(Fonte: www.repubblica.it)
(di Alessia Candito)Si sono presentati a Reggio Calabria promettendo di ristrutturare e rilanciare Villa Aurora, storica clinica convenzionata della città, ma in realtà fin da principio avevano solo in mente di svuotarla, dirottandone altrove il patrimonio. Per questo motivo, su richiesta del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e del pm Massimo Baraldo della procura di Reggio Calabria, sono finiti in manette il presidente di Federlazio Alessandro Casinelli e il suo storico socio Giorgio Rea, un tempo insieme nella Gruppo Sant’Alessandro, la società che ha acquisito e svuotato la clinica. Con loro finisce dietro le sbarre anche l’ex amministratore della clinica calabrese Domenico Mangiapelo, mentre va ai domiciliari il suo successore Francesco Margiotta, insieme a Marco Petricca, storico collaboratore di Rea e protagonista di un curioso passaggio di quote societarie e Patrizia Ferri, moglie di Rea, mentre è stato disposto l'obbligo di dimora per Giuseppe Musto. Su richiesta della procura sono stati inoltre sequestrati agli indagati beni, conti correnti e quote azionarie per 12 milioni di euro. L’imprenditore è accusato di associazione per delinquere semplice finalizzata alle false comunicazioni sociali, la truffa aggravata e l’appropriazione indebita. E, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e omesso versamento di ritenute, tutti quanti per la procura sono responsabili del crack del noto polo sanitario di Reggio Calabria. Un ennesimo guaio per Casinelli, già coinvolto in un’inchiesta per una maxievasione fiscale e in un’altra relativa ad una gigantesca truffa per finte cure ai profughi libici. Insieme al socio dell'epoca Giorgio Rea, si è presentato in riva allo Stretto nel 2014, con una società da poco costituita, la Gruppo Sant’Alessandro (Gsa), 120mila euro di capitale sociale di cui solo 30mila euro versati, grandi promesse di rilancio e un curriculum di operazioni similari in tutta Italia, inclusa quella che di recente ha portato sul lastrico “La Quiete” di Varese. Credenziali che tuttavia sono bastate agli ex soci della clinica per vendere alla Gsa il 95% delle quote del polo sanitario per poco più di 3milioni. Ma di quei soldi vedranno gli ex proprietari di Villa Aurora hanno ottenuto solo una minima parte. Dopo aver versato una prima quota di 598mila euro, la Gsa ha smesso di pagare. E la fidejussione stipulata a garanzia della transazione si è rivelata carta straccia. A garantirla infatti non era un noto istituto di credito, ma la semisconosciuta Lombard Merchant Bank, poco dopo dichiarata fallita. Risultato, i vecchi soci sono rimasti a bocca asciutta, mentre i conti della clinica hanno iniziato a virare al profondo rosso. E non solo per i tagli regionali alle prestazioni convenzionate. Mentre il personale veniva costretto ad inghiottire un piano di solidarietà con conseguente decurtazione di stipendio, dalle disastrate casse di Villa Aurora sono partiti 12 finanziamenti infragruppo con destinazione Gsa, per un totale di 1 milione 242 mila e 10 euro. Ad autorizzarli con propria delibera, l’amministratore Giorgio Rea, e senza alcun tipo di contratti, accordi o scritture che ne regolassero la restituzione. Quei soldi – ha scoperto la Guardia di Finanza – sono serviti per l’acquisto di testate giornalistiche da parte della capogruppo, la costituzione di pegni per aperture di linee di credito in favore di persone fisiche, l’acquisto di quote di ulteriori società, l’affidamento di incarichi professionali privi di giustificazioni, per rimpinguare le casse di altre società nella disponibilità dei sodali e, addirittura, per pagare il prezzo di vendita delle quote della stessa Villa Aurora agli ex soci. Traduzione, la clinica è diventata un bancomat nella disponibilità della Gsa. Nel frattempo, almeno apparentemente, fra Rea e Casinelli sono volati gli stracci, i due hanno divorziato dall’infinita serie di società in cui coabitavano, Villa Aurora è passata di mano. Prima al solo Rea, neoproprietario della Grs cui la clinica è stata ceduta per un solo euro (almeno nominalmente), poi a un suo collaboratore, Marco Petricca. Il presidente di Federlazio invece ha più volte denunciato in sede penale e civile l’ex socio, lamentando di essere stato truffato. Ma per i magistrati, delle oscure manovre avviate per spogliare la clinica, Casinelli non poteva essere all’oscuro e anche lui deve risponderne. Anche perché la struttura, già sequestrata circa un anno fa, è ormai definitivamente in default.