto un fascicolo d'indagine, i colloqui con i familiari di Maria Cristina Olivi hanno permesso agli investigatori della Squadra Mobile di ricostruire il contesto dove è maturata la tragedia. Investigazioni che hanno operato a 360 gradi, allargandosi anche alla presenza di alcuni senza fissa dimora che frequentano il parco dell'Eur dove avvenne il tragico rinvenimento. 
La testimonianza di un senza fissa dimora 
A far propendere gli investigatori per un possibile omicidio furono alcuni testimoni che vivono abusivamente nel parco in una delle tante mini favelas sparse nelle aree verdi della città. In particolare uno di loro, un cittadino senegalese, riferì alla polizia di aver visto "tre persone fuggire nella notte". Poche parole dette dall'uomo che vive nei pressi di viale Aldo Ballarin, a pochi passi dal parco. Da qui ulteriori accertamenti nell'area dei clochard che vivono e frequentano il parco dell'Eur. Alcuni residenti, invece, riferirono che una nube di fumo l'avevano vista intorno alle 4 del mattino ma pensavano si trattasse dell'ennesimo rogo tossico nell'area verde.
Scontrino del tabaccaio nella borsa 
Maria Cristina Olivi abitava poco distante dal luogo della sua morte e lavorava in una lavanderia della zona. La svolta investigativa grazie ad uno scontrino fiscale rinvenuto nella borsa della 49enne che si trovava vicino il corpo privo di vita della donna. Uno scontrino di un Sali e Tabacchi. Recatisi nel tabaccaio gli investigatori di polizia hanno poi osservato le immagini delle telecamere di sicurezza che hanno svelato come la donna si fosse recata poco prima nell'esercizio commerciale per acquistare un accendino. Un accendino che Maria Cristina Olivi non sapeva nemmeno usare, tanto che nelle immagini, poi confermate dal commerciante, si vede la donna che chiede informazioni al tabaccaio su come utilizzare l'accendino appena acquistato. 
Suicidio Maria Cristina Olivi al parco delle Tre Fontane 
Secondo le indagini Maria Cristina Olivi si sarebbe poi recata da sola al parco delle Tre Fontane, si sarebbe cosparsa il torace con un accelerante, un solvente infiammabile che la stessa 49enne usava nella lavanderia dove lavorava, e poi si sarebbe uccisa dandosi fuoco con lo stesso accendino comprato qualche ora prima. A determinare il suicidio la crisi depressiva di cui la donna soffriva, accentuata dalla sua schizofrenia. Un suicidio, dunque, le cui motivazioni rimangono comunque ignote. Il fascicolo d'indagine, seppur orientato sul gesto volontario, rimane comunque aperto. 

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Pamela, la Procura: «È stata violentata da Oseghale»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Pamela Mastropietro venne violentata da Innocent Oseghale mentre era in condizioni fisiche menomate per l'assunzione di eroina. Lo sostiene il Procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio anche sulla base dei risultati degli esami del Ris che hanno evidenziato un rapporto sessuale completo tra i due. Il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha invece ritenuto non vi fossero gravi indizi di colpevolezza per tale accusa, ipotizzando invece che tra i due si fosse creato un clima amicale.

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39° Anniversario della strage di Piazza Nicosia

Oggi il Questore di Roma Guido Marino, in occasione del 39° anniversario della morte del Maresciallo di P.S. Antonio Mea e dell’Appuntato di P.S. Pierino Ollanu, ha deposto due corone di alloro a nome del Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli. I due poliziotti, allora Guardie di Pubblica Sicurezza, furono barbaramente trucidati da un commando terroristico, composto  da 13 appartenenti alle Brigate Rosse, che il 3 maggio del 1979 attaccarono la sede del Comitato Regionale per il Lazio della DC in piazza Nicosia. I brigatisti agirono divisi in tre gruppi. Due gruppi fecero irruzione all’interno dell’edificio e, dopo aver immobilizzato i presenti, collocarono nell’edificio 4 ordigni esplosivi per poi scappare con documenti riservati. Un altro rimase all’esterno, davanti all’ingresso, per contrastare eventuali interventi delle Forze dell’Ordine. La Volante della Polizia con a bordo il Maresciallo Antonio Mea e l’Appuntato Pierino Ollanu, fu la prima a giungere sul posto e venne colpita da sventagliate di mitra non appena sotto tiro. Antonio Mea morì sul colpo, mentre Pierino Ollanu trasportato in ospedale, morì alcuni giorni dopo a seguito delle ferite riportate. Un terzo agente, componente della pattuglia, rimase gravemente ferito. Le indagini svolte dalla Digos consentirono di individuare tutti i componenti dell’attentato che vennero arrestati e condannati all’ergastolo. La prima corona è stata deposta sulla lapide commemorativa presente in Piazza Nicosia e la seconda, su quella posta al Commissariato Trevi Campo Marzio, dove i due poliziotti prestavano servizio.

 
 

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Roma, padre orco offriva figlia disabile ai pedofili: rinviato a giudizio

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

È accusato di aver offerto la figlia, minorenne e portatrice di handicap, per rapporti sessuali ad un gruppo di immigrati. Abusi che venivano anche ripresi con una telecamera. Per questo la Procura di Roma ha chiesto il processo nei confronti di un cittadino italiano e di due senza tetto africani che, secondo quanto ricostruito dagli
inquirenti, avrebbero partecipato agli incontri dietro pagamento da parte del padre. Nei confronti dei tre la Procura contesta, a seconda delle posizioni, i reati di violenza sessuale di gruppo, detenzione di materiale pedopornografico e maltrattamenti. Ad allertare le forze dell'ordine sulla vicenda fu un rifugiato di origini nigeriane al quale fu poi concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nel settembre scorso l'uomo raccontò agli agenti del commissariato Monteverde di essere stato avvicinato da un italiano che gli aveva offerto un rapporto sessuale con una giovane donna in cambio di soldi. Grazie al migrante nigeriano la polizia fece scattare una
trappola per il padre orco che fu poi arrestato.