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Monti, controllo dei Carabinieri: 8 persone denunciate

ROMA – Dalle tarda serata di ieri fino a notte inoltrata, i Carabinieri della Compagnia Roma Centro e dell’8° Reggimento “Lazio” hanno effettuato un’attività di controllo lungo le suggestive strade del quartiere Monti. Venti i militari in uniforme e in abiti civili impiegati nelle attività, che si sono dati da fare per evitare schiamazzi in strada o il possibile intralcio alla circolazione stradale da parte dei veicoli parcheggiati in modo non ortodosso dalle persone che arrivano nel quartiere per trascorrere qualche ora nei locali.

Le attività dei Carabinieri sono state rivolte anche al contrasto di eventuali forme di illegalità diffusa e di degrado. In via Urbana, i militari hanno sorpreso una banda di sei donne – tutte di origini bosniache e di età compresa tra i 20 e i 32 anni – mentre, dopo aver abilmente accerchiato una giovane turista cinese, le stavano sfilando dalla borsa il portafogli. Le borseggiatrici sono state denunciate a piede libero per furto aggravato in concorso.

Durante un controllo di iniziativa scattato in piazza della Suburra, i Carabinieri hanno denunciato a piede libero un cittadino tunisino di 27 anni, nella Capitale senza fissa dimora e con precedenti, dopo essere stato “pizzicato” in possesso di un coltello a serramanico di 16 cm. Poco dopo, in via Cavour, un cittadino del Gambia di 19 anni è stato notato in atteggiamento sospetto  ed è stato trovato con  3 dosi di marijuana nascoste nelle tasche.

Le verifiche dei Carabinieri hanno riguardato anche le attività commerciali della zona: in questo contesto, due cittadini di cinesi di 27 e 41 anni, titolari di altrettanti bar, sono stati sanzionati per un importo di 100 euro ciascuno poiché risultati sprovvisti del previsto avviso plurilingue riportante le prescrizioni dell’ordinanza “Anti-alcol” emessa dal Sindaco di Roma.

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Pagani (ACCV): “Dell’impianto di trattamento dei rifiuti nessuno sapeva nulla”

Mario Pagani, presidente dell’Associazione Cittadini Comprensorio Vallerano (ACCV) si è espresso ai microfoni di Radio Roma Capitale per esprimere il dissenso dell’associazione nei confronti della prevista creazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti (In particolare carta e cartone). L’impianto, sarà realizzato in un vecchio magazzino.

L'intervista…

Una storia complicata…

"La situazione è molto delicata. A novembre abbiamo verificato che stava nascendo un centro di stoccaggio. Marco Maria Crescenzi, della commissione Ambiente del Municipio IX, non ne sapeva niente. Nessuno al Comune o al Municipio era a conoscenza della cosa. Abbiamo messo il presidente della Commissione Ambiente nella condizione di aprire un tavolo di ascolto. Il responsabile regionale ci disse di non aver mai fatto un sopralluogo sull’area. Le tre associazioni del quartiere si sono attivate e le mozioni in municipio e al comune sono state accettate all’unanimità.

Voi cosa chiedete?

Chiediamo che il procedimento venga rivisto nella maniera corretta. Non siamo contrari a priori. I nostri legali hanno trovato 73 criticità, è chiaro che c’è qualcosa che non funziona. Politicamente sono tutti contrari alla creazione dell’impianto, ma ciò non coincide con quello che succede a livello amministrativo. Ad agosto l’impianto dovrebbe iniziare le attività. In settimana abbiamo un appuntamento al Ministero all’Ambiente. L’area, poi, è di interesse storico e artistico e a poche centinaia di metri per esempio, ci sono delle Catacombe.

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Famiglia distrutta nell’incidente sull’A1 a Frosinone: indagato autista del furgone

(Fonte: www.repubblica.it)
(di Clemente Pistilli)C'è un indagato per la famiglia distrutta nel terribile incidente stradale sull'A1. Ipotizzando l'omicidio colposo plurimo, la Procura di Frosinone ha aperto un'inchiesta a carico del conducente del furgone che attorno alle 13 di domenica, nel tratto autostradale compreso tra i caselli di Ceprano e Pontecorvo, si è scontrato con la Fiat Punto su cui viaggiavano padre, madre e il loro figlio di sei mesi. Il sospetto della polizia stradale è che l'automobilista, un uomo di Cuneo, possa essersi distratto mentre parlava al cellulare. I testimoni ascoltati dagli investigatori avrebbero infatti riferito che, in condizioni normali di traffico, all'improvviso il furgone avrebbe tamponato l'utilitaria, che a quel punto ha iniziato a carambolare. Dubbi che hanno portato la Polstrada di Frosinone a sequestrare subito il cellulare all'indagato, per cui è stato disposto anche l'esame tossicologico. Domani invece verrà eseguita l'autopsia sulle salme delle vittime. Una tragedia avvenuta nel territorio del Comune di Roccasecca (Frosinone) e in cui hanno perso la vita Stanislao Acri, avvocato di 36 anni, sua moglie Daria Stella Olivo, anche lei avvocato, di 34 anni, e il figlio di sei mesi, Pier Emilio, residenti a Rossano Calabro, dove si stavano recando ieri, ma che vivevano a Roma. Acri si era candidato a sindaco di Rossano con il M5S alle ultime elezioni del 2016 e ieri sera subito sono arrivate le condoglianze, tramite un post su Facebook, da parte del vicepremier Luigi Di Maio.

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Roma, temporali in arrivo

(Fonte: www.repubblica.it)
Precipitazioni sparse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, e anche grandinate con forti raffiche di vento: sono attese nelle prossime ore nella capitale e in buona parte del Lazio, come strascico della perturbazione che in queste ore sta flagellando le regioni settentrionali. Il dipartimento di Protezione Civile regionale ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse per lunedì 16 luglio e per le successive 12-18 ore.
Sul Lazio e sulla Capitale passa quindi una pertubazione veloce che porta anche la possibilità di "rischi idrogeologici localizzati e intensi" (codice giallo, livello due su quattro) sia nella Capitale che lungo il litorale nord, il bacino medio del Tevere e l'Aniene, e anche le località dell'Appennino intorno Rieti

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Spararono colpi ad aria compressa contro i migranti: identificati tre giovani di Latina

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Clemente Pistilli)Nessun legame con qualche movimento politico. Solo una bravata. "Una bravata grave", specificano dal comando provinciale di Latina. Compiuta da tre giovani residenti in un piccolo centro nei pressi di Latina. Sono stati identificati gli autori dell'aggressione a un gruppo di migranti avvenuta martedì scorso a Latina Scalo, ed è questa la spiegazione che danno gli investigatori del grave episodio. Sei giorni fa, attorno alle 19.40, su via della Stazione, da un'auto in corsa sono stati esplosi diversi colpi verso un gruppo di sette-otto nigeriani che stava aspettando il bus per tornare nella vicina struttura di Borgo Faiti, gestita dalla coop Karibu, che li ospita. Si è subito scoperto che la pistola utilizzata era ad aria compressa e due colpi in gomma hanno ferito due nigeriani, di 26 e 19 anni, causando loro delle escoriazioni e degli ematomi. Gli uomini del maggiore Carlo Maria Segreto hanno iniziato a indagare e una ragazza ha riferito di aver visto i tre autori dell'intimidazione fuggire su una Giulietta nera. Dopo un attento esame delle immagini catturate dalle telecamere di sorveglianza della zona, una volta individuata l'auto i carabinieri hanno così identificato i tre pontini, tutti di 23 anni. Per loro è scattata una denuncia a piede libero. Sono accusati di lesioni con l'aggravante della discriminazione razziale.

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Anzio: inseguito fino al porto, fermato dai Carabinieri 23nne di Aprilia

I Carabinieri della Stazione di Nettuno hanno arrestato un 23enne di Aprilia, con precedenti, con le accuse di furto aggravato, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio.
Nella notte tra sabato e domenica, i Carabinieri sono intervenuti nel centro di Anzio dove erano state segnalate effrazioni, mediante la rottura delle vetrine, di alcuni esercizi commerciali.
Giunti sul posto, i militari hanno effettuato una verifica nei negozi danneggiati per un primo sopralluogo e, in uno di questi, hanno sorpreso il giovane con volto travisato che, alla loro vista, ha iniziato a scagliargli contro sedie e oggetti vari colpendo e ferendo un Carabiniere all’avanbraccio, per poi riuscire a guadagnare l’uscita e allontanarsi di corsa. Ne è scaturito quindi un vero e proprio inseguimento a piedi che dal centro è proseguito fino al porto.
Il malvivente, nel tentativo di far perdere le proprie tracce, ha iniziato a saltare da una barca all’altra, ma vistosi ormai senza vie di fuga, si è tuffato in acqua nell’ultimo tentativo di seminare i Carabinieri, rimanendo attaccato al parabordo di una imbarcazione.
I militari hanno poi richiesto l’ausilio alla Capitaneria di Porto, la cui unità interveniva immediatamente, e grazie all’ottimo ed efficiente coordinamento, il 23enne è stato subito individuato. Il suo recupero non si è rivelato semplice, soprattutto perché l’uomo, pur essendo in acqua, ha tentato in tutti i modi di evitare la cattura, mettendo a repentagli la propria incolumità. Ma, grazie all’esperienza dei Carabinieri e dei militari dell’unità della Capitaneria di Porto, si evitava il peggio e il giovane veniva issato dall’acqua e bloccato.
L’uomo, rifiutate le cure mediche, è stato sottoposto a perquisizione personale e trovato in possesso di un coltello a lama fissa di circa 20 cm nonché due banconote da 50 euro nascoste negli indumenti intimi, provento dei furti. Su di un’imbarcazione dove l’arrestato era saltato, è stato rinvenuto anche un telefono cellulare di proprietà di uno dei titolari degli esercizi commerciali, e asportato dal negozio.
Il 23enne è stato trattenuto in caserma in attesa del rito direttissimo.

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Roma, lite per una precedenza: 35enne accoltellato alla gola. Un arresto per tentato omicidio

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Al termine di meticolose indagini, i carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno arrestato per tentato omicidio un 63enne romano, con numerosi precedenti, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Roma.

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L’attività investigativa dei carabinieri è iniziata lo scorso 2 luglio, quando il 63enne, alla guida della sua autovettura su via dei Monti Tiburtini, ebbe una violenta lite, per futili motivi di viabilità, con un altro automobilista, un 35enne romano. Durante la discussione, l’uomo colpì il 35enne alla gola con un coltello a serramanico. La scena fu notata da alcuni passanti che allertarono gli uomini dell’Arma che, giunti sul posto, identificarono le parti coinvolte: il 63enne fu trovato in possesso di un coltello con lama di 7 cm e denunciato, mentre il ferito fu trasportato all’ospedale “Sandro Pertini”, dove è stato trattenuto in osservazione, non in pericolo di vita. Ieri mattina, a chiusura delle indagini e dopo aver ricostruito quanto accaduto, l’arrestato è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli.

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Sperlonga, l’assurda morte di Sara in piscina: sospetti sulle carte in Comune

 

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Clemente Pistilli) – La piscina dove mercoledì è annegata Sara Francesca Basso è completamente abusiva e doveva essere abbattuta da tempo. Ne sono convinti gli investigatori che, cercando di far luce sulla tragica morte della tredicenne – secondo le prime indagini risucchiata sul fondo della vasca da un bocchettone e tirata fuori a fatica da quattro persone – si stanno concentrando anche sul fronte urbanistico. Sugli abusi del Grand Hotel Virgilio di Sperlonga. "Ho già fornito ai carabinieri alcuni documenti che mi hanno richiesto – specifica il geometra Raffaele Conte, dell'ufficio tecnico comunale – e martedì prossimo mi recherò da loro con un quadro completo della vicenda". È lo stesso tecnico che nel 2016, dopo che da due anni i militari dell'Arma indagavano sugli abusi edilizi realizzati nella struttura ricettiva, eseguì un sopralluogo su ordine della magistratura, certificando che era abusiva anche la piscina che tre giorni fa sembra essersi trasformata in una trappola mortale per la ragazzina di Morolo in vacanza nella città balneare pontina.

Era il 2004, quattordici anni fa, quando i responsabili del Virgilio chiesero i condoni per una serie di opere abusive. Quelle sanatorie vennero alla fine negate dal Comune, specificando tra l'altro che l'hotel si trova in una zona gravata dai vincoli sismici e paesaggistici e a rischio esondazione.

Nel 2016 vennero emesse le ordinanze di demolizione, firmate dall'architetto Isidoro Masi, arrestato l'anno scorso insieme al sindaco di Sperlonga, Armando Cusani, nell'ambito dell'inchiesta Tiberio, ipotizzando affari illeciti sugli appalti e proprio sull'urbanistica, finalizzati in questo caso ad evitare le demolizioni degli abusi nell'hotel del primo cittadino, il Grotte di Tiberio. Il 7 marzo 2016, una cimice piazzata nell'ufficio tecnico dai carabinieri, captò un dialogo di tre dipendenti, tra cui il geometra Conte. Parlando delle mancate demolizioni al Grotte di Tiberio, il tecnico Luca Toscano disse che qualcosa andava fatto: "Quello che abbiamo fatto al Virgilio. Pariamoci il culo così". Specificando che le ordinanze di demolizione erano state emesse per il Virgilio ma non per l'hotel del sindaco. Poi però le demolizioni da eseguire entro 90 giorni non sono state compiute.

"Si è avviata una fase istruttoria – sostiene sempre il geometra Conte – e dall'hotel abbiamo ricevuto scritti difensivi. Riconoscendo di aver compiuto abusi, hanno anche presentato un piano di ripristino". Ma la tragedia è arrivata prima delle ruspe e sembra, dalle indagini svolte dai carabinieri, che non fosse a norma neppure la griglia che copriva il bocchettone che ha risucchiato la tredicenne, un dispositivo con un tiraggio particolarmente forte, l'unico dei tre della piscina utilizzato per alimentare una vasca idromassaggio sovrastante.

Determinante, per stabilire le cause esatte della morte della ragazzina e indirizzare anche le indagini, affidando una consulenza a un tecnico come già chiesto dai carabinieri al sostituto procuratore di Latina, Valerio De Luca, sarà l'autopsia che verrà eseguita questa mattina sulla salma della tredicenne. La Procura ha affidato l'incarico alla dottoressa Stefania Urso, mentre i familiari della tredicenne si sono affidati al dottor Augusto Canali e gli indagati alla dottoressa Daniela Lucidi. Sotto accusa, al momento, gli imprenditori dell'hotel, Mauro Di Martino e Francesco Saverio Emini, Nicolangelo Viola, un manutentore, ed Ermanno Corpolongo, costruttore della piscina.

A Morolo e a Frosinone i genitori della vittima, i parenti, gli amici e gli stessi insegnanti hanno scelto intanto il silenzio. "Troppo il dolore, i familiari non vogliono che venga rilasciata alcuna dichiarazione " , afferma l'avvocato Maria Minotti, legale della famiglia.

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Spadafora (Pari Opportunità): “20 milioni a 197 progetti per combattere la violenza sulle donne”

A rispondere alla ragazza della lettera al Corriere della Sera  la propria storia di violenza subita nell'indifferenza generale, è Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Pari Opportunità. Il ministro apre dicendo che la lettera parla più di molti libri di sociologia, avendo fotografato l'Italia dell'apatia collettiva e delle donne lasciate a sè stesse. Vincenzo Spadafora si chiede quali passi il Governo debba fare. "Sicuramente – dice Spadafora – sensibilizzare gli uomini è un passo necessario. Bisogna opporsi alla cultura della violenza sulle donne e mettere in atto iniziative forti in supporto della vittime". In virtù di questo il ministro annuncia la firma di una serie di convenzioni che porterebbero 20 milioni a 197 progetti inseriti nel piano stragetico nazionale contro la violenza sulle donne. Per concludere, Vincenzo Spadafora sentenzia: "Ognuno di noi deve dire mi riguarda".

Paola Guerci, commentando la notizia, sottolinea quanto l'indifferenza metta paura: "Viviamo in una società non abituata ad intervire in aiuto del prossimo e questo porta ad un'insicurezza collettiva. Ci può anche essere una vasta presenza delle forze dell'ordine sul territorio ma, se una comunità non si sente tale e si manifesta apatica, c'è ben poco da poco da fare. In questo senso – conclude la giornalista di Radio Roma Capitale – è la cultura che salva che crea consapevolezza e genera senso di appartenenza".

In basso il podcast con tante altre notizie!

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Roma, Metro B mai costruita il consorzio al Comune “Paghi 360 milioni”

(Fonte: la Repubblica, di Daniele Autieri) – Virginia Raggi e il Comune di Roma di nuovo citati in tribunale. A chiamare la sindaca e il Campidoglio a rispondere delle loro decisioni è il consorzio Metro B, l’azienda privata incaricata del prolungamento della linea, che – a sette anni dall’aggiudicazione della gara – è ancora ferma al palo per colpa dell’immobilismo dell’amministrazione e del suo braccio operativo, Roma metropolitane.

Una responsabilità condivisa da tre consiliature (Alemanno, Marino e oggi Raggi) che potrebbe costare al Campidoglio 356 milioni di euro. Tanto hanno chiesto come risarcimento gli avvocati del consorzio invitando il Comune e Roma metropolitane a comparire il 4 ottobre prossimo davanti al tribunale civile. La storia inizia il 9 settembre del 2011 quando la gara viene aggiudicata in forma definitiva a un consorzio guidato da Salini Costruttori ( oggi gruppo Salini Impregilo) e di cui fanno parte Vianini Lavori e Ansaldo Sts. L’oggetto dell’appalto prevede il prolungamento della linea B della metro da Rebibbia a Casal Monastero per un importo calcolato in 560 milioni di euro. Le risorse pubbliche ci sono, anche se coprono solo parte dei costi, e ammontano a 167 milioni, 12 dei quali messi a disposizione dal Comune, 56 dal governo per Roma Capitale, 99 dalla Regione Lazio.

Il resto, secondo uno schema classico per questo genere di opere, viene recuperato attraverso le valorizzazioni immobiliari, ossia vengono individuate delle aree dove i costruttori della metro possono realizzare abitazioni da vendere sul mercato. Le aree individuate sono Pietralata, Tiburtino, Rebibbia, Casal Monastero, Torraccia, sulle quali il Comune si impegna ad approvare varianti urbanistiche che le rendano edificabili. La proposta immobiliare viene così allegata all’offerta economica e approvata in via definitiva.

Tutto sembra pronto per la posa della prima pietra, ma il cantiere non parte. Il 9 novembre del 2012 il Comune chiede un primo cambiamento al consorzio che – secondo gli avvocati che hanno presentato la citazione – non era previsto dalla convenzione. Il cambiamento non è da poco perché prevede la revisione del progetto, sia preliminare che definitivo. Due nuovi progetti vengono realizzati, e tengono conto delle richieste dell’amministrazione, riducendo il costo dell’opera. Ma neanche questo è sufficiente per far partire i lavori.

Il 30 aprile del 2013 il Campidoglio e Roma metropolitane chiedono la stesura di un terzo progetto che il consorzio realizza e invia alla municipalizzata l’8 agosto dello stesso anno. Intanto sono passati più di due anni e le aziende cominciano a presentare il conto dei costi aggiuntivi, legati ai ritardi. Inizia la battaglia.
Si arriva al 2016 senza che nulla cambi. Il consorzio sollecita l’amministrazione, ma in Campidoglio nessuno risponde. E – denunciano oggi i legali – è passato oltre un anno dall’ultima comunicazione. Da qui la decisione di citare i due soggetti in giudizio, prima di tutto per chiedere la nullità della convenzione stipulata nel lontano 2011 e in seconda battuta per riavere indietro il dovuto. Così, dopo sette anni di tranquillità sonnacchiosa, il Comune potrebbe essere obbligato a pagare 356 milioni di euro.