(Fonte: Corriere della Sera, di Manuela Pelati) – Una spesa di 188 milioni di euro per portare per due anni l’immondizia indifferenziata fuori dalla Capitale. A tanto ammonta la maxi gara europea preparata dall’Ama che sarà pubblicata verso la metà di giugno dopo il parere favorevole dell’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone. In pratica è un costo che andrà a pesare sulle tasche dei romani a partire dal 2019.
Ogni giorno in città si producono 4.600 tonnellate di rifiuti: quelli avviati al riciclo tramite la raccolta differenziata sono 2.000 tonnellate, quelli indifferenziati sono 2.600. I due impianti di «Trattamento meccanico biologico» (Tmb) dell’Ama, in via Salaria e a Rocca Cencia, purtroppo, sono oberati. Il bando europeo, che sarà diviso in 11 lotti, interesserà quindi quei rifiuti «tal quali» che rappresentano in totale circa 1 milione e 200 mila tonnellate. Per affrontare la cronica carenza di impianti, il Campidoglio continua a esportare la spazzatura. Il governatore del Lazio, però, Nicola Zingaretti, aveva detto in una intervista al Corriere il 27 maggio: «La città deve scegliere: agire affinché si rispettino i dettami dell’Europa che ci dice che il ciclo deve essere locale. Quindi costruire impianti sul proprio territorio». Massimo Bagatti, direttore operativo di Ama in commissione comunale Ambiente, ammette: «Con la gara pensiamo di individuare soggetti che sopperiscano alla carenza che abbiamo sullo smaltimento dei rifiuti».
Sono 600 mila le tonnellate l’anno che con il nuovo bando continueranno ad andare fuori città, come succede ora a Frosinone, Latina, Viterbo, in Abruzzo e tra qualche settimana anche in Puglia. Nella partita rientrano anche le circa 300 mila tonnellate che al momento vengono trattate nei due Tmb del Colari a Malagrotta, impianti gestiti dal commissario Palumbo perché il proprietario, Manlio Cerroni, è colpito da interdittiva antimafia, confermata dalla Cassazione una settima fa.
Pochi mesi fa era andato deserto il precedente bando preparato da Ama per una spesa di 105 milioni di euro per trasportare, recuperare e smaltire i rifiuti della Capitale per 36 mesi. Ora la spesa è quasi raddoppiata e la durata ridotta di un anno per rendere più appetibile l’affare. Intanto però a luglio prossimo scadranno le proroghe di alcuni contratti di smaltimento del pattume e per prevenire eventuali emergenze i vertici del Campidoglio e dell’Ama hanno scelto di mettere a gara non solo i rifiuti prodotti dai Tmb di via Salaria e Rocca Cencia, ma anche quelli che escono dai Tmb del Colari. Le offerte dovranno pervenire entro 60 giorni e in autunno l’Ama assegnerà i primi lotti ai vincitori, sperando di risparmiare rispetto alla base d’asta.
Se poi, facendo un bilancio viene fuori che la quantità di spazzatura tra aprile 2017 e 2018 è aumentata dell’8%(forse anche a causa dell’incremento dei consumi), ma che non è affatto diminuita, come aveva previsto la giunta Raggi, i problemi aumentano. «Il piano della maggioranza, basato sulla diminuzione fino a quota zero, non funziona – attacca la consigliera Pd, Valeria Baglio -. Cade così il principale pilastro della politica M5s che doveva portare alla diminuzione di 200 mila tonnellate di rifiuti entro il 2021».
«Gli eroici addetti sono a rischio, stanchi e stressati da questa cronica emergenza», protestano i lavoratori Ama di Lila. «L’altra settimana è stato spento un principio di incendio» rilevano. E i comitati dei residenti di Colle Salario e Fidene temono il peggio con l’aumento delle temperature estive: «Il Salario deve chiudere e gli impianti devono andare fuori dai centri abitati», protestano. Impianti Tmb pieni, camion in coda davanti agli impianti e raccolta faticosa sono la principale causa della spazzatura abbandonata sulle strade e fuori dai cassonetti. Ma la fragilità del sistema che è nell’anello industriale, rimarrà così anche nei prossimi anni.