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Roma, sos Mura Aureliane: così il verde selvaggio ha infestato la Storia

 

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Cecilia Gentile) – Ailanti, sambuchi, oleandri, fichi, allori, capperi, ginestre, edere. C'è una specie di orto botanico sopra e lungo le Mura Aureliane. Il problema è che tutta questa vegetazione è un vulnus pericolosissimo per la tenuta della struttura. L'ailanto, soprattutto, importato dalla Cina nel 1700, è diventato il nemico numero uno delle Mura. È tra le 100 specie più invasive del mondo. "Ha un apparato radicale molto forte, produce una quantità di semi pazzesca che si infilano dappertutto, scalza il travertino " , spiega Carlo Blasi, docente di Ecologia vegetale alla Sapienza. Una specie di bomba a orologeria che subdolamente arriva e poi velocemente esplode.

Eppure l'ailanto, così come tutto il contorno delle varie specie botaniche, prospera impunemente lungo tutto il tracciato delle Mura, 12 chilometri complessivi rispetto ai 19 che fece edificare in tutta fretta dal 270 al 275 dopo Cristo l'imperatore Aureliano per proteggere Roma dalle incursioni delle popolazioni germaniche. Fu uno shock per i romani, che fino ad allora si erano cullati nella convinzione dell'intoccabilità della capitale dell'impero. E invece poco prima i Marcomanni e gli Alemanni erano arrivati fino a Verona e Pavia, dunque bisognava salvaguardare Roma. E le Mura da allora hanno tenuto, fino a che i Bersaglieri non aprirono la famosa breccia nel 1870.

Ma quello che non fecero le armi e i tagli scellerati dell'epoca postunitaria rischiano di scatenarlo l'incuria e la mancanza di manutenzione. Il laterizio che si allenta apre la strada ai crolli che sono seguiti e seguiranno ancora alle piogge forti o alle scosse, anche minime, di terremoto.

E la parola incuria non è esagerata. Le doppie recinzioni tra Porta San Sebastiano e Porta Latina, presenti ormai da tempo immemore, sono ancora lì, mentre all'interno la vegetazione ha raggiunto i livelli iperbolici che conosce tutta Roma. A Porta Metronia le Mura sono puntellate per i lavori della metro C. A piazzale Labicano si raggiunge uno dei picchi del degrado.

Non solo giungla e alberi di ailanto a ridosso delle Mura, ma anche discariche di vecchi bivacchi, compreso un accumulo di asfalto probabilmente avanzato da precedenti interventi di riparazione buche. Ci sono anche escrementi sparsi. E dire che al tempo dell'antica Roma la fascia di terreno lungo le mura era il "pomerium", zona sacra e inviolabile, che doveva rimanere pura da qualsiasi contaminazione. Qui non era permesso né di arare né di abitare.

Adesso, invece, piccole e grandi discariche sono distribuite un po' dappertutto lungo il tracciato. All'incrocio tra via Nola e viale Castrense si vedono i resti del Circo Variano, sezionato e inglobato nelle Mura. Qui si tenevano i giochi gladiatori e le corse dei carri, grande passione dell'imperatore Eliogabalo. Ma dall'altra parte, ecco i rifiuti e l'erba incolta. Lungo le mura e sopra i contrafforti in via di Porta Labicana crescono le ginestre, le viti e un olmo. Sul taglio effettuato per il passaggio di via Tiburtina c'è una gigantesca recinzione arancione. Dopo piazza della Croce Rossa, in viale del Policlinico, ecco i tubi Innocenti che puntellano parte delle Mura crollate di recente. Un vistoso filo spinato è stato installato per evitare incursioni dall'altra parte, dove c'è l'ambasciata inglese.

Passata la breccia di Porta Pia siamo in corso Italia, che di corso non ha proprio più nulla visto che è tutto un susseguirsi di tunnel dove si infilano rumorosamente le auto in corsa.
Anche il Muro Torto è un pezzo delle Mura Aureliane. In origine era un muraglione costruito in età repubblicana per sostenere il pendio su cui sorgevano ville patrizie, poi fu inglobato nella nuova cinta muraria, così come la Piramide Cestia, ed pra è nascosto da una selva di piante infestanti che rischiano di far saltare pezzi di muro.

"Lungo le Mura si sono addossati nel tempo circoli sportivi privati che andrebbero rimossi in vista di un progetto complessivo di valorizzazione", chiede Oreste Rutigliano, presidente di Italia nostra.

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Mondo di mezzo, confiscato il tesoro ​di Buzzi e Carminati

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Il tribunale per le misure di prevenzione di Roma ha proceduto alla confisca di beni (fino ad ora sotto sequestro) per decine di milioni di euro nell'ambito del procedimento sul Mondo di mezzo. I giudici, così come sollecitato dalla procura nel febbraio scorso, hanno confiscato, tra l'altro, opere d'arte, conti correnti, libretti di deposito, immobili, quote societarie, auto e motoveicoli, fabbricati, terreni, magazzini e depositi. Per il tribunale presieduto da Guglielmo Muntoni siamo in presenza di soggetti «pericolosi socialmente e la loro pericolosità, ritenuta di rilevante spessore, ancora oggi ha i caratteri dell'attualità». Il provvedimento, affidato agli uomini del Gico della Guardia di Finanza per la sua esecuzione, è stato emesso nei confronti degli imputati eccellenti del processo (attualmente al secondo grado di giudizio) come Massimo Carminati, il suo braccio destro Riccardo Brugia, il 'ras' delle cooperative Salvatore Buzzi, gli imprenditori Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone, Giuseppe Ietto e nei confronti di Roberto lacopo, Fabio Gaudenzi e Giovanni De Carlo. I giudici hanno anche disposto la misura della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Roma per 3 anni, per Lacopo, Guarnera, De Carlo, Gaglianone e Gaudenzi, da applicarsi una volta espiata la pena definitiva. Nei confronti di Carminati, Buzzi e Brugia l'applicazione della sorveglianza speciale sarà valutata all'esito della sentenza d'appello attesa per il prossimo mese di settembre.

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Bullismo, a Roma la supplente minacciata e offesa da un alunno 15enne “intruso”: denuncia alla Polizia

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

(di Paolo Ricci Bitti) – Un'insegnante minacciata e offesa; una serie di bestemmie da incendiare l'aria ripresa con il cellulare e diffusa sui social; un'intera classe che rischia una sospensione se non la bocciatura; un ragazzino di 15 anni che non vuole più andare a scuola perché “messo in mezzo” senza avere alcuna colpa.

Questa volta l'atto di bullismo a due livelli (nei confronti della prof e di uno studente) coinvolge oltre venti alunni di una “seconda” dell'istituto d'istruzione superiore Pacinotti-Archimede, sezione istituto tecnico informatico, in via Pasquariello, Serpentara, periferia nord di Roma.

L'inizio è quello di un classico scherzo alla supplente, la fine – dopo che la situazione è sfuggita di mano ai ragazzi – è quella che sarà stabilita dal consiglio scolastico nei prossimi giorni, forse anche con l'intervento della polizia del commissariato di Fidene, perché non si può giocare con l'identità altrui.

L'altro ieri un alunno ha invitato la supplente di Tecnologia a interrogarlo quale volontario: tutto, dall'atteggiamento sgarbato dello studente alle risate nemmeno troppo nascoste degli altri alunni, lasciava capire che il ragazzo si stesse spacciando per un altro coetaneo. Insomma, la professoressa ha “sgamato” subito lo scherzo nonostante tutta la classe confermasse l'identità del loro “compagno”. Tutta la classe. La cosa, a ogni modo – sarebbe probabilmente finita lì se non fosse stato per il crescendo di maleducazione del “finto” alunno che nel frattempo era stato invitato dall'insegnante a lasciare l'aula. Invece il ragazzo ha alzato la voce, ha insistito in malo modo per essere interrogato, si è sbracciato per sottolineare le sue richieste per concludere infine urlando una serie di bestemmie e minacciando la professoressa: “Tanto mia mamma pippa e spaccia la coca”. Poi è salito su una sedia e se ne è andato sbattendo la porta a calci. Tutto ciò mentre un alunno riprendeva la scena poi naturalmente postata sui social.

Nel registro elettronico l'insegnante ha poi riassunto l'episodio sottolineando che, oltre all'atteggiamento dell'intruso, contro ogni ragione l'intera classe ha insistito per sostenere la (falsa) identità di quel ragazzo nonostante la situazione fosse ampiamente precipitata. Nel frattempo la diffusione sulle chat del video con il raid del ragazzo “intruso” ha completato l'innesco di un caso adesso sulla scrivania della preside Valeria Santagata, mentre i genitori del ragazzo le cui generalità sono state usurpate faranno giovedì denuncia al commissariato di Fidene dopo un primo colloquio con gli agenti. Lui non ha alcuna colpa, ma il fatto di essere stato tirato in ballo perché quel giorno assente ha incrinato pesantemente i rapporti con i compagni di classe.

Gli stessi alunni, nella chat hanno capito di essere finiti nei guai: “L'abbiamo fatto grossa e ora ci faranno il c…”. “Eppure abbiamo detto solo una bugia”. “Sì, però XXX ha bestemmiato sei volte”.

Come è stato poi ricostruito, l'intruso è un alunno di un'altra classe della stessa scuola.

“Ciò che è drammatico – dice la preside Santagata, alla guida del Pacinotti-Archimede che ospita in più sedi 1.800 alunni (“e solo 11 addetti alla segreteria”) di tutti i tipi di liceo scientifico e dell'istituto tecnologico –

è che questi ragazzi sembrano non rendersi conti della gravità dell'accaduto e del fatto che i social aumentano a dismisura le conseguenze di questi atti. Ne sono stata appena informata dalla vicepreside e convocheremo subito le famiglie degli alunni della classi e dell'intruso. E parlerò anche con il ragazzo assente quel giorno: voglio rassicurarlo, ci mancherebbe che patisse per questa situazione”.

Quali provvedimenti sono adesso ipotizzabili?

“Tutto dipenderà dalle reazioni dei ragazzi che hanno assurdamente sostenuto l'intruso. C'è la responsabilità collettiva di tutti gli alunni e c'è quella supplementare del ragazzo che ha ripreso la scena con il cellulare e l'ha poi diffusa. Naturalmente l'uso del telefonino, in queste modalità, poi, è assolutamente proibito all'interno della scuola. E poi c'è il fatto che sono tutti minorenni. Potrei allora fare una segnalazione alla polizia postale ma spero che non ce ne sia bisogno: bisogna, insomma, che i ragazzi collaborino. La linea, inizialmente, sarà quella di rendere consapevoli questi giovani della gravità di quello che hanno combinato".

"Educare è il nostro primo compito. Sospensioni? Bocciature? Vedremo, tutto è possibile. Ripeto, molto dipende, in questa prima fase, dai ragazzi. Credo che ognuno di noi, prima o poi, nella vita, si sia trovato vittima o testimone di qualche atto di bullismo scolastico, magari anche solo qualche “complimento” pesante sulla linea o sull'abbigliamento, ma poi il contesto, dentro e fuori la scuola, aiutava quasi sempre a superare quel periodo. Adesso invece noi insegnanti ci troviamo ad affrontare spesso da soli questi atteggiamenti dei ragazzi per di più accentuati dall'uso di cellulari e social. In quest'anno scolastico, finora, avevamo registrato solo pochissimi casi diciamo di bullismo e non di questa gravità”

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Velletri piange Roberto, 19enne morto in un incidente stradale. La palestra chiude per lutto

(Fonte: www.romatoday.it)

(di L.N.)Velletri piange Roberto Caprara, il ragazzo di 19 anni morto in un incidente stradale in via Vecchia di Napoli. Il giovane stava procedendo a bordo di una Fiat 500 quando ha urtato l'Audi A3 di un 44enne che proveniva nel senso opposto, quindi è finita contro un albero e contro un muro. L'impatto è stato violento. Roberto è finito fuori dall'abitacolo morendo poi sul colpo. Nell'auto è invece rimasta intrappolata la fidanzata di 16 anni. La ragazza è apparsa subito in condizioni gravissime, trasportata quindi con l’elisoccorso all'ospedale Umberto I di Roma.  Sulla salma di Roberto la Procura di Velletri ha disposto l'autopsia. Tanti i messaggi di cordoglio. Roberto Caprara, studente di di19 anni, era anche un atleta impegnato come istruttore nell'associazione sportiva Ginnastica Velitrae. Attraverso la propria pagina Facebook, la società ha voluto unirsi al dolore della famiglia Caprara ed il 16 maggio è rimasta chiusa per lutto. Solidarietà anche dalla Polisportiva Diavoli Rossi di Marsala e dalla Linea Club ginnastica ritmica. Il ragazzo faceva l'istruttore. "Non ci sono parole di conforto, ne adatte a descrivere certe disgrazie, ho ricevuto uno shock enorme quando ho letto di questa terribile notizia – scrive Marco, un suo collega ginnasta – Questo ragazzone che ho avuto l'onore di premiare purtroppo ci ha lasciati. La ginnastica in un modo o nell'altro ci unisce tutti e mi rende per questo vicino ad amici e famigliari di questo giovane campione. Voglio ricordarlo così, ciao Roberto".
 

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Omicidio Ostia, per i medici era infarto e non aggressione. “Milon è stato ucciso due volte”

(Fonte: www.romatoday.it)
(di Lorenzo Nicolini) "Devono restare in carcere per sempre". Sono le parole di Shahin Ahamed, fratello di Milon Sayal il 33enne del Bangladesh morto dopo una rapina subita ad Ostia. Il messaggio è indirizzato a Niko Caldiero e Naomi Caruso, marito e moglie di 20 anni rispettivamente detenuti a Regina Coeli ed a Rebibbia perché gravemente indiziati di "concorso in omicidio e rapina". I due giovani sono stati arrestati dalla Polizia che, tuttavia, sta proseguendo le indagini sulla coppia. Secondo gli inquirenti, infatti, non sono escluse altre estorsioni a luci rosse. 
L'autopsia sbagliata su Milon Sayal 
"Mio fratello era una persona per bene, aveva la passione per il pattinaggio. Li vorrei vedere in faccia quei due e dirgli che devono restare in galera – racconta ancora Shahin a RomaToday -. Ad Ostia non c'era mai stato prima. All'inizio ci hanno detto che era morto perché beveva. Non ci abbiamo mai creduto anche perché era diventato musulmano praticante. Milon è stato ucciso due volte". Già perché, secondo il ragazzo del Bangladesh, c'è stata anche una poco limpida gestione medica del caso di Milon.
Il 33enne aggredito, a calci e pugni in via Enea Picchio, fu soccorso da alcuni passanti. Dopo un primo ricovero al Grassi di Ostia, il trasferimento al San Camillo dove è morto. "Ci hanno detto che la causa era un infarto", dice Shahin. Versione ribadita anche dall'avvocato Nicolino Sciarra che ora segue il caso e a RomaToday spiega: "La prima autopsia fatta sul corpo di Milon è stata eseguita superficialmente. Hanno riferito di aver 'sentito odore di alcol' e che il giovane fosse morto 'per un infarto', quindi per cause naturali". La famiglia, però, non ci crede. Parenti e amici non si danno pace. La comunità bengalese, ad aprile, fa un sit in davanti al porto di Ostia per chiedere di conoscere la verità. Così viene eseguito un secondo esame autoptico. Qui si apre un nuovo scenario: nessuna traccia di alcol e la presenza di sangue in testa, verosimilmente una emorragia celebrale. "Abbiamo acquisito le cartelle cliniche", sottolinea l'avvocato Sciarra. A dare supporto alla battaglia per conoscere la verità sulla morte di Milon gli investigatori del commissariato del Lido. "Voglio ringraziare Fabio e Paolo, i due agenti di Ostia che ci hanno supportato", vuole ribadire a gran voce Shahin. Ostia, omicidio Milon Sayal: arresto Niko Caldiero e Naomi Caruso. Indagini della Polizia
Tra una autopsia e l'altra la famiglia bengalese cambia legale, poi tappezza la zona del lungomare con volantini con il viso di Milon Sayal. Le indagini prendono piede ed in 7 mesi si arriva all'arresto di Niko Caldiero e Naomi Caruso. Gli inquirenti ricostruiscono gli spostamenti di Milon, rintracciando anche l'iPhone comprato solo due settimane prima dal 33enne e che, nel frattempo, la coppia aveva venduto ad un altro ragazzo che a sua volta l'aveva ceduto a un suo conoscente. Quindi le intercettazioni con "parole inequivocabili" dette dai due ventenni di Ostia Nuova. Gli investigatori sospettano episodi simili. Una serie di trappole on line dal sistema collaudato. Naomi, che nelle chat si faceva chiamare 'Alessia', con falsi annunci prometteva incontri a luci rosse. Sesso facile, mai consumato perché ad attendere la vittima c'era anche Niko. A quel punto scattava la rapina, violenta, o l'estorsione con ricatto. Così, secondo l'accusa, è successo anche a Milon. La Polizia indaga scandagliando anche altre denunce simili depositate ad Ostia. I sospetti ci sono. Ostia, omicidio Milon Sayal: arresto Niko Caldiero e Naomi Caruso. Indagini della Polizia. I due ventenni sono conosciuti nel quartiere che ospita anche i palazzi dove spadroneggiano i membri del clan Spada. Naomi e Niko furono intervistati su Rai 3, alle telecamere diedero la loro solidarietà a Roberto Spada ("una bravissima persona") dopo l'aggressione al giornalista di Nemo Daniele Piervincenzi. Raccontavano di "aver fatto qualche sciocchezza" quando erano giovani. Una intervista avvenuta un mese dopo l'aggressione mortale a Milon dove i due sottolineavano di volere "una vita normale".

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Cucchi: giudici, integrazione perizia

(Fonte: www.ansa.it)
Non una nuova perizia, ma un'integrazione di quella già effettuata in primo grado per approfondire lo stato di "idratazione e gli evidenti squilibri metabolici che caratterizzarono gli ultimi giorni di Cucchi". Questo il nuovo accertamento tecnico disposto dai giudici della seconda Corte d'Assise davanti ai quali si celebra il terzo processo d'appello ai cinque medici dell'ospedale romano 'Sandro Pertini' imputati nella vicenda della morte di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano arrestato nell'ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo in ospedale.

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Roma, crollano calcinacci da palazzo a Monte Mario, ferita passante

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Crollo di calcinacci da un palazzo in zona Montemario che hanno ferito alla testa una passante. È accaduto intorno alle 9 in via dell’Acquedotto del Peschiera. La donna di 42 anni, trasportata dal 118 in ospedale in codice giallo per una ferita alla testa, avrebbe detto ai soccorritori di essere stata colpita dai calcinacci. Sul posto la polizia locale e i vigili del fuoco, disposto il transennamento di 15 metri attorno all'edificio.

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Roma, difende la moglie dalla rapina e si rompe una spalla

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Un uomo è finito a terra con la frattura dell’omero dopo essere stato aggredito insieme alla moglie per rapina. Il responsabile si è dato alla fuga. È accaduto ieri sera in via Liviabella, all’Infernetto, a due passi dalla chiesa di San Tommaso Apostolo. Lei insegnate e lui preside in pensione rispettivamente 74 e 83 anni, sono stati aggrediti alle spalle dal malvivente. La coppia stava rientrando a casa, nemmeno il tempo di infilare la chiave nel portoncino che la signora si è sentita strattonare e rubare la borsetta che prontamente ha ripreso dalle mani dello scippatore.  A quel punto il marito per difendere la signora e mettere in fuga lo scippatore è caduto rovinosamente a terra. E’ stato trasportato d’urgenza all’ospedale Grassi, dove gli hanno riscontrato la frattura della testa dell’omero ed escoriazioni varie: dovrà essere operato d’urgenza. Oggi è stato trasferito al Cto. Il malvivente è scappato e se ne sono perse le tracce. Sul posto oltre al 118 è intervenuta la polizia. «Ormai bisogna tenere l’attenzione sempre alta – ripetono i residenti – poteva succedere qualcosa di irreparabile. Negli ultimi tempi la situazione è peggiorata e proprio nel parco giochi per bambini vicino la chiesa c’è sempre un gruppo di sbandati, ubriachi. Ci vogliono più controlli».
 

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Roma, sanità, Bambino Gesù: trovata cura per 3 malattie autoinfiammatorie

(Fonte: www.repubblica.it)

"Un nuovo farmaco efficace per 3 malattie autoinfiammatorie, un gruppo di malattie rare recentemente scoperte e caratterizzate da episodi ricorrenti di febbre e di infiammazione, è stata valutata all'interno di una sperimentazione clinica a livello mondiale coordinata dai medici della reumatologia dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù" ha annunciato l'ospedale stesso. "Le tre malattie coinvolte nel trial sono la febbre mediterranea familiare (Fmf), il deficit di mevalonato chinasi (Mkd) e la sindrome periodica associata al recettore 1 del fattore di necrosi tumorale (Fraps). La fmf è la più diffusa delle tre, nasce geneticamente in Medio Oriente ed è ben nota all'interno del bacino del Mediterraneo. Le altre due sono malattie molto rare, recentemente definite. Tutte e tre sono genetiche, causate dalle mutazioni di tre geni coinvolti nella risposta infiammatoria. "I bambini e gli adulti colpiti da queste patologie, presentano episodi febbrili ricorrenti con una frequenza che varia da una volta ogni 15 giorni a una ogni qualche mese. La durata di questi episodi è variabile da una malattia all'altra: si va dai 2-4 giorni nella Fmf fino a diverse settimane nella Traps" spiegano al Bambino Gesù. "Assieme alla febbre questi pazienti possono avere artrite, pleurite, pericardite, peritonite e rash cutanei. La qualità di vita è seriamente compromessa. Nel lungo termine sono a rischio di sviluppare amiloidosi secondaria, che porta a insufficienza renale, quindi alla dialisi e, infine, al trapianto di rene". Qualche anno fa era stato scoperto nel meccanismo delle 3 malattie il ruolo centrale di una specifica molecola dell'infiammazione, l'interleuchina 1, che viene prodotta in eccesso in conseguenza delle mutazioni genetiche. Da questo dato ottenuto in laboratorio e trasportato al letto dei pazienti è stato disegnato il trial clinico che, in maniera assolutamente innovativa – spiega il dottor Fabrizio De Benedetti, responsabile di Reumatologia dell'ospedale Pediatrico Bambino Gesù e coordinatore mondiale del trial clinico – ha messo insieme le tre malattie in un'unica sperimentazione costruita su misura. "Le conoscenze dei meccanismi molecolari delle malattie permettono infatti oggi di disegnare approcci innovativi basati, non tanto sulla diagnosi di ogni malattia, ma piuttosto sul meccanismo molecolare, il target, che si vuole specificatamente colpire". "È stato usato un anticorpo specifico, che agisce in maniera mirata bloccando l'attività biologica dell'interleuchina 1 (nome scientifico canakinumab). I pazienti inclusi nel trial sono 181, provenienti da 59 istituti di 15 Paesi. Soprattutto nel campo delle malattie genetiche, che hanno esordio in età pediatrica – sottolinea De Benedetti – studiare i bambini permette di acquisire informazioni utili anche nel trattamento dell'adulto. Se è vero che i bambini non sono piccoli adulti, è vero però che gli adulti sono grandi bambini". I risultati hanno dimostrato una straordinaria efficacia in tutte e tre le malattie con la pressochè totale scomparsa degli episodi febbrili, migliorando decisamente la qualità della vita dei pazienti. I pazienti con Fmf sono passati da una media di 20/25 episodi febbrili all'anno a 1 e mezzo, quelli con Mkd da 15 a 1 mentre i pazienti con Traps da 10 a 1. "Per la Fmf esiste una terapia, la colchicina, ma il 5%-10% dei pazienti non risponde a questo trattamento. Per la Traps e la Mkd invece non esisteva un trattamento efficace – aggiunge il dottor Fabrizio De Benedetti – e per questo motivo era essenziale trovare una nuova modalità di trattamento per queste tre malattia orfane. I risultati dello studio, in termini di efficacia e di sicurezza del farmaco hanno  permesso di ottenere la sua autorizzazione sia dall'Ema (Agenzia europea del farmaco), sia dall'Fda (Food and Drug Administration). Il farmaco dovrebbe essere presto disponibile anche in Italia".
Chiara è una delle pazienti 'guarite' che da questa cura innovativa, dopo un'infanzia alle prese con continui e invalidanti disturbi della malattia. E racconta: "La mia vita era buia, come il colore nero. È una malattia che, specialmente da piccola, ti limita tanto. Avevo attacchi febbrili anche due volte a settimana, spesso accompagnati da forti dolori. Non potevo uscire a giocare con gli amici. Avevo difficoltà a frequentare regolarmente la scuola. Non ho avuto, di fatto, un'infanzia. La malattia non mi ha fatto avere la spensieratezza tipica della mia età. Non mi sono potuta costruire quelle amicizie che invece le mie coetanee stavano coltivando".
Oggi ha 19 anni e conduce una vita normale. Ma non è stato sempre così. Chiara è affetta infatti da febbre mediterranea familiare e fa parte di quel 5-10% che non risponde alla cura con colchicina.
"Adesso ho una vita sociale, faccio sport e studio legge all'università, frequentando regolarmente le lezioni. Una cosa per me impensabile fino a poco tempo fa. Posso dire di aver ricominciato da zero. Mi sto piano piano costruendo tutte quelle cose che da piccola non ho potuto coltivare". Chiara ha partecipato alla sperimentazione clinica e fin dalla prima iniezione di interleuchina 1 ha visto cessare gli attacchi febbrili. Per mesi interi. "Oggi, dopo tanto tempo, vedo finalmente la mia vita come il colore verde. Quello della speranza".

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Incidente sulla via Ardeatina: scontro tra un Iveco Daily ed una Smart, un ferito

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ma.Cif)Traffico rallentato sulla via Ardeatina a causa di un incidente stradale. Lo scontro è avvenuto intorno alle 14:30 all'altezza del chilometro 14 della Strada Provinciale 3, nella zona di Falcognana. Ad impattare per cause ancora in via di accertamento un furgone Iveco Daily ed una Smart. Ad avere la peggio il conducente della City Car, affidato alle cure dell'ambulanza del 118 che lo ha trasportato all'ospedale Sant'Anna di Pomezia. 
Incidente sull'Ardeatina 
In particolare il sinistro, avvenuto per cause ancora in via di accertamento, è avvenuto all'altezza dell'incrocio con via Davide Carazzi, in direzione fuori Roma. Sul posto per svolgere i rilievi scientifici e regolare la viabilità gli agenti del IX Gruppo Eur della Polizia Locale di Roma Capitale.