Categorie
Cronaca

Roma, «Libera e felice», lacrime e fiori per l’ultimo saluto a Caterina

(Fonte: Corriere della Sera, di Maria Rosaria Spadaccino) – Libera e felice. La pensano così i suoi amici, i compagni di liceo, le amiche dell’università. Questa scritta luminosa, contornata da rose bianche e girasoli, firmata «Gli amici» è l’ultimo regal0. Insieme ad un cartellone con le foto dei viaggi, delle feste, delle passioni condivise. Lunedì Caterina Pangrazi, studentessa romana di 22 anni, uccisa lo scorso giovedì da un autobus a corso Vittorio, è stata salutata da parenti ed amici nella chiesa di san Lorenzo in Lucina. È sempre difficile partecipare – e quindi scrivere – ad un funerale. Ancor di più quando chi muore è così giovane. Ma è davvero arduo quando un dolore così profondo si esprime con una compostezza rigorosa.

La chiesa gremita

La sobrietà rende la tragedia ancora più profonda: ancor di più se una madre distrutta riesce anche a sorridere alle amiche della figlia in lacrime, un padre disperato parla agli amici della sua primogenita che non vedrà mai più raccontando «quando siamo uguali io e lei, per questo stavamo sempre a litigare», e un fratellino raccoglie una rosa bianca in terra e la poggia sulla bara della sorella scoppiando in lacrime. Lacrime silenziose, che nasconde ai tre fratelli più piccoli. Ieri alle 10 Caterina ha percorso per l’ultima volta le strade della sua adorata città, «no papà io alla Bocconi, a Milano non ci voglio andare io sono romana e qui voglio restare, Voglio studiare a Roma» racconta ancora suo padre. La basilica di San Lorenzo in Lucina è grande, ma non è sufficiente per accogliere tutti, non basta neanche lo spazio esterno antistante per raccogliere i fiori, firmati da amici e da tanti commercianti, associazioni e ristoratori del centro storico.

Il dolore degli amici

Caterina viveva in centro con la sua famiglia, da sempre. È tutti conoscevano lei, i suoi quattro fratelli (due maschi e due femmine) e i suoi genitori. Il microfono dall’altare funziona male, il celebrante si lamenta che forse non tutti riescono a sentire, ma poi continua la messa, il silenzio è cosi profondo che le parole del prete arrivano anche in fondo alle grandi navate. «Vi ringraziamo per l’attenzione, davvero, ma vi chiediamo di restare fuori. È il nostro saluto a Caterina vogliamo restare soli con lei», è la garbata richiesta dei familiari a chi deve seguire questo commiato funebre per lavoro. Una richiesta che non si può non accogliere. Così fuori davanti alla chiesa si condivide il dolore di decine di ventenni che non si danno pace, che hanno gli occhi persi nel vuoto, che non piangono per quanto hanno gia pianto. Ventenni belli, eleganti, come se fosse la festa di Caterina. Come se davvero stessero assistendo alla sua partenza per un bel viaggio, per un luogo dove essere sempre «Libera e felice».