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Papa Francesco ai migranti: «Dio ha bisogno nostre mani per soccorrerli»

(Fonte: Corriere della Sera, di Gian Guido Vecchi) – «Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”». Francesco richiama le parole di Gesù ai farisei, nella Basilica di San Pietro ci sono almeno duecento fra rifugiati e volontari che lo guardano assorti mentre sillaba: «È un’accusa diretta verso l’ipocrisia sterile di chi non vuole sporcarsi le mani, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti».

I silenzi

«L’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia». Francesco ha deciso di celebrare una messa per i rifugiati a cinque anni dal primo, storico viaggio del suo pontificato, l’8 luglio 2013. «Durante la mia visita a Lampedusa, ricordando le vittime dei naufragi, mi sono fatto eco del perenne appello all’umana responsabilità: “Dov’è il tuo fratello? La voce del suo sangue grida fino a me”, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi», ricorda il Papa prima di alzare lo sguardo: «Purtroppo le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti». Cinque anni fa parlò di «globalizzazione dell’indifferenza», ora torna a denunciare: «Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio – talvolta complice – di molti. Dovrei parlare di molti silenzi: il silenzio del senso comune, il silenzio del “si è fatto sempre così”, il silenzio del “noi” sempre contrapposto al “voi”. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati».

Preghiera per i soccorritori

Nelle intenzioni dei fedeli, si prega in particolare per chi aiuta i naufraghi: «Signore Gesù, benedici i soccorritori del Mar Mediterraneo e fa crescere in ciascuno di noi il coraggio della verità e il rispetto per ogni vita umana». Francesco si rivolge a loro: «Voglio esprimere ai soccorritori la mia riconoscenza perché oggi voi incarnate la parabola del Buon Samaritano che si è fermato per salvare la vita del povero ferito dai banditi, senza domandare chi era, la sua provenienza, le ragioni del suo viaggio o i suoi documenti di identità. Semplicemente, ha deciso di farsene carico e salvare la sua vita». Ai sopravvissuti dice: «Conosco bene le tragedie dalle quali state scappando. Vi chiedo di continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo ogni giorno più preoccupato del suo presente, con una visione miope del futuro, e riluttante a dividere; nel rispetto della cultura e delle leggi del Paese che vi accoglie, vi chiedo di elaborare insieme il cammino della integrazione».

Misericordia unica risposta

La riflessione del pontefice parte dalle parole del profeta Amos: «Voi che calpestate il povero e sterminate gli umili … Ecco, verranno giorni in cui manderò la fame nel paese…fame di ascoltare le parole del Signore». Parole di «bruciante attualità», considera Francesco: «Quanti poveri oggi sono calpestati! Quanti piccoli vengono sterminati! Sono tutti vittime di quella cultura dello scarto che più volte è stata denunciata. E tra questi non posso non annoverare i migranti e i rifugiati, che continuano a bussare alle porte delle Nazioni che godono di maggiore benessere». Così ora il Papa ripete: «Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata. Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso. È a questo mondo che guardano i giovani». Tutti i paesi europei devono fare la loro parte: «Il Salmista ci ha indicato l’atteggiamento giusto da assumere in coscienza davanti a Dio: “Ho scelto la via della fedeltà, mi sono proposto i tuoi giudizi”. Un impegno di fedeltà e di retto giudizio che ci auguriamo di portare avanti assieme ai governanti della terra e alle persone di buona volontà. Per questo seguiamo con attenzione il lavoro della comunità internazionale per rispondere alle sfide poste dalle migrazioni contemporanee, armonizzando sapientemente solidarietà e sussidiarietà e identificando risorse e responsabilità».