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Cronaca

Roma, docenti in sciopero nelle università, gli esami si bloccano

(Fonte: Corriere della Sera, di Claudia Voltattorni) – «Non sulla nostra pelle». Lo striscione da stamattina verrà srotolato nelle tre università di Roma e in contemporanea in tutti gli atenei d’Italia. Gli studenti universitari rispondono così ai loro professori e a loro si appellano. «È una protesta che danneggia prima di tutto noi, è folle». Perché da questa mattina prende il via lo sciopero degli esami universitari. Stop alla prima data dell’appello per la sessione che va dal primo giugno al 31 luglio. Che significa un rischio molto alto di prepararsi all’esame, arrivare all’università e trovare l’aula vuota.

Sono i professori e i ricercatori universitari che protestano. Ancora una volta. Chiedono il riconoscimento degli scatti di anzianità, ma anche la stabilizzazione dei precari e più fondi per l’università. «Non possiamo attendere oltre – spiegano gli aderenti al Movimento per la dignità della docenza universitaria che ha proclamato la protesta -: la nostra è diventata una questione urgente dopo anni nei quali è stata trascurata, andremo allo sciopero senza esitazione e il governo, quale che sia, avrà bisogno di una forte sollecitazione per muoversi e noi dobbiamo dargliela». La protesta farà saltare il primo degli appelli estivi, che per gli studenti si traduce nel rischio concreto di dover rimandare gli esami o sostenerli in date molto ravvicinate o non in tempo per l’ottenimento delle borse di studio i cui termini di domanda scadono il 10 agosto.

 

 

«Capiamo le esigenze dei docenti – dice Andrea Torti di Link-Coordinamento universitario -, ma senza un governo e quindi senza un interlocutore, rischiano solo di danneggiare gli studenti: noi avevamo proposto un’iniziativa comune studenti-professori». Gli universitari si sono rivolti anche all’Autorità di garanzia sugli scioperi. «Ribadiamo la nostra vicinanza al merito delle rivendicazioni – dice Elisa Marchetti dell’Unione degli universitari -, ma continuiamo a essere fortemente contrari ai metodi di protesta che hanno l’unico effetto di danneggiare gli studenti». L’Autorità di garanzia però ha fatto prevedere degli appelli straordinari a partire dal 14° giorno successivo allo sciopero e ci saranno appelli ad hoc anche per chi si deve laureare e per gli studenti Erasmus.

Ma la protesta non si ferma. «Il concetto chiave – dice Carlo Ferraro, capoguida della protesta – è che qualcuno dovrà pur gestire la legge di Bilancio 2019, sede nella quale si devono trovare le risorse per l’università». La prima volta dello sciopero degli appelli è stata durante lo scorso settembre quando oltre 11 mila prof (su quasi 50mila docenti e ricercatori) si astennero dal tenere gli esami. Questa volta le adesioni potrebbero essere più numerose. Ma intanto, proprio per non danneggiare gli studenti, le Regioni Lazio ed Emilia Romagna hanno assicurato che chi dovesse perdere i requisiti per la borsa di studio per lo sciopero, potrà avere i crediti nella prima sessione di esami utile. A Tor Vergata invece, dice Torti, «siamo riusciti a far slittare la scadenza per acquisire i crediti per l’accesso alla no tax area».