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Stadio della Roma, ora il progetto rischia un ritardo record: un anno

(Fonte: Corriere della Sera, di Andrea Arzilli) – Progetto stadio sospeso per (almeno) un anno. Il caos scatenato dagli arresti ha come contrappeso la «stasi» tecnica del progetto. Il primo passo sarà la nomina del curatore giudiziario che, dopo l’arresto di Luca Parnasi, si dovrà occupare di gestire Eurnova, operazione che necessita di tempo. E in parallelo partirà il controllo del Campidoglio sulla correttezza di tutti gli atti amministrativi prodotti sul dossier, molti dei quali si sa già adesso che sono da riformulare. In particolar modo andranno rivisti tutti i pareri, soprattutto quello sul sistema della viabilità (c’è ancora da risolvere il rebus sul ponte di Traiano), firmati da soggetti finiti nell’inchiesta della procura: quelli (tanti) siglati da Daniele Leoni, funzionario del Comune spesso presente al tavolo della Conferenza dei servizi, e pure il vincolo rimosso (rientra in ballo?) da Francesco Prosperetti, soprintendente capitolino. Il tutto in un contesto completamente ribaltato rispetto a due giorni fa: adesso i consiglieri in Campidoglio hanno perso l’entusiasmo celebrato dall’hashtag #unostadiofattobene e sono divisi tra chi frena in attesa del totale riesame del dossier e chi non vuole proprio più saperne di votare un atto così rischioso.

Tutto questo allunga i tempi di almeno un anno, già al dipartimento Urbanistica gira la consapevolezza che l’eventuale nuova variante arriverà in Aula non prima del 2019, il che significa primo mattone dello stadio non prima della prossima estate. Ieri il presidente della Roma, James Pallotta, dopo il vertice a Trigoria con il dg del club, Mauro Baldissoni, ha confermato la “convinzione che non ci sia nessun motivo per bloccare l’iter dello stadio”. La realtà, però potrebbe essere ben diversa. Sempre che, visti i tempi allungati, Pallotta confermi il suo interesse a proseguire con l’opera. È la proiezione sul progetto della bufera politica. «Lanzalone è una persona che ci aveva aiutato a salvare l’azienda dei rifiuti di Livorno, poi era stato brillante nella gestione dello sblocco della questione Stadio. Il problema è che poi quando abbiamo deciso di premiare il merito per la sua preparazione gli abbiamo affidato la presidenza della più grande municipalizzata di Roma». Così Luigi Di Maio il giorno dopo lo scoppio del caso tangenti su Luca Lanzalone, il superconsulente arrivato a dicembre 2016 in Campidoglio su indicazione dei vertici M5S (Grillo, Casaleggio e i due tutor Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro) per risolvere la grana stadio e poi, una volta strappato l’accordo «politico» con i proponenti (la Roma e Eurnova di Luca Parnasi), ricompensato da Raggi con la presidenza di Acea, multiutility comunale quotata in borsa (con titolo in calo, -1,45%, dopo il caos).

Ieri Lanzalone ha rinunciato al «premio», così come l’ha definito da Di Maio, rassegnando le dimissioni da Acea in risposta alla richiesta dei leader M5S o, più pragmaticamente, per avere più chance di revoca della misura cautelare. Resta il giallo sui legami con l’amministrazione Raggi precedenti all’investitura a presidente: la consulenza risolutiva sullo Stadio della Roma non era stata formalizzata da atti pubblici, ma solo con una «scrittura privata», disse Raggi in Aula in risposta ad una interrogazione del Pd. Di quel documento, però, al momento non c’è traccia alcuna. E aumentano le polemiche per il «premio» a Lanzalone, con il Pd che evoca l’intervento della Consob.