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Atac, 108mila multe in più l’anno: dal 2019 stangata salva conti

(Fonte: Corriere della Sera,di Fulvio Fiano e Ilaria Sacchettoni) – Oltre quaranta mila multe in più quest’anno, il picco di 108.826 sanzioni aggiuntive nel 2019, una crescita a regime fino al 2021 del 50 per cento su base annua. Il salvataggio di Atac così come è stato prospettato nella procedura di concordato al tribunale Fallimentare punta a ricavare oltre un milione di euro in più dalla lotta all’evasione tariffaria. Che nel 2017 ha portato in cassa poco più di due milioni di euro (su 147mila verbali) e che già dal 2019 dovrà salire a 3,2 milioni di euro (256.564 verbali), il 33 per cento in più, quando il piano della municipalizzata produrrà il suo massimo sforzo di recupero sui biglietti non pagati.

Come il management conti di riuscire in un’impresa dichiarata (e fallita) da tuti quelli che l’hanno preceduto è in gran parte già noto. Tornelli sui bus, più controllori di ruolo (187 oggi, 252 a partire dal 2019), impiego di forze “speciali” a supporto, tra cui gli amministrativi tolti dagli uffici e messi sui mezzi pubblici (anche in questo tanti hanno già fallito). Per ora ci sono i dati che parlano di un +0,4% delle multe nei primi quattro mesi del 2018. Il piano punta anche a un incasso più puntuale delle multe (entro i primi 5 giorni) grazie alla possibilità di pagarle tramite i nuovi parcometri. L’altra faccia della medaglia è la riduzione della cosiddetta «evasione di necessità», ossia chi vorrebbe comprare il biglietto ma non lo trova. Verranno così aumentati i punti vendita, introdotta la possibilità di acquisto con la app di Atac e soprattutto «invogliati» i viaggiatori a pagare con un’offerta di mezzi pubblici migliore sia dal punto di vista della quantità (nuove linee e autobus) che della qualità (ad esempio con la dotazione di aria condizionata su tutti i mezzi Tpl in estate). Nel 2021 sono stimati 15 milioni di i9ncssi in più.

Infine i commissari lo ribadiscono: Atac punta sull’aumento della velocità commerciale dei mezzi. Dunque più manutenzione e soprattutto più programmazione. Come? Nel piano l’azienda s’impegna ad aumentare la sua efficienza ad esempio facendo lavorare le officine i pomeriggi e il sabato (oggi chiudono all’ora di pranzo) e intervenendo anche sui turni dei magazzinieri addetti ai pezzi di ricambio che, nella nuova Atac, lavoreranno anche il pomeriggio. Il piano parla esplicitamente di «polivalenza delle risorse». Archiviato il vecchio mansionario l’azienda punta, come dice chiaramente, a superare «alcune rigidità della precedente organizzazione del lavoro». Il controllo sull’orario sarà informatizzato, il cartellino vecchio stampo sarà superato ovunque.

Invertendo una tendenza tanto consolidata quanto inquietante si darà (finalmente) ascolto alle «prescrizioni delle case costruttrici» circa i tempi della manutenzione, arrivando a prevedere specifici contatori per i diversi componenti della vettura.

Entro il 15 giugno è atteso il parere della procura sul nuovo piano. La sua riuscita resta un’incognita alla quale sono appesi i destini politico e manageriale rispettivamente dell’assessore Linda Meleo e dell’amministratore delegato Paolo Simioni.