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Cronaca

Primavalle: arrestato corriere della droga con 1kg di cocaina

Lo hanno seguito fino a Guidonia convinti che lì avrebbe caricato la nuova fornitura di cocaina da smerciare  nel proprio quartiere. Fermato e perquisito dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato Primavalle, all’interno della macchina in uso al 31enne non hanno trovato nulla. Non hanno tuttavia interrotto l’attività di indagine.

Appurato che L.E.W. utilizzava anche un altro veicolo e che con lo stesso aveva percorso tragitti apparentemente senza senso, sono tornati in via Suor Celestina Donati dove il giovane aveva lasciato l’autovettura posteggiata. Nascosta nel portabagagli gli investigatori hanno trovato 1 kg di cocaina. La sostanza stupefacente del tipo “Corona” avrebbe fruttato circa 5.500 dosi. Accompagnato negli uffici di polizia l’uomo è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.

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Cronaca

Roma, piazza di Spagna: “Hai un gatto sotto la ruota” e tenta di svuotargli l’auto

(Fonte: la Repubblica, di Francesco Salvatore) – “Hai un gatto sotto la ruota, attento che lo schiacci”. Non un avvertimento a scopi zoofili, bensì la nuova frontiera del raggiro. In questo modo bizzarro, infatti, un uomo di 33 anni di origine libica, in compagnia di un complice, voleva derubare di tutti gli oggetti che aveva all’interno dell’abitacolo della propria auto l’agente dei vip Paolo Mascelloni.

Il fatto è successo sabato sera intono alle 23 e 30 in piazza di Spagna, dove il manager aveva appena accompagnato l’attore Giulio Berruti. Appena salito in auto l’uomo è stato avvicinato dal furfante, che l’ha avvertito sulla presenza dell’animale: “Sta proprio lì sotto”. Dall’altra parte della macchina, però, il complice era pronto a sgraffignare quanto c’era dentro alla Bmw dell’agente, ovvero una macchina fotografica del valore di diverse centinaia di euro.

Sul posto, però, c’era una pantera della polizia e il raggiro è andato in fumo. Il 33enne è stato arrestato mentre il complice, invece, se l’è data a gambe levate.
Ieri, in tribunale, il giudice ha convalidato l’arresto. L’uomo, assistito dall’avvocato Alessandra De Grazia, non ha ammesso alcuna responsabilità: “Volevo solo metterlo in guardia del gatto, non volevo rubare niente”, ha spiegato. Poi, però, ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per tentato furto.

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Cronaca

Massaggio fatale per un cliente

(Fonte: Corriere della Sera, di Giulio De Santis) – Il sogno di rilassarsi con un massaggio professionale, cogliendo soprattutto l’occasione per vivere un’ora fuori dagli schemi. Con questi pensieri un signore di 52 anni, separato, è morto venerdì durante una seduta di happy ending. Massaggi pubblicizzati come romantici, mentre in realtà vanno considerati una terapia erotica di distensione dei muscoli.

Ora sul decesso dell’uomo la procura ha aperto un’inchiesta: il pm Attilio Pisani ha rinvenuto nella tragedia gli elementi costituitivi del reato di omicidio colposo. Al momento non ci sono indagati, ma è stata disposta l’autopsia per chiarire se le cause della morte siano legate al modo in cui è stato praticato il massaggio. La cui caratteristica principale – considerata legale – è appunto il finale hot. E saranno proprio gli effetti del happy ending– finito in passato nel mirino del Codacons che lo considera un modo per mascherare la prostituzione – a essere oggetto dell’esame autoptico disposto dal pm.

Il dramma è avvenuto in un centro benessere situato al civico 21 di via Val Passiria, a Montesacro. Il signore varca la soglia del locale nel pomeriggio. Le sue condizioni di salute sono buone. L’unica doglianza sono i normali acciacchi dovuti all’età. Si distende sul lettino, contento all’idea di godersi una parentesi lontana dalla routine quotidiana. Comincia il massaggio, dura qualche minuto senza problemi. Finché arriva l’istante culmine, quello più atteso, il cosiddetto happy ending. Che tuttavia diventa fatale per il signore, morto proprio nell’attimo più desiderato.

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Cronaca

Atac cambia: si premia la produttività

 In coerenza con le previsioni del Piano Industriale, l'azienda e le parti sociali hanno siglato uno storico accordo che introduce un sistema di incentivi basato sulla produzione chilometrica di superficie, rivolto – in questa prima fase sperimentale – ad autisti ed operai. L'accordo è stato firmato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl autoferrotranvieri e Faisa Confail. Con il nuovo sistema, sarà premiato il personale appartenente alle singole rimesse che supererà la produzione assegnata nel periodo estivo e di riavvio del servizio scolastico. L'incentivo economico non sarà erogato a tutti indistintamente, ma soltanto ai dipendenti che avranno maggiormente contribuito al buon risultato della rimessa di appartenenza. Il premio verrà versato per scaglioni crescenti a seconda del livello di obiettivi raggiunti. 

L'accordo consentirà di migliorare il servizio per la città, attraverso la condivisione degli obiettivi, da un lato fra autisti ed operai, e dall’altro tra dipendenti e azienda. Questo nuovo approccio alle attività lavorative da parte di ogni famiglia professionale coinvolta farà crescere il senso di appartenenza, sia a livello aziendale che di singola rimessa, stimolando il lavoro di squadra e consentendo la distribuzione ai lavoratori di una parte dei ritorni economici generati dai recuperi di efficienza. Con quest'accordo si apre finalmente la strada verso lo sviluppo di un sistema premiante che coinvolgerà progressivamente tutte le risorse di Atac, nel solco di un miglior rapporto tra azienda e dipendente, che è la base per un nuovo e migliorato rapporto con la clientela.

Dichiarazione del Presidente, Paolo Simioni. "Questo accordo è un nuovo e fondamentale passo avanti nel risanamento e rilancio di Atac. Grazie anche allo  sviluppo di proficue relazioni con le organizzazioni sindacali, ora siamo in grado di distribuire ai lavoratori una parte della creazione di valore, secondo uno schema che si propone di  portare gradualmente l’efficienza del privato all’interno di un’azienda pubblica”.

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Politica

L’appello di Roberto Saviano: “Rompiamo il silenzio contro la menzogna”

(Fonte: la Repubblica, di Roberto Saviano) – Dove siete? Perché vi nascondete? Amici cari, scrittori, giornalisti, cantanti, blogger, intellettuali, filosofi, drammaturghi, attori, sceneggiatori, produttori, ballerini, medici, cuochi, stilisti, youtuber, oggi non possiamo permetterci più di essere solo questo. Oggi le persone pubbliche, tutte le persone pubbliche, chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Non abbiamo scelta. Oggi tacere significa dire: quello che sta accadendo mi sta bene. Ogni parola ha una conseguenza, certo, ma anche il silenzio ha conseguenze, diceva Sartre. E il silenzio, oggi, è un lusso che non possiamo permetterci. Il silenzio, oggi, è insopportabile.

Chi in questi mesi non si è ancora espresso – a fronte di chi invece lo sta facendo con coraggio – tace perché sa, come lo so io, che a chi fa il nostro lavoro parlare non conviene. Spesso sento dire o leggo: "Chi esprime il proprio pensiero lo fa per avere visibilità", ma è una visibilità che ti fa guadagnare migliaia di insulti sui social e la diffidenza di chi dovrebbe sostenere il tuo lavoro perché si sente chiamato a dar conto delle tue affermazioni. Quello che nessuno ha il coraggio di dire è che spesso si tace per non essere divisivi, perché si teme che arrivino meno proposte, meno progetti. Ma se la pensiamo così, abbiamo già perso, perché ci siamo rassegnati a non stimolare riflessioni e ad assecondare chi crede che la realtà sia riducibile a parole d'ordine come "buonista", "radical chic", "taxi del mare", "chiudiamo i porti", "un bacione", "una carezza" ed emoticon da adolescente.

Spesso si tace perché si sa che prendere posizione comporta dividere non solo il pubblico che ti segue sui social, ma anche e soprattutto chi dovrebbe comprare i tuoi libri, comprare i biglietti dei tuoi spettacoli, venirti a vedere al cinema o non cambiare canale quando ti vede in televisione. Ma davvero credete che quello che sta succedendo sia accettabile? Per quanto tempo credete di poter sopportare ancora senza esprimere il vostro dissenso?

Con Berlusconi, in fondo, era tutto più chiaro: c'era lui e c'eravamo noi. Criticarlo portava conseguenze, reazioni forti, artiglieria di fango, ma c'era una comunità attiva, che si stringeva attorno a chi lo faceva. Prendere posizione contro Berlusconi non significava perdere share, copie, consenso. Con Berlusconi era agevole farsi capire anche Oltralpe perché il Cavaliere era in fondo la macchietta italica, un carattere riconoscibile della commedia dell'arte. Oggi non è più così e in questo governo si stenta a scorgere i germi di qualcosa di estremamente pericoloso. "Fai il tuo lavoro e basta" è il richiamo all'ordine che subisce il calciatore che esprime la sua opinione sui migranti, l'attore che indossa la maglietta rossa. E il richiamo all'ordine è già un ricatto: guadagni con il tuo lavoro, non accettiamo commenti politici da chi ha il culo al caldo.

Oggi c'è fastidio verso chi travalica i confini del proprio lavoro e del proprio ruolo per fare quello che sarebbe invece normale: controllare chi ci governa perché, anche se legittimato alle urne, non tradisca non solo il proprio mandato, ma soprattutto la nostra storia e i valori che ci hanno consentito di vivere decenni di pace. La nostra Democrazia è una Democrazia giovane e fragile, ma è prima di tutto antifascista e antirazzista.

Vi sembra che oggi questo governo si stia muovendo nel rispetto dei valori che sono alla base della nostra Costituzione? Che si stia muovendo e che stia comunicando all'interno di un perimetro di sicurezza? Non vi sembra piuttosto che i 70 anni di prosperità e pace appena trascorsi ci abbiamo resi permeabili a partiti politici xenofobi? Che ci abbiano resi disattenti se non disinteressati a vigilare su diritti che una volta acquisiti, se non li difendiamo, possono essere spazzati via da qualche post su Facebook e da una manciata di tweet?

Questo governo, in maniera maldestra ma evidentemente efficace, speculando sulle difficoltà di molti, utilizza come arma di distrazione di massa l'attacco ai migranti e alle Ong. Sta accadendo un orrore davanti al quale non si può tacere: mentre il M5S e la Lega litigano sui punti fondamentali del loro accordo, ci fanno credere che il nostro problema siano i migranti. E se mi rispondete che i governi precedenti hanno fatto altrettanto vi rispondo: non si erano spinti fino a questo punto, ma di certo hanno asfaltato la strada perché tutto questo accadesse. E se mi dite che avete votato per Lega e M5S per ribaltare il tavolo, perché era l'unico modo per mandare via una classe dirigente che aveva fallito sotto ogni profilo, vi dico: vigilate, non delegate, aprite gli occhi perché le cose si stanno mettendo male, male per tutti. Male non solo per i migranti o per le voci che dissentono, ma anche per voi.

Sant'Agostino scrive: "Se togliete la giustizia, che cos'altro sono i grandi Stati se non delle associazioni di ladri? […] Se una di queste bande funeste si accresce con altri briganti fino al punto di occupare tutta una regione, […] di dominare delle città, ecco che si arroga il nome di Stato". Quando la politica perde il sentiero della giustizia, si spoglia della sua carne lasciando scoperta l'ossatura banditesca. Sapete perché cito Sant'Agostino? Perché questo passaggio spiega bene come sia possibile che il potere, anche quando iniquo, anche quando ingiusto, anche quando incapace e anche quando criminale, viva indisturbato. Sapete di cosa si sostanzia l'omertà di fronte alle mafie? Se credete solo di paura vi sbagliate. Il pensiero che la protegge è questo: giudico un boss per quello che fa a me. Mi ha maltrattato? No. Ha intimidito qualcuno della mia famiglia? No. E allora per me va bene.

Allo stesso modo oggi pensare che, solo perché questo governo, per ora, non ha toccato noi personalmente – la querela a me è solo un granello se paragonata ai colpi mortali che questo governo sta infliggendo allo Stato di Diritto – e i nostri interessi, possiamo esimerci dal prendere posizione, è atteggiamento ingenuo e irresponsabile che sta legittimando scelte e comportamenti scellerati.

Questo non è uno scontro tra me e Matteo Salvini. Per me non c'è nulla di personale, sento fortissimi il dovere e la necessità di parlare per chi non ha voce. Per i seicentomila immigrati presenti in Italia che devono essere regolarizzati ora, subito, perché siano sottratti allo stato di schiavitù in cui versano. Per le Ong che hanno iniziato a fare salvataggi in mare, aiutando gli Stati europei e l'Italia a gestire un fenomeno che non può essere bloccato, ma solo ben amministrato perché è palesemente una risorsa. Quei politici che oggi si ostinano ancora a sostenere il contrario, di politica e di economia non capiscono niente e sono un pericolo per la tenuta sociale del nostro Paese che è un Paese multietnico. Fieramente multietnico.

Oggi chiedo a voi, miei concittadini, di mobilitarvi per i diritti di tutti, perché anche se a voi oggi sembra di non far parte di questi "tutti", siete già coinvolti. In nome di un presunto benessere, in nome di una maggiore sicurezza ci diranno che in fondo la libertà di espressione è una cosa da ricchi privilegiati, che parlare di diritti di chi fugge e trova inferno in terra e morte nel Mediterraneo è fare il gioco dei negrieri. Addirittura mi sento dire che con le mie critiche aiuto Salvini nei sondaggi: come sempre la colpa non è di chi appicca il fuoco, ma di chi tenta di spegnerlo. Salvini non sale nei sondaggi per colpa di chi lo critica, ma per responsabilità di chi tace e di chi mostra timidezza e timori.

La mobilitazione che vi chiedo è una mobilitazione che riguarda ciascuno di noi, parlate al vostro pubblico e non per me, che in tribunale e fuori so difendere da me le mie ragioni. Vi chiedo di mobilitarvi per difendere i diritti che a breve non ricorderete nemmeno più di aver avuto. Ci stanno facendo credere che non ne abbiamo bisogno, ma presto capiremo che più della tracotanza di questo governo, più dell'arroganza di Salvini, quello che ci sta condannando è il silenzio. La libertà d'espressione e la lotta per i diritti raccontati come "vizi" da élite contro il popolo, che invece invoca sicurezza. Ma la lotta per i diritti è sempre lotta per chi non può permetterseli e per chi spesso non può permettersi nemmeno di chiederli.

E ora voi mi direte: ma le nostre battaglie le facciamo con i nostri libri, con le nostre canzoni, con i nostri spettacoli, con la nostra ironia. È vero, è sempre stato così: ma ci sono dei momenti in cui diventa cruciale capire da che parte si sta e quindi non basta più delegare la resistenza alla propria arte. Dinanzi a menzogne che crescono incontrastate, a truppe cammellate di bugiardi di professione (al loro cospetto gli scherani di Berlusconi erano dilettanti), davanti al dolore che queste menzogne e questi bugiardi di professione provocano, abbiamo tutti il dovere di rispondere: NON È VERO!

Il solito antico scontro: l'arte che prende parte e quella che orgogliosamente disdegna l'ingaggio. La prima che si crede superiore alla seconda in nome dell'impegno e la seconda che si crede superiore alla prima perché rivendica il diritto alla purezza del disimpegno. Steccati che collassano dinanzi ai morti in mare e alle continue menzogne. Dovete parlare ai vostri lettori, ai vostri ascoltatori, a tutti coloro a cui con la vostra arte e il vostro lavoro avete curato l'anima. Abbiate fiducia in voi stessi, avete gettato le basi per essere ascoltati, non abbiate paura di dire a chi vi vuole bene che voi non state con tutto questo.

Ci sarà disorientamento all'inizio, riceverete critiche per aver rotto l'equilibrio dell'equidistanza, che però è fragile e già incrinato. Ma gli effetti virtuosi che domani avranno le vostre parole, vi ripagheranno delle reazioni scomposte degli hater oggi. Il trucco per delegittimarvi lo conoscete, quindi partite (partiamo) in vantaggio. Vi diranno: guadagni? Non puoi parlare. Era così che Mussolini trattava Matteotti prima che venisse ammazzato: sei figlio di benestanti? Non ti puoi occupare di istanze sociali. Pensateci: ma davvero siamo tornati a questo? E soprattutto, davvero stiamo accettando tutto questo? Accettiamo di essere intimiditi da questa comunicazione criminale? Dovremmo vergognarci del frutto del nostro lavoro? Accettare, come vogliono, che autentico sia solo chi tiene la testa bassa?

Scrittori, l'attacco al libro, alla conoscenza, al sapere è quotidiano. "Vai a lavorare" viene detto a chi scrive. Il primo passo di qualsiasi deriva autoritaria parte da disconoscere la fatica intellettuale, togliere alle parole la dignità di lavoro. In questo modo resta solo la propaganda. Editori, non sentite franare la terra sotto i vostri piedi? Prendete parte, non c'è salvezza nel prudente procedere. Bisogna investire casa per casa, strada per strada e conquistare lettori, ossia persone in grado di poter capire il mondo e non subirlo con le maree del rancore: la conoscenza è uno strumento preziosissimo di emancipazione dalla miseria personale, difendiamo questo strumento. Difendiamolo con tutte le nostre energie.

Tra i soccorritori di Josephine, l'unica superstite del naufragio che ha mostrato ancora una volta l'inadeguatezza della Guardia costiera libica a compiere missioni umanitarie, c'era Marc Gasol, uno dei giocatori di basket più forti del mondo, una roccia di due metri e dieci. Dite un po', cosa rispondereste a chi dice: Marc Gasol è ricco, non può occuparsi di chi soffre? Vi sembra un'obiezione plausibile, vi sembra che abbia senso o che siano i deliri di chi oggi ha paura? E allora uscite allo scoperto, oggi l'Italia ha bisogno delle vostre voci libere. Non abbiate paura di chi, più di ogni altra cosa, teme il dissenso perché non ha gli strumenti per poterlo gestire, se non in maniera autoritaria.

E un ministro della Repubblica che querela uno scrittore su carta intestata del ministero sta mettendo in atto un gesto autoritario: sta utilizzando la sua posizione per intimidire non solo me, ma anche voi. Da una parte c'è chi critica, dall'altra tutto il governo, che a oggi non ha manifestato alcun fastidio a essere strumentalizzato. Non mi fa paura la querela e non mi fa paura la solitudine. Ma voi dove siete finiti? Ricordate quando dicemmo "strozzateci tutti" a Berlusconi che avrebbe voluto strozzare chi scriveva di mafie? E ora, dove siete?

Quando ho criticato le politiche dei governi di centrosinistra mi veniva detto che diffamavo il Paese, che diffondevo disfattismo, che esponevo il fianco ai nemici della democrazia. In realtà attivare analisi e critica è il compito (direi il dovere) di chi racconta la realtà; e le sue parole vanno in soccorso della libertà, non la boicottano. Ci siamo ridotti a subire l'offesa che prendere posizione critica su questo governo sia un favore a qualche potente? A qualche interesse? Coraggio!

Ho a lungo riflettuto prima di scrivere queste righe, non vorrei pensiate che vi stia chiamando a raccolta per difendere me, ma vorrei capiste che il tempo per restare nelle retrovie è finito. Se non prenderete parte vorrà dire che quello che sta accadendo sta bene anche a voi. In tal caso a me non resterà il rimpianto di non averci provato, ma voi dovrete assumervi la responsabilità di ciò che accadrà: o complici o ribelli.

"La storia degli uomini – scrisse Vasilij Grossman in Vita e destino – non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male. La storia dell'uomo è la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell'umanità. Ma se in momenti come questo l'uomo serba qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere". Voi siete il piccolo seme dell'umanità, senza di voi l'Italia è perduta. Allora, da che parte state?

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Cronaca

Nomine CSM e Consulta, Punto Donna: “Mattarella striglia i politici”

Il Presidente della Repubblica Mattarella, che spesso si è espresso sulla parità di genere, ha commentato la dibattuta questione delle nomenine al Consiglio Superiore della Magistratutra e alla Consulta: "Il mondo – sentenzia Mattarella – non è composto solo dal genere maschile". La dichiarazione viene rilasciata dopo l’appello delle 60 costituzionaliste italiane in proesta per la nomina di 21 uomini e nessuna donna. La denuncia delle professoresse ordinarie associate di diritto costituzionale è chiara: "Ci sono solo uomini negli organi di garanzia".

Tale circostanza ha portato le donne dell'associazione italiana costituzionalisti alla mobilitazione e, in particolare, alla stesura di una lettera diretta ai  Presidenti delle Camere. Le profesessoresse si dicono stupite e preoccupate per la decisione, presa in evidente violazione dell’art. 51 della Costituzione, che assicura il diritto di uomini e donne ad accedere in uguaglianza agli uffici pubblici.

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Cronaca

Francesca Del Bello: “Piazza Mancini e Villaggio Olimpico parte dell’opera di riqualificazione del verde di Flaminio”

La Presidente del II Municipio Francesca Del Bello, si è espressa ai microfoni di Radio Roma Capitale sul restyling di Piazza Mancini, la cui inaugurazione si terrà oggi alle 18:00.

Piazza Mancini – dice Francesca Del Bello – negli ultimi anni aveva subito un utilizzo non proprio da parte di alcune persone. L’intervento di restyling aveva ricevuto i finanziamenti nel 2015. Siamo intervenuti su tutta l’area verde, realizzando un’area giochi per bambini recintata da una cancellata e abbiamo sistemato le aiuole. 

Abbiamo voluto, inoltre, realizzare eventi culturali che, chiaramente, possono essere gli elementi giusti per tirare fuori la piazza dalla situazione di degrado in cui si trova. Anche quest'anno si realizzerà un’arena all’aperto con un palco (che è attivo da un mese). Si è tenuta, tra l’altro, una rappresentazione teatrale in ricordo della strage di via D’amelio. L’intervento vuole essere parte dell'opera di riqualificazione dello spazio verde del Flaminio

La sfida maggiore – continua la Presidente del II Municipio – è mantenere la zona in questa condizione.In questo senso, stiamo tentando di avere competenza sull’area verde, in modo tale da poter manutenere l’area. Vorremmo anche portare decoro anche sulla fermata del bus.

Allo stesso tempo, stiamo tentando di fare un lavoro di persuasione nei confronti della comunità peruviana che frequenta la piazza e, a volte, tiene comportamenti illegali. La polizia locale e il Commissariato di Villa Gloria collaboreranno per tenere l’area sicura.

Oltre a piazza Mancini, ci stiamo concentrando sul Villaggio Olimpico di cui, però, la competenza è ripartita tra varie istituzioni. Con l’auditorium abbiamo una convenzione da circa un mese. Come da progetto, concederemo l’uso dell’area pedonale al complesso culturale. L’auditorium provvederà a manutenere la strada e il verde ( aiuole e una parte del parco di via Germania). Sul villaggio olimpico abbiamo partecipato ad un bando con architetti e ASL. Lo scopo è la partecipazione del Municipio alla rifunzionalizzazione degli spazi verdi del villaggio.

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Politica

Caso Marra, dirigente al processo: «Raffaele fece il nome del fratello»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
«Fu Raffaele Marra, allora capo del Personale, a fare il nome di suo fratello Renato tra coloro che erano in lizza per una promozione durante la riunione del 26 ottobre del 2016, mentre era ancora in corso la presentazione delle candidature dei dirigenti interessati all'interpello. Non affrontammo mai la questione della fascia retributiva e l'assessore al commercio Adriano Meloni, presente alla riunione assieme a me e a Leonardo Costanzo (capo staff dell'ex assessore Meloni, ndr) si disse favorevole».Lo ha detto Antonio De Santis, dal settembre del 2016 delegato del sindaco al Personale, ascoltato questa mattina in Tribunale a Roma come testimone nel processo che vede Virginia Raggi imputata di falso in relazione alla nomina di Renato Marra da dirigente della Polizia Municipale alla Direzione Turismo del Campidoglio. 
Quando il 14 novembre del 2016 esplose il caso mediatico su quella nomina, De Santis ricevette una telefonata dalla sindaca «che era andata su tutte le furie»: «Lei mi chiese se sapevo che Renato Marra avrebbe avuto un aumento di stipendio – ha continuato De Santis – Io le dissi di no e il giorno dopo informai Raffaele Marra il quale mi rispose che la sindaca sapeva tutto anche perché lui le aveva mostrato il brogliaccio con tutti i nomi dei dirigenti in lizza per le varie nomine. Quel brogliaccio, una griglia con le varie caselle da occupare, lo aveva fatto Raffaele Marra e su nessun nominativo era indicata la nuova fascia di retribuzione ma trattandosi di nomine e promozioni la cosa era di fatto implicita». 
Dalle parole del dirigente comunale ascoltato oggi in aula emergerebbe il ruolo di “regista” di Raffaele Marra nella vicenda. «Raffaele mi parlò tante volte di suo fratello – ha detto De Santis – anche prima di quell'interpello che come amministrazione decidemmo di fare sia per ruotare gli organici dirigenziali sia per dare un segno evidente di trasparenza in certe scelte». 
«Renato – ha aggiunto – era un soggetto molto apprezzato in Campidoglio, era stato anche premiato dall'amministrazione straordinaria del prefetto Tronca, era ritenuta una persona di valore con le sue legittime aspirazioni, spesso frustrate dalla presenza del fratello. Conobbi Renato prima dell'interpello, mi disse che avrebbe fatto anche un passo indietro di fronte alla ventilata possibilità di diventare capo o vice capo della Polizia Municipale. Era la sindaca stessa a non volere promozioni per lui nell'ambito della Polizia di Roma Capitale per chiari motivi di opportunità». 
«La nomina di Renato Marra alla Direzione Turismo invece non avrebbe creato criticità – ha continuato il teste – Era fortemente voluto dall'assessore al commercio Adriano Meloni che alla fine fu accontentato solo su quel nome e non su altri due dirigenti che lui voleva». De Santis ha ribadito che il 7 novembre del 2016 ricevette una mail da Meloni, indirizzata per conoscenza a Raffaele Marra, alla sindaca e a Costanzo, che si complimentava con tutti per aver suggerito il nome di Renato Marra. 
«Meloni e Renato Marra avevano già  lavorato assieme quando andarono in moto in occasione di uno dei tanti blitz contro abusivismo commerciale».  «Io so per certo che mai si parlò della fascia di stipendio di Renato Marra – ha concluso De Santis – e che dopo quella telefonata fatta a me ebbi la percezione che la sindaca era fortemente risentita con Raffaele. Escludo anche che la sindaca conoscesse gli stipendi dei dirigenti e cosa avrebbe comportato una eventuale promozione»

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Cronaca

Roma, la madre al figlio: «Non ti darò più soldi». E lui incendia la casa

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Incendia la casa della madre che non vuole più dargli denaro. Ma lui si difende: «Non sono stato io, è tutta colpa di un lumino acceso». I carabinieri della Stazione di Mentana hanno arrestato ieri pomeriggio un 44enne del posto, già noto alle forze dell'ordine, per il reato di incendio aggravato. I militari sono intervenuti, su richiesta del Nue 112, in via Triventi 72, dove fiamme altissime stavano devastando il secondo piano di una palazzina su tre livelli. I carabinieri hanno subito fatto evacuare l'immobile mettendo in sicurezza la zona. Paura nel quartiere con fuggi fuggi generale. Le indagini hanno accertare che l'uomo, dopo un violento diverbio con la madre, aveva minacciato di dare fuoco all'abitazione. La ritorsione sarebbe stata fatta perché la donna, dope aver ceduto tante volte, ha rifiutato di dare denaro al figlio. Inoltre, l'uomo era stato visto allontanarsi  in evidente stato di ubriachezza, dall'abitazione  subito dopo il divampare dell'incendio. Le fiamme, spente dai vigili del fuoco di Roma, hanno completamente distrutto il secondo piano, danneggiando anche i piani dei vicini, che sono stati dichiarati inagibili. Sgomberati tre famiglie, che hanno trovato sistemazione provvisoria in strutture messe a disposizione dal comune di Mentana. L'uomo è stato arrestato e tradotto nel carcere di Roma Rebibbia, è a disposizione dell'Autorità giudiziaria di Tivoli.

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Cronaca

Roma, “Non si affitta a stranieri”: la denuncia del sindacalista dei braccianti

(Fonte: www.repubblica.it)
"Non si affitta a stranieri". È quanto si è sentito dire Aboubakar Soumahoro, il sindacalista dei braccianti dell'Unione sindacati di base, da un'operatrice di un'agenzia immobiliare di Roma che, dopo aver fissato già un appuntamento per lunedì 30 luglio alle ore 9, in zona Torre Spaccata, una volta sentito il nome dell'italo-ivoriano, ha pronunciato la frase "discriminatoria" cui sopra, incolpando tra l'altro del fatto il proprietario dell'immobile: "La colpa non è mia ma del proprietario dell'appartamento, i proprietari possono fare quello vogliono dei loro appartamenti". "Rimango senza parole", confessa Aboubakar. Non è la prima volta che a Soumahoro viene negata la possibilità di affittare casa perché "straniero". Così come per un nomade affittare casa a Roma è complicato, nonostante il contributo di 800 euro al mese per due anni messo a disposizione dal Comune di Roma. Ma l'attivista non si arrende perché "agirò nelle sedi opportune per fare accertare i fatti e la loro natura discriminatoria", si legge nel post.