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Roma, biossido di azoto alle stelle. Fuorilegge tre casi su cinque

(Fonte: La Repubblica, di Cecilia Gentile) – Non solo polveri sottili. I veleni a Roma si sprecano. L'ultimo monitoraggio riguarda il biossido di azoto: in tre casi su cinque la concentrazione di No2 è superiore ai limiti di legge, con gravi rischi per la salute dei cittadini.

Alla campagna, promossa da Salvaciclisti-Roma e Cittadini per l'aria nell'ambito del progetto di scienza partecipata "No2, no grazie. Stop ai diesel in città" hanno partecipato 150 volontari, che hanno effettuato i rilievi dell'inquinante per un mese, dal 2 febbraio al 2 marzo, davanti casa o scuola o luogo di lavoro, installando un piccolo campionatore passivo da collocare a un'altezza di 2,5-3 metri, ad esempio su un palo.

Il limite stabilito dalla legge è di 40 microgrammi per metro cubo su base annuale. Dal mese rilevato, dunque, è stata prodotta una stima relativa all'intero anno, che ha dato risultati preoccupanti: il 60% dei punti di campionamento, pari a tre casi su cinque, ha una concentrazione media annuale superiore ai limiti.

I valori massimi sono stati registrati in via di Trasone (88,4 microgrammi per metro cubo), quartiere Trieste-Salario, a via Casilina, zona Torpignattara, con 91 microgrammi, e in viale Etiopia-piazza Addis Abeba con 95,4 microgrammi. Le concentrazioni avrebbero potuto essere anche più alte se non ci fosse stato un vento medio di 10 nodi e un episodio di precipitazione nevosa, che ha comportato il blocco forzato del traffico.

La ricerca sottolinea come i motori diesel incidano per il 92% alla produzione degli ossidi di azoto. "Non c'è nessun motivo per cui non si debba dare la priorità alla salute dei cittadini e decidere che queste auto molto inquinanti, anche quelle di ultima generazione, vengano bandite dalla città – sostiene Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l'aria – questo è un dovere che chi amministra ha nei confronti dei cittadini e della loro salute".
Il biossido di azoto, evidenzia il report, ha effetti acuti e cronici sull'apparato cardiovascolare e respiratorio, provoca danni all'apparato neurologico e al sistema cognitivo anche durante lo sviluppo del feto e problemi di attenzione in età scolare. I soggetti più a rischio sono bambini, anziani e persone già affette da patologie dell'apparato respiratorio.

"Lanciamo un appello alla sindaca Virginia Raggi  e al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, per aggiornare il piano della qualità dell'aria regionale – dichiara Paolo de Luca, di Salvaciclisti-Roma – e prendere provvedimenti efficaci contro il biossido di azoto, bandendo il diesel dalla città"

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Bracciano, pullman con a bordo bambini in gita finisce fuori strada: nessun ferito

(Fonte: La Repubblica) – Un pullman di una gita scolastica è finito fuori strada in via Tragliatella, zona Bracciano, con a bordo 35 bambini e 4 insegnanti. Sul posto squadre del Comando dei vigili del fuoco di Roma che hanno aiutato alunni e insegnanti a scendere dal mezzo. Non ci sono feriti.

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Uomo malato di Alzheimer scomparso da tre giorni: era venuto a Roma per curarsi

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Da domenica non si hanno più notizie di Pietro Aloise, 69enne originario di Morano Calabro, in provincia di Cosenza. L’uomo, che ha seri problemi di salute (è diabetico e ha l’Alzheimer) era a Roma assieme alla moglie per sottoporsi ad alcune visite mediche. Al momento della scomparsa non aveva con sé documenti.  L'ultimo contatto con i suoi famigliari risale alle 18.30 di domenica, quando l'uomo si trovava in via Cola di Rienzo, vicino alla torrefazione Castroni. La moglie, che aveva accompagnato Pietro a Roma per aiutarlo nei suoi spostamenti, ha denunciato la sua scomparsa ai carabinieri della Capitale.

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Roma, cade albero a via Boccea: traffico in tilt

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Si è schiantato all'improvviso sulla strada, mentre transitavano le macchine. Un albero è caduto a via dell'Acqua  Fredda, a cento metri circa da via Boccea. Il traffico è paralizzato. L'ingombro dei tronchi ha bloccato la viabilità. 

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Piazza Vittorio Emanuele II, fermato 29enne con l’accusa di tentata rapina

I Carabinieri della Stazione Roma Piazza Dante hanno arrestato un 29enne iracheno, senza fissa dimora e con precedenti, con le accuse di tentata rapina e resistenza e minaccia a Pubblico Ufficiale. Ieri notte, l’uomo è entrato in un bar/tabacchi di piazza Vittorio Emanuele II, e arrivato alla cassa ha minacciato, armato di un coltello, il proprietario un 58enne, cittadino cinese, intimandogli di consegnargli alcune stecche di sigarette. Alla scena ha assistito anche un cliente del bar che ha subito contattato i Carabinieri al 112 ed ha poi tentato di allontanare il malvivente. Anche i militari, giunti sul posto in poco tempo, sono stati aggrediti dal 29enne, che li ha spintonati e anche minacciati, ma sono riusciti ad immobilizzarlo e disarmarlo. Il “fumatore incallito” è stato ammanettato e portato in caserma, dove è stato trattenuto in attesa del rito direttissimo. 

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Trascina una donna nell’androne di un palazzo e prova a violentarla

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Mauro Cifelli) A metterla in salvo sono state le sue grida di aiuto con i condomini di un palazzo del Nomentano che hanno poi messo in fuga un uomo mentre provava a violentarla. La violenza sessuale è stata tentata intorno alle 9:00 di questa mattina nel portone di una palazzina di via della Batteria Nomentana. Vittima una donna italiana di 40 anni, carnefice un senegalese di 20 anni, poi trovato ed arrestato dalla polizia con l'accusa di violenza sessuale. I fatti hanno preso corpo quando la vittima è stata avvicinata dal giovane. Strattonata dal 20enne la donna è stata trascinata in un condominio di via Costantino Maes. Qui l'uomo ha quindi provato a violentarla, molestandola e palpeggiandola nelle parti intime. Le urla della 40enne hanno però sortito il risultato sperato con alcuni abitanti del palazzo che hanno evitato che la violenza sessuale fossa attuata mettendo in fuga lo stupratore. Nonostante sia stato allontanato dai cittadini, decine sono state le telefonare alle forze dell'ordine che fornivano una descrizione del violentatore in fuga. Arrivati sul posto gli agenti di polizia hanno subito individuato il 20enne che alla loro vista ha provato a dileguarsi venendo bloccato dalla polizia quasi subito. Trovata la donna vittima di violenza in lacrime in un bar della zona, questa ha poi ricosciuto il suo aguzzino. Accompagnato in comissariato l'uomo è stato indentificato in un 20enne del Senegal senza fissa dimora. Arrestato con l'accusa di "violenza sessuale" è stato associato nel carcere romano di Regina Coeli. Sotto choc, la donna è stata invece medicata dall'ambulanza del 118 intervenuta sul posto. 

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Termini: borsone abbandonato fuori la stazione fa scattare l’allerta, è falso allarme bomba

(Fonte: www.romatoday.it
Falso allarme bomba oggi 22 maggio fuori la stazione Termini. Un'allerta scattata intorno alle 15:20 dopo la segnalazione della pattuglia del Reparto Termini della Polizia Locale in postazione fissa all'ingresso principale dello scalo romano. Sul posto sono intervenuti volanti della Polizia, Carabinieri e gli artificieri della Polizia di Stato. L'allarme è rientrato alle 16:15 dopo l'accertamento degli artificieri che all'interno di un borsone rosso abbandonato, vi erano solo indumenti ma che l'allarme lanciato dai vigili era fondato in quanto era visibile dall'apertura della cerniera del borsone una luce rossa lampeggiante dovuta all'accensione di un lumino a batteria per defunti. Termini: falso allarme bomba fuori stazione 22 maggio 2018
„Sul fatto è intervenuto il Segretario Provinciale di Roma dell'Ugl Sergio Fabrizi: "Ancora una volta il Corpo della Polizia Locale dimostra come esso sia fondamentale nella strategia della sicurezza pubblica, nonostante l'indifferenza alla valorizzazione e tutela dei suoi appartenenti dai Governi fin qui succedutisi rimasti sempre con la promessa di una nuova legislazione speciale per le Polizie Locali oramai sempre più distanti dallo stereotipo di 'sordiana' memoria".

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Via Casilina, incendio in un esercizio commerciale

Alle ore 4,30 circa di questa mattina un  vasto rogo ha colpito un esercizio commerciale in via Casilina 1791 costringendo all'evacuazione di una ventina di persone che alloggiavano nell'edificio adiacente il locale circondato dalle fiamme. Gli Agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, mentre svolgevano attività di monitoraggio nella zona , dopo aver partecipato alle operazioni di cancellazione dei murales nel vicino quartiere di Tor Bella Monaca, notavano delle fiamme provenienti da una via limitrofa. Giunto prontamente sul posto, il personale, dopo aver allertato i Vigili del Fuoco, si adoperava nel tentativo di avvisare gli inquilini dell'edificio adiacente, ed in parte sovrastante il bar, già pervaso dal fumo. Non ricevendo alcuna risposta dall'interno dello stabile, intervenivano con la forza per aprire il portone d'ingresso. Grazie alla sollecita azione degli Agenti è stato possibile scongiurare il peggio. Le persone,  colte nel sonno,  non si erano accorte del fumo che aveva invaso tutto l'edificio. Gli inquilini, subito soccorsi, non sono rimasti intossicati né hanno riportato ferite. Solo tanta paura. Gli stessi hanno rifiutato l'ausilio della Sala Operativa Sociale, ricevendo assistenza presso parenti ed amici. L'intervento dei Vigili del Fuoco ha permesso di domare le fiamme e spegnere l'incendio. Lo stabile, con evidenti danni, è stato posto sotto sequestro ai sensi dell'art. 354 del c.p. Le indagini sono in corso per accertare le cause che hanno provocato il rogo. Al momento non si può escludere alcuna ipotesi, compresa quella dell'atto doloso. 
 

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Roma, Tor Bella Monaca, nella notte cancellati i murales della criminalità

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Rory Cappelli) – “Ve dovete levà!” urla una donna. È bionda, ha i capelli corti, una maglietta slabbrata, pantaloni larghi, sandali sfondati. Sta in mezzo alla strada, quasi a sfidare la macchina a metterla sotto. Continua a inveire, “Annatevene, avete capito, annatevene!” anche quando la macchina è passata, agitando il pugno. Sono le tre di notte, Tor Bella Monaca fa solo finta di dormire: è ancora invasa di polizia, vigili urbani, carabinieri. Tutti qui da ore per cancellare quei murales diventati il simbolo dello strapotere della malavita, dello Stato che non c’è, delle famiglie che comandano con la forza della violenza e la potenza della droga.

La sindaca l’aveva promesso, all’inizio di maggio: “Cancelleremo quei murales. Riporteremo la legalità a Tor Bella Monaca”. E stanotte è qui, con i 120 agenti della polizia di Roma Capitale, guidati da Antonio Di Maggio, e i 60 tra agenti della polizia di Stato e carabinieri, che alla fine ringrazierà, quasi uno per uno.

Può sembrare un’esagerazione. Troppo. Eppure lo ha spiegato bene il procuratore aggiunto Michele Prestipino davanti alla commissione d’inchiesta sulla sicurezza delle periferie, parlando proprio del murales dedicato a Serafino Cordaro: “Il murales non mi preoccupa particolarmente in sé e per sé, ma mi preoccupa per quello che rappresenta, ovvero una dimostrazione del profilo identitario di questo gruppo. Il fatto che questo murales sia ancora lì – dentro la capitale d’Italia – e nessuno si sia sentito in dovere di rimuoverlo rappresenta per questo gruppo motivo di grandissimo prestigio criminale, un prestigio che viene speso sul piano dei rapporti generali”. In un quartiere come Tor Bella Monaca anche i muri parlano. Sono il simbolo di un potere mafioso che depreda e impoverisce il territorio, sfrutta le fragilità e blocca lo sviluppo di energie positive".

Le prime pennellate beige come il resto del palazzo R9 dell’Ater di viale Paolo Ferdinando Quaglia andranno a coprire il volto di Serafino Cordaro, “il nostro angelo” come recitava la scritta che accompagnava il ritratto, ucciso nel suo bar  di via Acquaroni il 2 febbraio 2013 su ordine di Stefano Crescenzi, che mirava a impadronirsi di una fetta del mercato della droga.

I Cordaro erano i padroni incontrastati di Tor Bella Monaca e del suo traffico di droga, organizzato in maniera quasi militare con vedette a ogni angolo e porte rinforzate con feritoie modello Scampia. Quando Serafino viene ucciso quel murales presidiato giorno e notte diventa un simbolo e dice a tutti chi comanda: non i Crescenzi né nessun altro: ma sempre loro, i Cordaro. A Tor Bella Monaca volano le pallottole, non si contano i feriti, arriva anche un altro morto. La polizia organizza tre blitz con 500 poliziotti, alla fine sequestra alla famiglia 3 milioni di euro e arresta 37 persone. La sentenza di primo grado, del 2017, ne condanna 20.
Ma intanto il murales resta lì.

Insieme a un altro, che arriva all’attenzione della sindaca e dell’amministrazione grazie a una lettera. È stato dipinto in via Amico Aspertini lungo una trentina di metri di parete grigia, visibilissimo anche da lontano e dalle strade sottostanti: ritrae Antonio Moccia, morto in un incidente stradale il 24 settembre 2012. Antonio era il figlio ventenne del boss di Afragola Vincenzo Moccia e nipote di Giuseppe Moccia, trasferiti a Tor Bella e qui anche loro imprenditori della droga. La famiglia per lui – un Casamonica ante litteram – voleva funerali solenni, con il trasporto della salma in una carrozza trainata da quattro cavalli dal Policlinico di Tor Vergata alla chiesa Santa Maria Redentrice di Tor Bella Monaca. Che l’allora questore Fulvio Della Rocca rifiutò.

Mica per altro: parenti e amici, saputo della morte del ragazzo, si erano recati in massa al pronto soccorso del policlinico prendendo a pugni e calci le porte, aggredendo medici e infermieri e creando un caos che aveva richiesto l’intervento della polizia. Se tanto mi da tanto, si era detto il questore: e così, questo funerale con carrozza non s’ha da fare, aveva decretato. Per motivi di sicurezza. E non si era fatto. Ma il murale sì. E stava lì, ormai da sei anni.

Alle tre è tutto finito. La sindaca ringrazia. Stringe le mani. “Questa sera ce l’abbiamo fatta, abbiamo cancellato entrambi i murales l’impegno delle forze dell’ordine, oltre 120 uomini e donne della polizia locale, 60 tra carabinieri e polizia di Stato” dice. “Il territorio va presidiato, torneremo anche nei prossimi giorni, lo Stato deve riaffermare la sua presenza nelle zone nelle quale è stato assente per troppo tempo.

Questi murales stavano qui da anni e nessuno aveva avuto il coraggio di toglierli”. Si allontana, ma poi ci ripensa: “La cosa più impressionante” conclude “è stato vedere come questi due quartieri, queste due zone fossero completamente vuote, nessuno circolava, finestre abbassate, serrande abbassate, sembrava il coprifuoco. Non c’era nessuno”.

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Officina abusiva a Pomezia, due romeni arrestati

Nell’ambito del controllo delle attività commerciali connesse alla circolazione stradale, gli uomini della squadra di polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Roma e  sottosezione  di Albano hanno fatto irruzione in un capannone nella zona industriale di Pomezia sorprendendo due cittadini romeni intenti nello smontaggio di un veicolo. Ad attrarre gli agenti infatti, sono stati forti rumori metallici provenienti dall’interno di una struttura che non risultava essere adibita ad officina. Colti dal sospetto di un’attività illecita i poliziotti hanno fatto ingresso e trovato due uomini, in tuta da meccanico, impegnati nel taglio di una autovettura Ford Focus,  rubata il giorno precedente. Durante  il controllo veniva rinvenuta anche la scocca di un’altra auto nonché altri due veicoli. All’interno del capannone, ben organizzato per smontare i veicoli, tutta l’attrezzatura per il taglio e l’imballaggio dei pezzi, un muletto per la loro movimentazione , nonché numerose apparecchiature e congegni tecnologici – jammer, computer e circuiti stampati – indispensabili per il furto e la programmazione delle centraline delle auto. I due uomini, entrambi romeni A.D.M di anni 31 e G.I.M. di anni 29, sono stati arrestati per il reato di riciclaggio in concorso tra loro per poi essere sottoposti al rito direttissimo presso il Tribunale di Velletri. Tutto il materiale rinvenuto è stato posto sotto sequestro, mentre si procede agli accertamenti delle altre due autovetture per verificarne la provenienza.