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Roma, scoperto ai Castelli ristorante camuffato da associazione culturale: tasse evase per 600mila euro

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Un ristorante mascherato da associazione culturale in modo da pagare meno tasse. E' questa la scoperta dei finanzieri del comando provinciale di Roma che hanno rinvenuto a Marino una considerevole evasione fiscale protratta da tempo. Nell’ambito del controllo economico del territorio, eseguito anche attraverso il monitoraggio del web, i militari del gruppo di Frascati hanno posto l’attenzione su una rinomata attività di ristorazione. Infatti, la stessa, godeva di molte recensioni positive, dove erano presenti foto, commenti e lusinghieri apprezzamenti.

Tuttavia, i preliminari riscontri all’anagrafe tributaria avevano permesso di individuare, presso lo stesso indirizzo del ristorante, l’esistenza di un’associazione culturale, che, peraltro, non aveva mai provveduto alla presentazione di alcuna dichiarazione fiscale. Le Fiamme Gialle hanno proceduto quindi all’esecuzione di un controllo presso l’attività di ristorazione, nel corso del quale sono stati sentiti gli avventori che, oltre a non essere soci, sono risultati del tutto ignari che si trattasse di una finta associazione culturale senza fini di lucro, destinata formalmente a favorire lo sviluppo di attività di promozione sociale con finalità assistenziali. Sono state rinvenute pochissime ricevute fiscali, sporadicamente emesse per non destare particolare “sospetti” da parte degli avventori “più attenti”; Durante l’ispezione, sono stati inoltre scoperti tre lavoratori irregolari, di cui due completamente in nero.

L’attività svolta ha consentito di ricostruire il volume d’affari generato negli ultimi anni da cui emerge una base imponibile sottratta a tassazione per oltre 600 mila euro. Attesa anche l’assenza di autorizzazione all’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, si è provveduto a comminare le previste sanzioni, inoltrando apposita segnalazione al Comune competente che ha disposto la chiusura dell’esercizio. L’azione della Guardia di Finanza, oltre a garantire il recupero a tassazione di imponibile non dichiarato, è volta a tutelare la libera concorrenza tra gli operatori del settore, evitando che l'economia legale venga danneggiata da simili forme di “abusivismo”.

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Via Prenestina, 84enne investito da una Smart

Un uomo è stato investito da una Smart in via Prenestina, all'altezza di viale Ronchi. L'84enne è stato poi trasportato in codice rosso al Policlinico Umberto I, dove è al momento ricoverato in prognosi riservata. E' intervenuta sul posto anche la Polizia del V Gruppo Prenestino per i necessari rilievi.

InfoAtac informa sui conseguenti rallentamenti per i tram 5, 14 e 19 e per la viabilità nella zona. 

 

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Via Ambrosini, in corso verifiche al cedimento del manto stradale

In relazione al cedimento del manto stradale verificatosi in zona Montagnola, in via Ambrosini, all'altezza del civico 202, Acea Ato 2, che ha in consegna l’area, è con le sue squadre sul posto da ieri sin dalla ricezione della segnalazione. I tecnici stanno procedendo alle necessarie attività per poter eseguire le verifiche tecniche propedeutiche all'intervento. Dai primi rilievi effettuati risulta un danno ad una condotta fognaria. Sono in corso ulteriori accertamenti tramite videoispezioni e nel frattempo si è provveduto a mettere in sicurezza l'area. Lo comunica in una nota l’Assessorato alle Infrastrutture di Roma Capitale. 
 

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Roma, raid nel bar alla Romanina: restano in carcere Casamonica e Di Silvio

(Fonte: La Repubblica) – E' stata respinta dal tribunale del Riesame di Roma la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori dei quattro autori del raid compiuto in un bar del quartiere Romanina la domenica di Pasqua. Restano, quindi, in carcere Antonio Casamonica, Alfredo e Vincenzo Di Silvio mentre i giudici della Libertà hanno ribadito la misura cautelare degli arresti domiciliari per Enrico Di Silvio, 70 anni nonno di Alfredo e Vincenzo. Nei confronti dei quattro il pm Giovanni Musarò contesta i reati di violenza privata, danneggiamento e lesioni personali con l'aggravante del metodo mafioso.

La brutale aggressione avvenne la mattina di Pasqua nel Roxy  Bar di via Salvatore Barzilai. Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio entrarono nel locale con la pretesa di passare avanti

a una invalida civile, in fila prima di loro. Alle rimostranze della donna i due  reagirono strappandole gli occhiali, spingendola contro un muro e colpendola con la cintura. "Se chiami la polizia ti ammazziamo" urlarono lasciando il locale dopo averle scaraventato a terra il cellulare.  Dopo mezz'ora i due tornarono per punire a suon di bottigliate,  il barista, un giovane romeno, 'colpevole' di non essersi occupato subito di loro.

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Izzo, uccidemmo anche altra ragazza

(Fonte: www.ansa.it)
Angelo Izzo, uno dei 'mostri' del Circeo, condannato a due ergastoli, ha riferito ai magistrati che Rossella Corazzin, la 17enne veneta sparita il 21 agosto 1975 nei boschi del Cadore, fu sequestrata dalla banda di stupratori del Circeo, portata sul lago Trasimeno violentata e uccisa. Il fascicolo con le dichiarazioni di Izzo è finito sul tavolo del procuratore di Belluno Paolo Luca, che poi lo ha trasmesso a Perugia. "Nelle dichiarazioni Angelo Izzo ha dedicato poche parole alla vicenda di questa ragazza ma ha dato riferimenti su data della scomparsa e luogo dell'uccisione, da far ritenere che sia effettivamente lei", ha precisato il Procuratore di Belluno, Paolo Luca.
 

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Truffe ai risparmiatori, arrestato broker sedicente vescovo: sequestrato un patrimonio da 72 milioni

(Fonte: Il Messaggero) – I Finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma, nell'ambito di un'operazione denominata “Mediterraneo” hanno eseguito questa mattina un decreto di sequestro preventivo per 72 milioni di euro nei confronti di 5 persone in diverse località d'Italia. Per una di loro il Gip del Tribunale di Roma ha emesso un decreto di custodia cautelare.

Sono tuttora in corso perquisizioni nelle province di Roma, Arezzo e Perugia. Le indagini nascono da un'attività ispettiva svolta nel 2014 dalla Consob, in collaborazione con la Guardia di Finanza, nei confronti di alcuni promotori finanziari che offrivano investimenti gestiti dall'impresa inglese “Luxe finance Ltd”, che è risultata essere riconducibile ad un professionista di origini romane. Dalle prime verifiche erano subito emerse numerose incongruenze sull'attività dei promotori e sulla effettiva destinazione degli investimenti. In particolare il responsabile ha cercato ripetutamente di sottrarsi alle richieste di informazioni della stessa Consob sull'effettiva attività esercitata dall'azienda.

A seguito di successivi approfondimenti, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria ha accertato che l'uomo era di fatto a capo di una solida organizzazione criminale che, avvalendosi della sua ampia rete di promotori, aveva in realtà organizzato una frode di rilevanti dimensioni: attraverso la società inglese era riuscito a raccogliere da una folta platea di risparmiatori, una considerevole mole di denaro, con la promessa di destinarle ad investimenti molto redditizi nel comparto mobiliare. Il principale indagato è così riuscito a drenare dai risparmiatori decine di milioni di euro fatti confluire – in molti casi anche contro la volontà dei titolari – su due fondi di diritto estero – denominati Pegasus Royal e Pegasus Gold – e poi accreditati su conti correnti accesi presso la Investec Bank delle Isole Mauritius a lui riconducibili.
Le indagini, infatti, hanno permesso di appurare come i due fondi fossero del tutto fittizi e creati ad arte dal capo dell'organizzazione: come dimostrato dalle molte denunce raccolte dai clienti, che si sono nel tempo trovati nell'impossibilità di recuperare i propri investimenti.

Gli accertamenti investigativi hanno infine confermato come in verità il professionista avesse distratto di volta in volta, tutte le somme raccolte dai fondi per poi reimpiegarle, almeno in parte, in attività economiche riconducibili a lui ed ai suoi prestanomi. In particolare, i proventi illeciti sono stati utilizzati per finanziare numerose attività imprenditoriali da lui gestite, quali una grossa azienda agricola in provincia di Arezzo ed un'associazione teatrale con sede in un'antica Abbazia vicino Todi, che l'uomo aveva affittato da un ente benefico. Qui, alla presenza dei suoi adepti, celebrava periodicamente cerimonie religiose. L'uomo infatti, organista e maestro di musica, è tra l'altro noto per aver fondato di recente, una sua congrega religiosa di cui si è auto proclamato arcivescovo sotto il nome di Max of Strichen.

Tale nominativo, giustificato a suo dire da presunte ascendenze nobiliari inglesi, è stato utilizzato anche al fine di nascondere la reale riconducibilità a di alcune società estere con cui aveva schermato i proventi illeciti. Il complesso degli elementi raccolti ha condotto alla denuncia, per i reati di associazione a delinquere finalizzata all'abusivismo finanziario, ostacolo alle Autorità di Vigilanza, truffa, riciclaggio ed autoriciclaggio, di 9 persone appartenenti all'organizzazione. Per 5 dei responsabili è stato ora disposto il sequestro delle somme provento dell'illecita attività in danno degli ignari clienti, mentre l'ideatore e principale beneficiario del sistema truffaldino è stato colpito da ordinanza di custodia cautelare e portato nel carcere di Regina Coeli.

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No scarcerazione Casamonica e Di Silvio

(Fonte: www.ansa.it)
Il tribunale del Riesame di Roma ha detto no alla istanza di scarcerazione avanzata dai difensori dei quattro autori del raid compiuto in un bar del quartiere Romanina la domenica di Pasqua. Restano, quindi, in carcere Antonio Casamonica, Alfredo e Vincenzo Di Silvio mentre i giudici della Libertà hanno ribadito la misura cautelare degli arresti domiciliari per Enrico Di Silvio, 70 anni nonno di Alfredo e Vincenzo. Nei confronti dei quattro il pm Giovanni Musarò contesta i reati di violenza privata, danneggiamento e lesioni personali con l'aggravante del metodo mafioso.

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Aggredì agenti della Digos: rinviato a giudizio Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Rinviato a giudizio per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, Giuliano Castellino leader romano del movimento di estrema destra Forza Nuova. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura di Roma. La vicenda risale al 23 agosto del 2017. Castellino aggredì alcuni agenti della Digos che erano intervenuti per bloccare una protesta che Forza Nuova aveva organizzato fuori la redazione del quotidiano cattolico Avvenire, in piazza Indipendenza, per protestare contro le posizioni assunte dalla Conferenza episcopale italiana in tema di immigrazione.

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Ponte dell’Osa, riaperto a traffico carrabile a senso unico alternato

Il Ponte dell’Osa è stato riaperto al traffico carrabile, compreso a quello del servizio pubblico di trasporto, a senso unico alternato. Questo è quanto reso noto dagli uffici del Dipartimento SIMU, che in questi giorni hanno eseguito controlli e prove di carico.
Nel frattempo continuano le ulteriori indagini per la presentazione al Genio Civile del progetto di ristrutturazione del ponte, per il quale è già stato affidato l’incarico.  Una volta approvato il progetto, i lavori seguiranno immediatamente e si stima che dureranno circa 30 giorni. L'Amministrazione continua quindi a lavorare sul ponte per ripristinare al più presto il doppio senso di marcia e restituire ai cittadini una struttura centrale per la mobilità della Capitale. Circa l’ipotesi considerata in un primo momento di installare un ponte mobile, tipo BAILEY, nell'eventualità non fosse stato possibile riaprire il ponte anche al traffico carrabile, si attenderà l'esito di una prima fase di sperimentazione del senso unico alternato per poi valutare, d’intesa con il Municipio VI se procedere o meno in tale direzione.

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Roma, il trucco dei falsi documenti per far arrivare gli immigrati

(Fonte: La Repubblica, di Federica Angeli) – Un documento falso, un appuntamento preso regolarmente allo sportello della prefettura e decine di immigrati che con la scusa di essere regolarizzati entrano in Italia. Funziona così ed è la nuova frontiera per favorire l'immigrazione clandestina. Prove tecniche per aggirare, le annunciate restrizioni gridate in campagna elettorale dal leader del Carroccio Matteo Salvini? Può darsi.

Ma quanto accaduto due giorni fa è il segnale di una nuova rotta per aggirare le leggi sull'immigrazione. Ed ora la polizia, insieme alla prefettura analizzeranno blocchi di pratiche per capire se si sia trattato di un caso isolato o, al contrario, ci siano già stati precedenti.

Lo scorso martedì si è presentato negli ufficili di via Ostiense allo Sportello Unico per l'immigrazione della Prefettura, un uomo di 53 anni dopo essersi " appropriato" dell'identità di un'altra persona, con la documentazione necessaria per assumere 5 lavoratori stagionali di nazionalità indiana.

C.R., queste le iniziali dell'uomo italiano che ha tentato di truffare lo Stato, ha però esibito, come documento, una carta d'identità apparentemente genuina ma abilmente contraffatta, con la sua fotografia ma con i dati identificativi di un altro. L'impiegato della Prefettura non ha fatto tanto caso a quel documento contraffatto. Si è però insospettito quando tra le mani ha avuto la lettera di convocazione allo Sportello mostrata dal 53enne, difforme da quelle solitamente inviate dal sistema informatico e per giunta priva di firma del dirigente.

Prassi vuole infatti che per via telematica e, inserendo i propri dati, si fissi un appuntamento per avviare la pratica per poter accogliere degli immigrati per motivi professionali. Attraverso un modulo compilato in cui si inseriscono i dati anche dello straniero che dovrà arrivare in Italia ci si presenta quindi al rendez vous negli uffici della prefettura di via Ostiense dove la pratica entra nel vivo. Una volta consegnato documento e modulo ottenuto per via telematica si inizia l'iter per dare l'ok allo sbarco di stranieri e all'emissione di tutta la documentazione per regolarizzare il loro soggiorno qui.

Stavolta qualcosa non tornava. E l'impiegato, prima di commettere errori, si è rivolto alla polizia. Immediatamente sono intervenuti gli agenti del commissariato Colombo, diretti dal vicequestore Ada Nitoglia, che hanno accertato, con una breve indagine, non solo il documento falso presentato allo sportello ma anche il documento contraffatto.

In pochi minuti hanno quindi accertato la vera identità dell'uomo, impedendogli di concludere l'iter burocratico volto a favorire l'ingresso illegale di cittadini extracomunitari. Perché oltre al danno a carico dello Stato ci sarebbe stato anche la beffa nei confronti del reale possessore delle generalità scritte sulla carta d'identità. Le relative spese fiscali per i cinque lavoratori indiani sarebbero infatti state a carico di quest'ultimo. C.R. è finito in manette per possesso di documento falso ed è stato denunciato per sostituzione di persona e favoreggiamento all'immigrazione clandestina.

Ora la partita passa agli inquirenti per chiarire quanti altri casi ci sono stati, se ci sono stati, e quanto il business sia diffuso, riprendendo fascicoli e pratiche fatte in passato.
Le indagini proseguiranno anche su C.R., l'uomo dalla fedina penale immacolata che, da un primo accertamento, non sembra avesse realmente bisogno di manodopera. Se, dunque, reclutava immigrati per conto di qualche organizzazione che sfrutta stranieri lucrando, gli investigatori lo accerteranno.