(Fonte: la Repubblica, di Claudio Rinaldi) – «Che famo stasera? Vabbè, ovvio andiamo a Ponte». La domanda è quella tipica di chi a vent’anni si organizza per il sabato sera. E la risposta è scontata almeno per Andrea, uno studente al secondo anno di Ingegneria che vive nella zona Nord di Roma. Per lui e la sua comitiva il «Ponte» è uno solo, Ponte Milvio, e il weekend acquista senso «solo se si passa prima da qui». Il ragazzo racconta: «È il nostro luogo di ritrovo, non ci sono dubbi», mentre, sorseggiando una birra, valuta con i suoi amici dove trascorrere il resto della nottata. «Ci fermiamo prima di andare a ballare. E se non ci va di spostarci, ci sediamo e chiacchieriamo all’aperto fino a tardi. Ormai per noi è un posto familiare».
La versione di Andrea coincide con quella di Federico. Tra i due però ci sono dieci anni di differenza, sinonimo di come Ponte Milvio sia diventato negli anni punto centrale della movida per diverse generazioni di romani. Ci sono gli universitari come Andrea, ci sono i trentenni come Federico e ci sono «i pischelli», i minorenni che invadono soprattutto il lato del piazzale dove resiste alla concorrenza delle tante nuove aperture l’Antica Trattoria Pallotta. «Veniamo qui soprattutto il sabato sera, ma ora che la scuola è finita, potremmo finalmente presidiare il territorio anche durante la settimana», scherzano due adolescenti. Hanno entrambi sedici anni e bevono serenamente le loro birre. «Non abbiamo avuto problemi a comprarla», confessano senza però rivelare il bar che ha infranto le regole. «È anche per questo che scegliamo di venire qui», sussurra uno dei due.
L’alcol ai minorenni è un «tasto dolente», secondo una coppia di residenti che, dopo aver girato per un’ora in cerca di un parcheggio per la propria auto, sta rientrando a casa con la preoccupazione di trascorrere una notte in bianco. «Spesso i ragazzi bevono troppo, soprattutto quelli più giovani e finiscono con l’esagerare. Servirebbero maggiori controlli».
L’ordinanza comunale antialcol in realtà è in vigore: divieto assoluto di vendere bevande alcoliche dalle 2 e niente bottiglie in vetro dalle 22. Ma per la coppia non basta: «È un provvedimento di facciata che non risolve il problema: nessuno controlla il rispetto del divieto. Solo noi sentiamo il frastuono fino a notte fonda della movida. Per non parlare poi del traffico, dello smog e del parcheggio selvaggio che fa somigliare Ponte Milvio a una terra di nessuno». In effetti le macchine, anche per il concerto di Fabrizio Moro allo Stadio Olimpico, sono ovunque. Sostano persino davanti ai bidoni dell’immondizia. «È assurdo certo – commenta il gestore di un noto locale di via Flaminia -, ma almeno aiutano a mantenere il decoro della zona, perché coprono i rifiuti. Così nessuno si accorge di quello che c’è dietro».